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Misteri

I Templari e i loro misteri 

L'Ordine del Tempio, oltre che dalla sua storia gloriosa, è stato da sempre ammantato dal mistero e dalla leggenda. Ora noi cercheremo di raccontare questi misteri e queste leggende nel miglior modo possibile, senza promettere rivelazioni eccezionali, ma che certo saranno di grande stimolo per chi studia la storia del nostro Ordine. Tutto ciò che è scritto in questa pagina è ricavato da bibliografia e da documenti e codici miniati antichi, oltre che dalle tradizioni orali tramandateci dai nostri antichissimi confratelli. Nulla è lasciato a semplici deduzioni o personalissime interpretazioni che talvolta non hanno alcun costrutto e possono solo deviare. Iniziamo dai primordi dell'Ordine, ai suoi albori. Come abbiamo già detto, i primi nove cavalieri templari ebbero il loro primo quartier generale sull'area della Moschea di Al-Aqsa, nella spianata del Tempio di Salomone (vedi foto 1), dalla quale appunto presero il nome. Abbiamo anche già detto che i Templari avevano inizialmente dei compiti di polizia, cioè di difendere i pellegrini dagli attacchi dei briganti e delle bande musulmane nelle zone circostanti la Città Santa. Ma, da studi neanche tanto recenti, e da documentazioni talvolte monumentali, ivi compresi antichi codici miniati, abbiamo ragione di credere che non fosse proprio così. Senz'altro i Templari avevano il compito che abbiamo detto e che svolsero in modo più che disciplinato, ma ne avevano anche un altro, molto più importante del primo. Ma per comprendere esattamente qual'era questo secondo compito, occorre fare un salto indietro di diversi secoli: al tempo immediatamente successivo alla morte di Gesù ed ai fatti accaduti allora. Quando Gesù morì, le cose andarono diversamente da quello che comunemente si sa. Si formarono due chiese, una retta da Pietro, discepolo di Gesù, ma inviso ai più, tanto che fu costretto dai saggi del Sinedrio ad allontanarsi da Gerusalemme. La seconda, più forte, retta da Giacomo, ormai riconosciuto fratello di Gesù. Il fatto che Gesù abbia avuto fratelli è ormai anche ammesso dalla Chiesa, visto oltretutto che moltissimi testi e studi storici ne attestano la presenza inequivocabile. Giacomo fu così posto a capo della Chiesa di Gerusalemme, con il compito di portare avanti la parola di Gesù ma nello stesso tempo di non urtare troppo la suscettibilità degli altri rappresentanti ebraici e non, nel Tempio di Gerusalemme. Ma alla fine anche Giacomo, come Gesù, non fu ascoltato, e un giorno fu prima lapidato, come d'uso fra gli ebrei, e poi gettato giù dalle mura del Tempio, nel luogo ove ancora oggi si può vedere la sua tomba. I seguaci di Giacomo si diedero alla macchia, mentre i cosiddetti "vincenti" si acquartierarono proprio nel Tempio di Salomone (vedi foto 2), e lo elessero a proprio domicilio religioso. Ma i sacerdoti avevano fatto i conti senza i Romani, che nel 70 d.C., sotto il regno dell'imperatore Tito, assaltarono il Tempio e lo saccheggiarono, uccidendo tutti quelli che trovarono al loro interno, e portando via il tesoro là custodito. Ma alcuni sacerdoti, prima dell'assalto delle truppe romane, erano stati avvertiti del pericolo imminente, ed allora pensarono di nascondere quello che per il popolo ebraico vi era di più sacro nei sotterranei del Tempio, inaccessibili in quanto pieni di labirinti e di trappole. Occorre sapere che, secondo le documentazioni, il re Salomone commissionò la costruzione del Tempio ad un valente architetto dell'epoca, tale Hiram Abif, che era ferratissimo in tecniche delle costruzioni, visto che aveva collaborato a quelle egizie. Il cuore del Tempio era una stanza segreta del sotterraneo, detta "Sancta Sanctorum", ossia il "santo dei santi". In questa stanza il re Salomone fece conservare le cose più preziose per il popolo ebraico, come il tesoro, l'Arca dell'Alleanza e le Leggi di Mosè. In questa stanza ed in altre camere sotterranee, i sacerdoti, consci ormai del prossimo assalto dei Romani nascosero, come detto, tutte le cose preziose e sacre dell'ebraismo. I Romani saccheggiarono il Tempio, ma non trovarono quello che era stato nascosto nei sotterranei. Prima ancora di questo assalto, che portò inoltre alla distruzione totale del Tempio di Salomone ed alla sua mai piu' effettuata ricostruzione, i sacerdoti scrissero tutto ciò che avevano nascosto, facendo una specie di inventario, inoltre indicando con precisione dove alcune cose erano state nascoste, per permettere poi, alle generazioni future, il recupero di questi tesori celati. Alcuni di questi sacerdoti riuscirono però a sfuggire alla strage perpetrata dalle truppe romane, proprio nascondendosi in questi sotterranei e poi, non potendo più rimanere in Palestina, partirono raggiungendo l'Europa, sparpagliandosi per il continente. Essi formarono nuclei familiari, che si tramandarono di padre in figlio quello che consideravano "il segreto del Tempio". Per ogni famiglia, ad ogni primogenito veniva svelato, al momento della maggiore età, questo segreto, e solo a lui. Ovviamente queste famiglie erano di ceppo ebraico, ma con l'andare dei secoli ci fu una vera e propria "cristianizzazione" di questi nuclei, che rimasero comunque sempre in contatto, e formarono una specie di confraternita che venne chiamata "Rex Deus". Vi era un patto preciso e segreto fra loro: quello di tornare nella città santa per recuperare ciò che i loro progenitori, gli antichi sacerdoti, avevano lasciato sotto alle rovine del Tempio, nei labirinti sotterranei e nel Sancta Sanctorum. Come per incanto, l'occasione arrivò poco più di mille anni dopo la caduta e la distruzione del Tempio: la Prima Crociata, comandata da Goffredo di Buglione, facente parte dei Rex Deus, che nel 1099 riconquistò la Città Santa. Va detto che comunque il recupero di questi tesori sotto alle rovine del Tempio andava effettuato nel più grande segreto, per motivi facilmente immaginabili. Ed ecco allora che i Rex Deus hanno l'idea di fondare un Ordine monastico e militare, unico nel suo genere: i Templari. Con gli auspici del grande San Bernardo, tale Ordine ebbe l'imprimatur papale e con ciò l'autorizzazione e prendere posizione a Gerusalemme, guarda caso proprio sopra le rovine del Tempio. Ora i templari, oltre ai compiti di polizia che abbiamo detto all'inizio, potevano iniziare l'opera che i Rex Deus si proponevano. Quindi, considerati gli studi effettuati e le prove raccolte, possiamo senza ombra di dubbio affermare che i Templari furono la più grande organizzazione per il recupero di reperti archeologici religiosi di tutto il Medioevo. Un compito gravoso e difficile, che però fu svolto con grande caparbietà. I mezzi del tempo per svolgere scavi archeologici erano certo pochi e molto grossolani, tuttavia i Templari supplirono a ciò con l'ingegno e con la volontà. Una volta acquartieratisi, essi iniziarono con pazienza gli scavi, (vedi foto 3) fino a giungere ad una profondità di oltre 20 metri al disotto delle spianata del Tempio, sotto la Cupola della Roccia. I Templari scavarono un profondo pozzo per poi calarsi nell'interno dei sotterranei del Tempio, fino ad arrivare al cuore del Tempio stesso, nel "Sancta Sanctorum", cioè la cella più segreta del Tempio, dove come detto gli Ebrei conservavano l'Arca dell'Alleanza, quella che conteneva le tavole della Legge, i nostri Comandamenti, dati da Dio stesso a Mosè. Questi sotterranei, come abbiamo riferito più sopra, erano un vero e proprio labirinto, con vicoli e cunicoli ciechi, con trappole ed altri pozzi profondi, tutti accorgimenti copiati dal sapiente Hiram Abif dalle protezioni delle piramidi egizie, dove sembra che lavorò anch'egli. Ma di preciso che cosa trovarono i Templari sotto le rovine del Tempio? Certamente qualcosa di molto, molto grosso ed importante. A quanto sembra, trovarono moltissimi documenti, là sepolti e nascosti dai sacerdoti, la cui copia fu portata dai sacerdoti non lontano da Gerusalemme, nel deserto di Giuda, a poco più di 50 Km., sulle rive del Mar Morto, e per la precisione a Qumran. Questa località è famosissima, in quanto nel 1947, durante una campagna di scavi archeologici effettuata dal governo israeliano, furono rinvenuti motissimi vasi di terracotta, contenenti dei rotoli di rame, detti appunto "Rotoli del Mar Morto", (vedi foto 4) in cui vi è la riproduzione di un frammento. La località di Qumran era la cittadella capitale di una tribù, gli Esseni. In lingua arcaica, la parola "esseno" ha il significato di "santo". Sembra poi che questi Esseni abbiano portato via dal Tempio di Salomone moltissimi altri documenti, poco prima della distruzione del simbolo d'Israele da parte delle truppe romane. Per celarli e per proteggerli, li hanno posti dentro ai vasi di terracotta e quindi interrati. Alcuni di questi rotoli contenevano una descrizione precisa e minuziosa di quello che era stato nascosto nei sotterranei del Tempio di Salomone. Poi, come detto, sono stati recuperati. Così, i Templari sicuramente ritrovarono questi documenti, fra cui ve ne era uno, il numero 52,  con scritto: "Sotto l'angolo meridionale del portico di Zadok, sotto la piattaforma dell'esedra: vasi usati per raccogliere i rimasugli delle decime, il grano raccolto con le decime e monete ornate con figure.". Qui occorre riagganciarci al discorso fatto all'inizio sulle due chiese che si vennero a formare dopo il martirio di Gesù. Sappiamo, per mezzo della scoperta sensazionale dei Vangeli gnostici di Nag-Hammadi (vedi foto 5) che Giacomo, fratello di Gesù, era detto "il giusto", che in ebraico si dice proprio "zadok", o maestro di giustizia, che in ebraico suona come "moreh-zedek". Come abbiamo già detto, e come risulta sempre da questi testi gnostici, Giacomo era capo della Chiesa Cristiana di Gerusalemme, attirandosi così tutte le ire degli Ebrei e soprattutto dei sacerdoti del Sinedrio. Per riassumere quello che abbiamo accennato all'inizio, nel 62 d.C. Giacomo fu aggredito e precipitato sotto da una delle guglie del Tempio d'Israele che era in restauro. Proprio i Rotoli di Qumran riportano la nascita di un gruppo, staccatosi dalle altre tribù ebraiche, chiamato "figli di Zadoc", quindi i figli di Giacomo, cioè coloro che continuarono la sua opera di cristianizzazione. Infatti, gli Esseni erano il popolo più cristiano di tutta l'area mediorientale, veri continuatori, prima della Chiesa di Paolo, della cristianità nel senso proprio della parola. Ma ora, per non fare di queste pagine un trattato di storia, senza meno torniamo ai templari. Nelle altre pagine che sono dedicate alla presenza dei templari alle crociate, e poi alla storia dei templari, abbiamo veduto ciò che hanno fatto e quali erano le loro Regole quotidiane di vita e di comportamento. I Templari. quindi, hanno iniziato a scavare sotto al Tempio, riportando alla luce reperti straordinari, come la Vera Croce, la Sindone e altro ancora. Forse riportarono alla luce anche l'Arca dell'Alleanza ed il Graal, oltre a documenti di capitale importanza per la comprensione delle dottrine cristiane ed ebraiche. Insomma, possiamo affermare che i Templari si impossessarono di segreti che nessuno, prima di allora, aveva conosciuto nè dei quali si aveva probabilmente il sentore di una esistenza. Da qui, la storia templare si tinge di giallo e la cronaca comincia a divenire leggenda. All'epoca, fu detto che i Templari erano a conoscenza di segreti esoterici e di magia orientale, che si erano dati all'alchimia ed alla stregoneria. Anche se queste ipotesi possono sembrare in un certo qual senso affascinanti, non vi è nulla di più falso. Quello che è vero, suffragato da testi storici e da prove incontrovertibili, è che i Templari fecero della conoscenza e della gnosi, cioè la penestrazione dei misteri un vero e proprio pallino. Contrariamente a quanto si crede, i Templari non rifuggivano tutto ciò che era scienza e conoscenza. A contatto continuo con le civiltà orientali, molto più progredite di quelle europee, i Templari impararono ad usare strumenti molto particolari, quali ad esempio l'astrolabio, ed altri strumenti di misurazione, fino allo studio delle scienze astronomiche e chimiche. Un altro fatto straordinario poi avvenne intorno fra il 1200 ed il 1250. In tutta la Francia sorsero, in brevissimo tempo, chiese particolari, in uno stile che fino ad allora era sconosciuto: le grandi cattedrali in stile gotico. Una dopo l'altra, sorsero le cattedrali di Evreux, di Rouen, di Reims, di Amiens, di Bayeux, di Parigi, fino ad arrivare al trionfo della cattedrale di Chartres (vedi foto 6 e 7). Uno stile incredibile, quello gotico, tutto proteso verso l'alto, con un sistema di spinte e controspinte straordinario, una tecnica costruttiva che a quel tempo era veramente rivoluzionaria. Come avranno fatto i Templari a progettare e costruire queste cattedrali che, nonostante le loro migliaia di tonnellate di peso, sembrano leggerissime e tali da sfidare la legge di gravità? I piani di costruzione e tutti progetti originali di esecuzione di queste cattedrali non sono mai stati trovati. Le opere murarie erano fatte con una maestria eccezionale. Per i tecnici, come gli architetti, ad esempio, possiamo vedere come i contrafforti esterni esercitano una spinta sulle pareti laterali della navata, e così facendo il peso, anzichè gravare verso il basso, viene come spinto verso l'alto, e tutta la struttura appare proiettata verso il cielo. Tutte le cattedrali gotiche costruite dai Templari hanno queste caratteristiche e, altra particolarità, come sono adorne di statue su tutto il loro esterno, talvolta in quantità incredibile come a Chartres o a Reims, sono quasi disadorne all'interno, essenziali e nude, tranne che per le vetrate, opere d'arte di una straordinarietà che ancor oggi lascia senza fiato. C'è un'altra particolarità  da segnalare, nella costruzione di queste gigantesche cattedrali: la loro disposizione sulla carta geografica di Francia. Ognuna di queste cattedrali è dedicata a Notre Dame, cioè alla Vergine (così almeno sembra, ma non è esattamente così). Ora, osserviamo con estrema attenzione come sono disposte le cattedrali in Francia (vedi foto 8). Come si può osservare, le cattedrali disposte sul terreno, cioè quelle più importanti e grandi, come Bayeux, Amiens, Reims, Chartres ed Evreux, formano esattamente la forma della costellazione della Vergine. Curiosamente, rimangono fuori da tale straordinaria geometria le cattedrali di Laon e Notre-Dame de Paris. Questo è per una ragione precisa. Ma andiamo ancora avanti nell'esame dei misteri templari legati ora alle cattedrali gotiche da loro stessi costruite. Da antichi documenti e da rilevazioni effettuate sul posto, soprattutto a Chartres, si vede che assolutamente nulla è lasciato al caso: tutte le cattedrali hanno la stessa disposizione, cioè con l'abside e l'altare maggiore ad est e l'entrata principale ad ovest, mentre i due transetti delle navate sono l'uno a nord e l'altro a sud. Questa simbologia è particolare: ad est sorge il sole, quindi fonte di luce, ed entrando, il pellegrino che entra da ovest deve andare verso la fonte di luce che viene dalla parte opposta. Per i Templari, poi, l'est sta a significare Palestina, la Terrasanta, il Cristo, e tutto il resto. Il nord è invece dove la luce non arriva mai, la parte più buia e più fredda. Ed è proprio nel transetto a nord che venivano di solito poste le scene e le sculture che ricordano ciò che è contro la luce, ciò che ricorda la tenebra. Lo possiamo vedere ad esempio nella cattedrale di Amiens (vedi foto 9), dove nel transetto nord è inserito un pentalfa, cioè una stella a cinque punte rovesciata, simbolo ora usato dalle sette sataniche. La cosa è stata da noi evidenziata dal cerchietto nero. Ovviamente questo non sta a significare che questa simbologia stia messa là per richiamare forze demoniache o quant'altro, ma tutto il contrario. La stella a cinque punte, chiamata anche pentagramma, o pentalfa o con altri nomi, non è affatto un simbolo del male. Difatti è invece una simbologia esorcizzatoria, in quanto le cinque punte stanno a richiamare le cinque ferite di Gesù Cristo. Le moderne sette sataniche portano infatti la stella a cinque punte non in modo che sia normale, cioè con la punta rivolta verso l'alto, ma rovesciata, in modo che verso l'alto vi siano due punte: questo perchè deve essere un richiamo alle corna del diavolo ed al rovesciamento delle cose, tipico delle cose demoniache. Ma tralasciamo questi discorsi inquietanti, che nulla hanno a che vedere con i Templari. Abbiamo visto come le cattedrali gotiche erano costruite: ma queste grandi costruzioni custodivano segreti strani: quali? La chiave di essi potrebbe stare nei labirinti che erano disegnati sui pavimenti di queste cattedrali, disegni che poi labirinti non sono, poichè in essi non è possibile perdersi, in quanto vi è sempre e comunque una sola strada. Rimane comunque un fatto che queste cattedrali stanno a darci un messaggio, sono libri di pietra nei quali sono nascosti dei segreti di sapienza e conoscenza che gli antichi Templari hanno voluto tramandare ai posteri. Già, la conoscenza. Ma non una conoscenza sporca, per divenire i padroni del mondo, o per avere tutti per sè i segreti alchemici e di ricchezza, bensì una conoscenza pulita, soltanto per comprendere ciò che non poteva essere spiegato con un semplice dogma. E' questo che, quando l'Ordine fu accusato di eresia, apostasia, stregoneria e quant'altro, cose che possiamo leggere nella pagina dedicata al processo ai templari, è questo che fu alla fine svelato. Solo una conoscenza che la Chiesa di allora non poteva accettare, nei secoli bui dell'Inquisizione e delle più strane superstizioni e di clima di caccia alle streghe. Tanto che i Templari furono accusati addirittura di aver adorato un idolo strano e barbuto, che rispondeva al nome di Baphomet (vedi foto 10). Anche questa, poi, si rivelò una falsità colossale: i Templari non adoravano nessun idolo, poichè, e questa è verità, essi avevano inventato un loro personale alfabeto per criptare i rituali e le conoscenze fino ad allora avute, e la parola Baphomet, se decrittata, dava la parola Sophia, che secondo le dottrine dell'antichità stava a significare "sapienza". Non solo: le moschee musulmane erano chiamate, anche in Europa, sotto la dominazione dei Mori, "baphomeries". Ecco qua il significato occulto della parola Baphomet. Centinai di Templari per questa falsità sono stati torturati ed uccisi dall'Inquisizione. Accusati soltanto di conoscenze che non avrebbero dovuto avere, di sapienza che era riservata solo ai canonici della Chiesa che allora (un po' come ora) è riservata all'Ordine dei Domenicani, che all'epoca erano il fior fiore dei Tribunali dell'Inquisizione. Ma torniamo alla nostra storia sugli svariati misteri templari. Una domanda che sempre qualcuno ci ha posto nei nostri svariati convegni: ma che fine ha fatto il tesoro dei templari? A questa domanda non vi è una risposta precisa. Ma in qualche modo cercheremo di dare una risposta che sia esauriente. Quando il 13 ottobre 1307 gli sgherri di Filippo IV il Bello, re di Francia, attaccarono e arrestarono i Templari, la prima ed unica preoccupazione di Filippo fu quella di cercare di appropriarsi del tesoro dell'Ordine: ma non lo trovò, in quanto, proprio tre notti prima dell'attacco, una lunga fila di carri, scortati da pattuglie di cavalieri, lasciò la sede dell'Ordine del Tempio di Parigi, dove era stato portato il tesoro che proveniva da Cipro, ultimo avamposto templare davanti alla Terrasanta. Questa colonna si divise in tre parti (vedi foto 11): la prima si diresse verso il porto di La Rochelle, dove era di stanza l'intera flotta templare; la seconda si diresse a sud di Parigi, verso Tolosa; la terza colonna si diresse verso il confine con l'Italia. Stando alle poche cronache del tempo, ad antichi documenti ed alle numerosissime tradizioni orali tramandate, la prima colonna fu caricata sulle navi che salparono per una destinazione sconosciuta, la seconda colonna invece si inoltrò nei territori verso i Pirenei, quasi al confine con la Spagna, mentre l'ultima colonna attraversò, dopo una cruenta quanto breve battaglia con le truppe reali, che avvenne nei dintorni di Marsiglia, il confine con l'Italia. La colonna si incamminò sulla via Francigena a marce forzate diretta verso l'Italia meridionale. Ma cosa trasportavano i carri? In modo molto più che verosimile, tutto il tesoro, o almeno la grandissima parte di esso. Il tesoro era formato anche da quelle reliquie di cui abbiamo parlato all'inizio di questa parte, reliquie che, a parte la Sacra Sindone, non sono mai state ritrovate. Noi, per quanti sforzi possiamo fare, dobbiamo necessariamente perdere le tracce della prima colonna, in quanto non sappiamo dove la flotta del Tempio si diresse: qualcuno dice in Scozia, altri in America. A questo proposito, molti scrittori sostengono che i Templari avevano scoperto l'America ben prima di Colombo, in quanto proprio là i Templari avevano le loro miniere d'argento. Una prova? Il solo fatto che quando Colombo arrivò sulle coste americane con le famose tre caravelle, sulle vele avevano applicata una croce di colore rosso come quella templare. Gli indigeni che vennero incontro a Colombo, con sua grande sorpresa, dimostrarono di aver già visto e di conoscere tale simbolo, tanto che si dimostrarono fin troppo amichevoli... Ma torniamo alle altre due colonne, quella diretta a sud e l'altra diretta in Italia. Quella diretta a sud della Francia si perse nei meandri della regione dell'Aude, nei dintorni della città medievale di Carcassonne, regione a prevalenza catara, dove i templari avevano le loro roccaforti, in Linguadoca, e dove gli stessi volevano fondare uno stato indipendente. Ma dove misero il tesoro e che fine fecero? Questo riguarda il mistero di Rennes-Le-Chateau, e per quello rimandiamo la cortesia di chi ci legge alla pagina dedicata al mistero di Rennes-Le-Chateau, dove abbiamo trattato questo argomento abbastanza diffusamente. La terza colonna, quella diretta in Italia, fece tappa in Liguria e poi alle precettorie del Tempio di Firenze, di Orvieto, di Roma e di Anagni. Poi, la colonna di fermò nei dintorni di Sermoneta, dove vi era una importante precettoria del Tempio, acquartierata a Ninfa, e vicino all'Abbazia Cistercense di Valvisciolo, dove la colonna si fermò, stette qualche giorno e ripartì alla volta di Parigi, dopo aver lasciato il suo carico prezioso ed altri templari di rinforzo. Una tradizione radicata, recita che una parte del tesoro del Tempio è nascosta nei sotterranei dell'Abbazia di Valvisciolo, ma non se ne è mai avuta prova. La particolarità di questa abbazia è quella che è architettonicamente situata fra il romanico ed il gotico, ed è dotata di contrafforti, come quelli delle cattedrali gotiche sulle quali torneremo più tardi, ma tali contrafforti sono perfettamente inutili (vedi foto 12). Osserviamo. In questa foto vediamo solo due dei vari contrafforti dell'Abbazia. Sono quelli esterni ed appaiono perfettamente inutili, in quanto non devono sostenere una cosiddetta "controspinta" dall'interno. Non solo: notiamo anche che il contrafforte a sinistra è strutturato in modo assai diverso da quello di destra. Da una ispezione accurata che abbiamo effettuato e da altre prove, possiamo sostenere che sui vari contrafforti dell'Abbazia, almeno tre non servono a nulla e...sono vuoti internamente. Perchè? Scorrendo ora altre immagini dell'Abbazia, osserviamo attentamente il chiostro (vedi foto 13). Al centro vi è un pozzo, di forma prettamente ottagonale come vedremo anche di altre cose templari, e le colonnine che contornano il chiostro sono anch'esse tipiche delle abbazie cistercensi, cioè sono doppie e su ogni capitello vi è scolpita una forma diversa, sempre comunque richiamantesi ai templari. Ma di queste colonnine, ve ne sono alcune che non sono affatto in linea geometricamente con le altre, ma sono disassate: questa particolarità è nei punti "giusti", ossia proprio all'ingresso della Sala Capitolare e di fronte alla stessa, dalla parte opposta, dove esistono alcuni particolari che ora, con l'aiuto di una piantina, vedremo (vedi foto 14). Abbiamo segnato con il numero 1 la Sala Capitolare, ovviamente rivolta ad est come in tutte le costruzioni templari. Con il numero 4 abbiamo evidenziato una parte nella quale esiste un contrafforte che non assove assolutamente ad alcuna funzione, ed oltretutto è vuoto nella parte interna. Visto che all'epoca non esistevano i montacarichi per passare da un piano all'altro i documenti (perchè il vuoto di tale contrafforte sprofonda nel suolo), a quale altra funzione poteva servire? Altri contrafforti assolutamente inutili e senza un senso logico li abbiamo evidenziati sulla piantina con il numero 3. Vuoti anch'essi, e senza alcun carico da sostenere. In ultimo abbiamo evidenziato con il numero 2 una parte nella quale è presente il pozzo, la davanti ad essso c'è un enorme contrafforte sul quale non grava alcun carico e che è addirittura più basso rispetto alla parete che dovrebbe, in teoria, sostenere. Anch'esso, da una ispezione che abbiamo effettuato, è cavo internamente. Perchè tutti questi contrafforti cavi che in pratica costituiscono dei cunicoli che affondano nei sotterranei dell'Abbazia? Non abbiamo potuto visitare i sotterranei stessi, perchè sono "off limits" e, secondo i frati, là sotto non ci sarebbe nulla da vedere. La Sala Capitolare (vedi foto 15) è un vero gioiello di arte cistercense e "parla" templare in ogni sua pietra. Difatti è strutturata esattamente come tutte le sale ove si svolgevano i Capitoli dell'Ordine del Tempio. La parte principale è ad oriente, dove siedeva il Gran Maestro o il dignitario più alto in carica della zona, che in quel caso poteva essere il Precettore di Ninfa. Il pavimento è strutturato in zone diverse, ove appunto nei capitoli prendevano posto i vari appartenenti alle diverse categorie, chiamiamole così, che esistevano nell'Ordine Templare. Se osserviamo le chiavi delle volte a crociera della sala, notiamo che portano incise i cosiddetti "nodi templari" (vedi foto 16) e che ritroviamo in moltissime costruzioni templari anche in Italia, come a Staffarda, nei pressi di Saluzzo, in provincia di Cuneo. Si dice che questo nodo rappresenti esotericamente il cammino della coscienza e della conoscenza, comunque sempre a forma di croce appunto per il rispetto dovuto a Gesù Cristo. Ma in questa strana e bellissima abbazia ritroviamo un qualcosa di clamoroso, che abbiamo già trovato in tantissime parti dove i templari erano di stanza, come a Gerusalemme o in Francia, vicino a Rennes-Le-Chateau: il SATOR, ovvero un criptogramma cristiano (vedi foto 17) che, decodificato, non è altro che il Pater Noster in latino, ma qualcuno sostiene anche che conterrebbe in codice crittografico l'ubicazione esatta dell'Arca dell'Alleanza, che altri sostengono sia nascosta proprio a Valvisciolo. Presto nel nostro sito ci sarà una pagina dedicata a questa strano simbolo. Quindi questa abbazia è sicuramente uno dei luoghi di arrivo del tesoro del Tempio, e dove i cavalieri templari hanno nascosto una buona parte di quello che avevano portato da Parigi su quella lunga colonna di carri. Ma siamo certi che oltre a parte del tesoro vero e proprio, altri segreti si celino là sotto, in quei sotterranei inesplorabili, segreti che i Templari hanno voluto lasciare a loro testimonianza. Ma i misteri dei Templari sono tantissimi, e non ci esauriscono certamente qui. Vogliamo parlare ora della Francia, culla dei Templari, dove ci sono diversi misteri ai quali cercheremo di dare spiegazione. Nella regione della Champagne, fra Payns e Troyes esiste una grande foresta, chiamata stranamente "foresta d'oriente" (vedi foto 18). Questa foresta occupa una grande area, la bellezza di ventimila ettari, ed è solcata ancor oggi da numerosissime stradicciole e sentieri che sembrano inestricabili e che sembrano entrare gli uni negli altri come fossero un vero e proprio groviglio. Questa zona è oltretutto piena di stagni e di paludi, e la conformazione del terreno è argillosa, quindi impermeabile. Quando qui pioveva, in tempi lontani, tutto diveniva pericoloso, si formavano sabbie mobili ed i semplici ruscelli divenivano impossibili da guadare o era comunque suicida avvicinarsi ad essi magari per attingere acqua. Una miriade di leggende sono nate in questa zona, piena come detto di stagni chiamati "morges", domini delle fate delle fiabe celtiche, dove secondo la leggenda corrente si rifugia ancora una fata, chiamata Fata Morgue, o Fata Morgana. La Fata della Morte. Questa grande Foresta d'Oriente era il dominio incontrastato dei Cavalieri Templari: al centro della foresta vi era una grande fattoria, chiamata "Casa del Tempio" e tutto all'intorno si richiamava ai templari. Esisteva la "strada forestale del Tempio", il "ruscello del Tempio", la "fontana dei Tempio" e così via. Una serie di case esistevano in questa foresta, e altro non erano che le precettorie templari. Ma perchè era proprio qui il cuore dell'Ordine del Tempio? La risposta è semplice: ad est della foresta d'oriente sorge Payns, città natale di Hugues de Payns, fondatore e primo Gran Maestro dell'Ordine del Tempio (almeno così si crede, ma pensiamo che presto daremo una risposta clamorosa a tale riguardo); ad ovest della foresta sorge Thors, dove i Templari avevano grandi possedimenti; a sud di Payns, sulla Seine, sorge Troyes, dove l'Ordine del Tempio ricevette l'imprimatur della Chiesa; da ultimo, a sud-ovest   della foresta sorge Clairvaux, Chiaravalle, città di San Bernardo, che scrisse di proprio pugno la regola templare. Ma la foresta d'oriente è leggendaria in quanto i templari stesero una vera e propria rete di trappole e di difese formidabili: passaggi segreti, trabocchetti, voragini che si aprivano d'improvviso e chi più ne ha più ne metta. Ma perchè i Templari hanno costruito siffatte difese? Non certo per difendere se stessi, evidentemente, ma qualcosa di molto più importante. Uno scritto dell'epoca narra che quando una parte le navi dell'Ordine di ritorno da Cipro attraccarono nel porto di Marsiglia (altre navi attraccarono invece nel porto di La Rochelle) una parte segreta del tesoro fu caricata su carri e trasportata proprio nella "foresta d'oriente", dove fu nascosta. Tradizioni orali e leggende dell'epoca narrano che su uno dei carri era stato caricato un oggetto che era nientemeno che l'Arca dell'Alleanza, trovata dai Templari nei loro scavi sotto al Tempio di Salomone, e proprio quest'oggetto fu trasportato e nascosto nella foresta d'oriente. Così sarebbe spiegata la rete di difesa così capillare e strettissima che difendeva appunto la foresta, perchè, come si racconta, altre reliquie trovate dai Templari furono portate nella foresta. La colonna dei carri diretta a Valvisciolo si fermò proprio qui, nella Foresta d'Oriente. Secondo concezioni esoteriche, chiunque possieda l'Arca con le tavole della Legge Divina otterrebbe grande sapienza e conoscenza: noi sappiamo quanto i templari tenessero alla conoscenza, visto che proprio per questa furono poi perseguitati ed alla fine torturati ed uccisi, come scritto nella pagina del processo ai templari. Un altro mistero che ora viene svelato del tutto, è quello della presenza di donne nell'Ordine. Come vi può leggere nella pagina dedicata alla storia dei templari, esistevano le cosiddette "ancelle templari", ossia ragazze che i cavalieri non potevano mai vedere e neppure ascoltare la loro voce, che erano addette, una per cavaliere, alla cura delle vesti e dei rammendi vari, oltre di altre cose che, vista la muliebrità del lavoro, non si addicevano ad un cavaliere. Per fugare ogni dubbio (vedi foto 19), pubblichiamo un bassorilievo che si trova nella Cappella dei Templari di Villalcazar, in Spagna. Come si può ben osservare, il bassorilievo raffigura un cavaliere templare che torna dal combattimento, ed ad attenderlo c'è...una donna. I templari erano poi, oltre che formidabili costruttori di cattedrali, come abbiamo visto in questa stessa pagina, bravissimi costruttori di strade. Ne costruirono a centinaia, in Francia come in Terrasanta: ma in Francia avevano costruito una vera e propria rete capillare di strade. La rete di queste strade (vedi foto 20) come si vede, era fittissima, e dotata di tutto il necessario per i viaggiatori, soprattutto templari: i quadratini neri rappresentano i balivati, o magioni templari che avevano la responsabilità di una parte del territorio, mentre i cerchietti bianchi sono le varie precettorie disseminate su queste strade, e non le abbiamo neanche riportate tutte. Come si vede, esistono sulle strade punti nevralgici, come Parigi, Payns, Lione, Tolosa e Marsiglia ma, come si evince, quasi tutte le strade convergono in un punto ben preciso: il porto di La Rochelle, dove era di stanza la stragrande maggioranza della flotta templare (gli altri due porti erano Marsiglia e Le Havre). Ma che importanza può avere un semplice porto in una pagina dedicata ai misteri dei templari? Sembrerebbe nessuna, ma così non è, perchè abbiamo testimonianze che da quel porto la navi del Tempio salpavano sia per la Terrasanta ma, facendo prima tappa a Madeira, arrivavano in America. Questa cosa è risaputa: alcuni marinai del Tempio erano normanni, discendenti di coloro che erano andati dalla Groenlandia all'America, da loro chiamata Wineland (terra del vino) e vi erano poi tornati parecchie volte; altri marinai del Tempio erano Bretoni, che hanno lasciato tracce del loro passaggio, ben prima di Colombo, nei dintorni di Filadelfia; inoltre i Templari sapevano perfettamente che la terra era rotonda (a quei tempi invece si pensava che la terra fosse piatta), e tali prove le troviamo nella cattedrale di Chartres, le cui misure sono esattamente in proporzione con le misure dell'equatore e del raggio terrestre. Cristoforo Colombo per il suo viaggio consultò i cartolari di Calatrava, guarda caso redatti dai templari. Altre prove: quando Colombo pose piede sulla terra d'America, vennero ad esso incontro gli indiani locali, che non si mostrarono affatto sorpresi vedendo la croce rossa ricamata sulle vele delle tre caravelle, perchè era...una croce templare. Non solo: Colombo, nei suoi diari di bordo, parla che questi indigeni avevano grosse orecchie e lineamenti particolari: ebbene, a Vezelay, in un bassorilievo che risale al 1150, vengono raffigurati esseri strani, detti proprio "indiani dalle grandi orecchie" (vedi foto 21). Quindi i misteri legati ai templari sono ancora tantissimi. Cercheremo, più avanti nel tempo, di dedicare pagine specifiche, appositamente, di questo sito a tanti altri misteri insoluti che ancora oggi affascinano tanta gente per il loro manto di arcano e di "soprannaturalità" che esprimono tali misteri

                                                                                   

 terribile segreto di Rennes-Le-Chateau

 

Gerusalemme, Anno del Signore 1160. Quartier generale dell'Ordine dei Cavalieri Templari, sulla spianata di Al-Aqsa (vedi foto 1), dove sorgeva il Tempio di Salomone. E' notte, mentre le sentinelle sono sempre all'erta, le torce rischiarano con la loro luce rossastra i vari camminamenti ed i corridoi interni del palazzo fortificato. L'ora è tarda, e quei corridoi di solito sono deserti. Ma quella notte non era così: si udiva un ritmico e regolare rumore di passi, ma non frettolosi, piuttosto sembravano passi di qualcuno che stesse passeggiando avanti e indietro. E così era. Nella grande stanza dove avvenivano le riunioni, riservata agli Ufficiali, il Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Bertrand de Blanchefort, misurava a grandi passi, avanti e indietro, il pavimento di pietra, con aria insieme pensosa e preoccupata. Non era solo: con lui, il Maresciallo del Tempio, Alain de Montdidier. Il Gran Maestro sembrava avesse grossi pensieri: le mani dietro la schiena, espressione assorta. Il Maresciallo del Tempio non era meno preoccupato: aveva un piccolo pugnale tra le mani che agitava nervosamente. Ma cosa stava succedendo? Forse la preparazione ad una battaglia imminente? Forse l'ansia di un prossimo attacco musulmano? No… niente di tutto questo. Ad un tratto, il Gran Maestro aprì un piccolo scrigno dal quale prese una chiave e fece cenno al suo Maresciallo di seguirlo. I due si incamminarono silenziosamente verso la parte più nascosta del quartier generale, presero ognuno una torcia e scesero una scala a chiocciola di pietra che portava nel sottosuolo. Dopo diversi giri viziosi seguendo alcuni corridoi sotterranei, i due arrivarono davanti ad una pesante porta di legno, che era sorvegliata da due uomini armati. Ad un gesto del Gran Maestro, le sentinelle si spostarono, e lui infilò così la chiave nella toppa: diede ordine ai due armati di allontanarsi, quindi fece fare due giri alla chiave e la pesante porta di legno si aprì. Il Gran Maestro ed il suo Maresciallo entrarono, richiudendo la porta dietro di loro. Usando le loro torce, accesero quelle che erano sui muri di questa stanza sotterranea; quando la luce dissolse le tenebre, apparì ai loro occhi il più grande tesoro di tutti i tempi: suppellettili, vasi d'oro e di bronzo, pezzi di colonne e trabeazioni, ma soprattutto tanti, tantissimi documenti, in papiro o in fogli di rame, antichissimi. Ma c'era dell'altro in quella grande stanza, qualcosa che era di capitale importanza per le religioni del luogo e che aveva fatto la storia del mondo: la Sacra Sindone, contenuta in una scatola di legno di cedro finemente lavorata a mano; l'Arca dell'Alleanza, con i suoi cherubini d'oro sul coperchio; la Menorah, il candeliere a sette braccia completamente in oro, simbolo principe della religione ebraica; il Graal, la coppa dove Gesù Cristo bevve durante l'Ultima Cena e dove Giuseppe d'Arimatea raccolse, non facendolo però apposta, il sangue di Gesù morente; la Vera Croce, lo strumento di morte a cui fu affisso Gesù. Ma come i Templari erano giunti in possesso di queste reliquie così importanti? Erano oltre trent'anni che i cavalieri dal bianco mantello avevano intrapreso ricerche archeologiche, effettuando scavi importanti, proprio sotto al Tempio di Salomone, ritrovando nei sotterranei, più precisamente in una stanza segreta, detta "Sancta Sanctorum", ossia il Santo dei Santi, tutte le reliquie che erano state poi portate in quella stanza. Perciò, quello che era racchiuso là dentro aveva un valore immenso, più di qualsiasi tesoro al mondo. Il Gran Maestro era consapevole di questo, e si rendeva anche conto che tali reliquie, se fossero cadute in mano ai musulmani, sarebbero state distrutte, ma che ugualmente, se fossero state preda degli ebrei, non avrebbero avuto miglior sorte. Da qui la sua grande preoccupazione e quella del suo fido Maresciallo, amico di mille battaglie sugli ardenti deserti della Palestina. In quel periodo, Gerusalemme era continuamente sotto attacco musulmano, e più di una volta i soldati islamici si erano pericolosamente avvicinati, con le loro pattuglie, al quartier generale templare. Quindi, per evitare problemi, come fare a portare in salvo quelle reliquie di vitale importanza, soprattutto per la cristianità? All'improvviso, la soluzione illuminò gli occhi di Bertrand de Blanchefort: l'unica cosa da fare, seppure pericolosa, era di portare in Europa tutto. Così, dopo un rapido consulto con il suo Maresciallo, fu deciso di trasportare in Europa, per nave, tutto ciò che era possibile portare via, per sottrarlo così alla furia islamica e per poter mettere a disposizione e all'adorazione di tutti i fedeli cristiani queste reliquie, trovate e rimosse con tanta fatica e con immenso amore. Si era deciso di non trasportare le reliquie via terra, per evitare eventuali attacchi sia delle truppe islamiche, sia di bande di briganti che infestavano le zone intorno a Gerusalemme. Il porto d'imbarco delle reliquie sarebbe stato San Giovanni d'Acri. Così, su dei carri, scortati dai migliori cavalieri del Tempio, furono caricate queste reliquie, assieme ad una consistente parte del Tesoro del Tempio, che sarebbe servito in Europa per le spese di costruzione di edifici adatti alla conservazione delle reliquie. Le tecniche costruttive di tali edifici furono estratte dai tantissimi documenti trovati assieme alle reliquie, documenti in papiro di importanza capitale e sui quali erano scritti segreti di natura immensa. Caricate su una nave, assieme al Gran Maestro Bertrand de Blanchefort ed al suo Maresciallo, le reliquie presero la via dell'Europa, scortate da altre due navi del Tempio, cariche di uomini armati fino ai denti: la preoccupazione maggiore era data dai pirati saraceni, ma essi si tenevano sempre lontani dalle navi che battevano le bandiere dell'Ordine del Tempio, essi sapevano che erano praticamente inattaccabili. Ma la prudenza faceva parte delle virtù di ogni templare, quindi furono prese tutte le precauzioni necessarie. L'unica reliquia che non fu caricata e portata via, fu la Vera Croce, in quanto fu deciso di trasportarla in un secondo tempo, ed anche perché troppo grande e troppo vistosa, e certo non si poteva smontarla, sarebbe stato sacrilegio. Questo fu un errore, perché la Vera Croce non venne più trasportata in Europa e, molti anni più tardi, sarebbe stata distrutta da Saladino. Queste navi, dopo una lunga traversata, arrivarono in Francia, per la precisione in Provenza, nel porto di Marsiglia, dove vennero caricate nottetempo su altri carri fatti venire appositamente dalla Precettoria Templare di Marsiglia. Forse sarebbe stato logico portare le reliquie a Parigi, alla Precettoria Generale dell'Ordine del Tempio, ma il Gran Maestro, con mossa saggia, decise di non farlo. Questo perché un tesoro simile poteva far gola a chiunque, e sarebbe stato ben difficile poi poterlo proteggere adeguatamente. Betrand de Blanchefort pensò allora che la cosa migliore era trasportare questo tesoro nelle sue terre, o meglio nel suo feudo, nel sud della Francia, in Linguadoca, quasi al confine con la Spagna, davanti ai Pirenei. E così fece. Tutto quello che i carri trasportavano fu scaricato nel suo castello, a poca distanza da Rennes-Les-Bains ed Arques. Esso impartì severissime disposizioni su come conservare e soprattutto nascondere le reliquie, ed anche dove, in posti conosciuti solo ai Templari e da poterci arrivare solo sapendo determinati codici ed altro ancora. Fatto ciò, Blanchefort tornò in Terrasanta, e da qui si perdono le tracce del favoloso tesoro religioso da esso riportato in Europa. Ma sempre da qui comincia il mistero, un mistero ancora insoluto, sul destino di queste reliquie: l'unica che è stata trovata e poi resa pubblica è la Sacra Sindone; delle altre, non vi è traccia, se non nei codici miniati dell'epoca che non dicono che fine abbiano fatto le altre cose. Ed assieme a queste reliquie, si dice che Blanchefort abbia riportato anche dell'altro dalla Terrasanta, qualcosa di talmente importante che ancor oggi, chi solo intuisce cosa sia, evita accuratamente di parlarne. Proprio da qui, da quest'ultima cosa così importante, si inserisce un mistero ancora più fitto ed oscuro. Nel sud della Francia, quasi al confine con i Pirenei, nel dipartimento dell’Aude, precisamente nella regione della Linguadoca, ad appena 30 Km. a sud di Carcassonne, si erge una collina abbastanza elevata, sulla quale è abbarbicato un minuscolo paese, di poche case e poche anime. Questo paesino si chiama Rennes-Le-Chateau (vedi foto 2). Questo paesino faceva parte del feudo dei Blanchefort, che avevano il loro castello a pochi chilometri; ma nelle frazioni vicine, la famiglia Blanchefort aveva una serie di fabbricati e palazzetti. Intorno all'anno 1780, era abate di Rennes-Le-Chateau un tale Antoine Bigou, che curava anche la parrocchia del piccolo paese sottostante, Couiza. Un giorno, esso fu chiamato d'urgenza al palazzetto di Maria d'Arles Haupoul, dama di Blanchefort, ultima discendente diretta del Gran Maestro dei Cavalieri Templari, perché gli venne detto che la marchesa era in punto di morte. Bigou si precipitò dalla marchesa, ma essa non era ancora in condizioni critiche, anche se gravi. Allora Bigou si meravigliò, ma la marchesa gli disse che lo aveva convocato perché doveva confidare a lui un segreto, segreto che prima di lui conoscevano soltanto alcuni membri della famiglia Blanchefort e gli altri preti alternatisi a Rennes-Le-Chateau, segreto che tutti si erano portati nella tomba. Il segreto che la marchesa rivelò a Bigou doveva essere terribile, in quanto per un buon periodo di tempo, il prete fu visto "parlare da solo". Quindi, arrivò il tempo della morte della marchesa di Blanchefort, il 17 gennaio 1781. Con grande meraviglia, invece di essere sepolta nella cripta di famiglia, che è nella chiesa di Rennes-Le-Chateau, la marchesa venne tumulata in una tomba nel cimitero esterno alla chiesa, sotto alla torre campanaria, e in una tomba con iscrizioni assai strane, che vedremo tra poco. Passa ora un bel po' di tempo, e verso la fine del 1800, un sacerdote, tale Berengèr Saunière (vedi foto 3), di umili origini contadine, era parroco nella piccola cittadina di Arques, poco lontano da Rennes-Le-Chateau. Essendo deceduto il prete in quest’ultimo paese, Saunière viene trasferito dall’autorità ecclesiastica a Rennes-Le-Chateau, ma chiede e ottiene di poter continuare ad amministrare anche i suoi parrocchiani di Arques. Il prete era estremamente povero, ma molto motivato e voglioso di far bene il suo uffizio. Appena giunto a Rennes-Le-Chateau, Saunière si rese conto di aver a che fare con una realtà assai dura e con una assoluta povertà dei suoi nuovi e schivi parrocchiani. Il paese era piccolo ed assolutamente fuori da ogni traffico commerciale, ma era molto antico. Difatti, prima di assumere l’attuale nome, il paese era chiamato Haereda, ed era nientemeno che una roccaforte dei Visigoti, i barbari di Francia. La piccola chiesa del paese (vedi foto 4), risalente al X secolo, fatta costruire da Dagoberto II, era in condizioni assolutamente pietose, ed aveva bisogno di urgenti restauri. Non avendo certo il vescovado la possibilità economica per far fronte ai lavori, Saunière cercò attraverso diverse collette dei suoi parrocchiani e mettendoci anche denaro suo di avere una somma iniziale per far dare almeno il via ai lavori di restauro della chiesa. Riuscì nell’intento, ed i lavori poterono così iniziare. Vennero smantellate alcune pareti per rifarle e venne smontato il tetto. I lavori fervevano alacremente, ed il prete era assai contento di come procedeva il restauro delle varie parti. Ma il momento che doveva sconvolgere la vita di Saunière (e non solo la sua) arrivò quando l’attenzione del prete e dei suoi operai si rivolse verso l’altare maggiore della chiesa, una lastra di marmo del XII secolo posta su una colonna di base di altrettanta vetustà. Quando Saunière diede ordine agli operai di rimuovere la lastra di marmo, si accorse che la colonna di base (vedi foto 5) non era piena, ma cava, e che l’interno di essa non era vuoto. Avvicinatosi, Saunière trovò con sua somma sorpresa alcuni piccoli e lunghi contenitori cilindrici di legno, stretti e lunghi. Su ognuno di questi cilindri, era impressa la croce dell’Ordine del Cavalieri Templari, e le date del 1270 e 1274 ed i sigilli di Bianca di Castiglia. Il prete era ovviamente emozionato, anche perché aveva già sentito in giro alcuni racconti nei quali si favoleggiava dei cavalieri templari e di un tesoro nascosto in quella zona: ma stavolta non era una semplice storia, ora vi erano prove concrete. Raccolti con molta circospezione i cilindri, Saunière li portò nella sua canonica per esaminarne il contenuto, dopo aver rimosso con molta cura i sigilli dell’Ordine Templare e di Bianca di Castiglia. Sperava di trovare dentro i cilindri oro e gemme, che avrebbero portato ricchezza a lui ed a tutto il paese, il che avrebbe così consentito di terminare i lavori alla chiesa e di avere una vita un po’ più agiata, sia lui, che i suoi parrocchiani. Ma la delusione fu forte quando si accorse che dentro i cilindri di legno c’erano soltanto delle pergamene raggrinzite dal tempo, ma comunque ancora perfettamente leggibili, redatte in lingua latina, e nient’altro. La delusione fu ancora più forte quando si accorse che su una pergamena, particolarmente la prima (vedi foto 6), fosse solo scritto un passo del Vangelo, quello nel quale i farisei chiedono a Gesù lumi sul fatto che i discepoli mangiavano durante il sabato (lo "shabbat" ebraico). Anche questa pergamena era completamente redatta in latino. Ma una domanda iniziava a farsi strada nella mente di Saunière: se quelle pergamene contenevano soltanto brani del Vangelo, come sembrava, perché erano state chiuse in cilindri di legno e nascoste in una colonna cava di un altare? Allora non erano forse semplici pergamene? E se non lo erano, cosa stavano a significare? Esaminando meglio il documento, Saunière trasalì: aveva scoperto un segreto sulla pergamena, lo stesso che ora vi faremo vedere anche noi. Come detto, si può osservare che la pergamena, narra in lingua latina un passo del Vangelo di Luca. Ma quello che è sorprendente non è il contenuto della pergamena, cioè il racconto evangelico, ma come lo stesso è stato vergato sulla carta della pergamena! Se iniziamo una minuziosa analisi dalla seconda riga del racconto, noteremo che alcune lettere sono volutamente scritte più alte delle altre sulla riga immaginaria di scrittura. Per esempio, nella parola "sabbato", notiamo che la seconda "a" è rialzata rispetto alle altre lettere della parola stessa. In definitiva, è scritta "sabbato". Esaminiamo che anche la parola seguente è scritta "secundo", e dopo la parola "primo" c’è la "a" rialzata. Andando avanti così su tutto il documento, vediamo che queste lettere rialzate, posta una dietro l’altra, formano una sequela di lettere che sembrano non avere alcun significato, o almeno nessun senso logico : adagobertiiroietasionestcetresoretilestlamort. Abbiamo detto che sembrano senza senso, senza una successione logica, lessicale ed ortografica, ma se noi le scomponiamo arriveremo a leggere : A DAGOBERT II ROI ET A SION EST CE TRESOR ET IL EST LA MORT. E’ una frase francese, che significa "A DAGOBERTO II RE E A SION C’È IL TESORO, DOVE È LA MORTE". Saunière sobbalzò, e capì che aveva in mano qualcosa di grosso. Ma cosa? La mappa del tesoro dei templari? No, o almeno non sembrava. Forse l’indicazione di dove il tesoro era sepolto? O cos’altro? Così, il prete iniziò anni di dura decifrazione di queste pergamene, che dovevano poi portarlo molto più oltre di quanto lui stesso non avrebbe mai immaginato. Queste pergamene, soprattutto le uniche due giunte sino a noi, sono piene di segreti e di rivelazioni esoteriche. Osserviamo ora un particolare della pergamena, particolare che, chissà per quale recondito motivo, è sfuggito a moltissimi ricercatori, compreso Saunière, che non ha riportato nessun appunto su questo particolare, invece così interessante (vedi foto 7). Come si può vedere, sembrano due lettere, ed in effetti è proprio così.. Le lettere in questione sono una "P" ed una "S" dentro una specie di aura circolare. Cosa staranno a significare? La firma dell’autore della pergamena? Non lo crediamo, anche perché ritroveremo questo strano criptogramma da tutt’altra parte. La stessa parola "criptogramma" deriva dal greco, e significa in modo letterale "cryptos", cioè nascosto e "grammas" cioè "derivato da scrittura". Quindi è un codice, o qualcosa del genere. Potrebbe essere una specie di firma, con due iniziali, ed in effetti pensiamo sia proprio così. E' chiaro che dobbiamo considerare la lingua latina, od al massimo quella greca come base, per ricalcare l’intera pergamena. Allora, P come Prioratus ed ed ed S come Sion. Proprio così, il Priorato di Sion, organizzazione potente e segreta, che sembra ancora oggi esista. Ma ora riesaminiamo ancora la pergamena che finora abbiamo avuto sotto i nostri occhi (vedi foto 8). E' stupefacente. Osserviamo con molta attenzione la pergamena: abbiamo segnato alcune particolarità. La casellina in basso sta a mette in evidenza le quattro lettere della parola SION, cioè sempre Gerusalemme; la linea A-B, che passa attraverso due piccole croci, interseca le lettera S-I-O-N, cioè sempre SION, Gerusalemme. In basso a sinistra, c’è un’altra parola molto significativa, evidenziata dalla cornicetta: CUMERAN, cioè Qumran, il sito culla degli Esseni, il luogo dove sono stati ritrovati i rotoli del Mar Morto. "Esseno", in lingua arcaica, significa "santo". E la seconda pergamena (vedi foto 9) doveva riservare sorprese ancora più grosse: anch'essa contiene un passo del Vangelo, ma, fra una lettera e l'altra del testo ve ne sono alcune che non c'entrano nulla. Tutte queste lettere, unite insieme, non stanno ad indicare proprio nulla, né sono disposte in modo da formare una o più frasi come nel caso della prima pergamena, che abbiamo visto. Anche però a questo si è trovata la soluzione. Il messaggio della seconda pergamena, perché di messaggio si tratta, è crittografato, cioè nascosto, ed occorre quindi un codice di decrittazione per leggerlo. Tale codice è quello che si ricava da una tabella, detta tabella di Vigenere, alchimista del XIV secolo, il cui funzionamento non è semplicissimo, ed anche per questo, vi rimandiamo a fra poco tempo, quando nel nostro sito saranno aperte delle pagine specifiche per le decrittazioni. Fatto sta che alla fine, dalla decifrazione di questa pergamena, esce questa frase a dir poco enigmatica: "BERGERE PAS DE TENTATION QUE POUSSIN TENIERS GARDENT LA CLEF PAX DCLXXXI PAR LA CROIX ET LE CHEVAL DE DIEU J'ACHEVE CE DAEMON DE GARDIEN A MIDI POMMES BLEUES". E' ovviamente una frase in francese, che più o meno suona così: "Pastorella nessuna tentazione che Poussin Teniers tengono la chiave pace 681 per la croce questo cavallo di Dio finisco questo demonio di guardiano a mezzogiorno pomi blu". E' un'espressione a dir poco enigmatica, ma la soluzione, lampante, la vedremo poi. Dopo il rinvenimento delle pergamene, stranamente, Saunière cominciò ad avere a disposizione somme ingentissime, assolutamente in distonia con la vita di un povero prete di campagna. Questo denaro era sempre di più, sembrava inesauribile. Tanto che i lavori di restauro che Saunière aveva iniziato nella chiesa non solo furono rinvigoriti, ma divennero addirittura sfarzosi, quasi principeschi: cosa assai strana per una piccola parrocchia sperduta nelle brulle colline del sud della Francia, quasi al confine con i Pirenei. Per rendere meglio l’idea, immaginiamo di essere turisti non poi così sprovveduti, come noi abbiamo fatto, ed iniziamo il giro di visita della canonica e dintorni, con occhio attento. Arrivando al portale della chiesa, dedicata a Santa Maria Maddalena, alzando gli occhi, ci colpisce immediatamente un particolare macabro ed inquietante. Sull’architrave del piccolo portale si può leggere una frase non certo allegra: "Terribilis est locus iste". E’ una frase latina, che significa "questo è un luogo terribile" (vedi foto 10). Poco sopra la scritta, una raffigurazione di Maria Maddalena. Entrando in chiesa, sembra veramente di entrare in una specie di festival delle stranezze e delle cose insolite, almeno per una chiesa, e cercheremo di esaminare queste stranezze per dare loro una spiegazione logica, o che almeno si avvicini alla verità. Un particolare che chiamare insolito è veramente poco ci colpisce immediatamente: sulla sinistra, vi è una acquasantiera, molto ben fatta, ma la cosa strana è che la colonna che sorregge la conca in pietra che contiene l’acqua santa è…un diavolo (vedi foto 11). Già, proprio così, è un demonio, identificato come Asmodeus, di cui si racconta la leggenda nella quale il re Salomone, il "rex mundi", avendolo catturato, lo costrinse a fare da guardia, per sempre, all’oro ed alle ricchezze contenute nel Tempio di Gerusalemme. Chissà, forse Saunière voleva intendere questo con il "luogo terribile" cui accennava all’ingresso della chiesa? Comunque, il fatto certo è che una acquasantiera sorretta da un diavolo non è presente in nessun’altra chiesa cattolica o di altro culto in tutto il mondo. Sopra all’acquasantiera, vi sono quattro angeli (vedi foto 12), ed ognuno fa una parte del segno della croce, e sovrastano una frase scolpita, stavolta in lingua francese: "Par ce signe tu le vaincras", cioè "con questo segno lo vincerai". Una vittoria contro il diavolo, quindi. Ma ora che siamo arrivati in chiesa, osserviamola molto attentamente (vedi foto 13): è abbastanza piccola, con il soffitto di colore blu con dipinte delle stelle, e fino a qui tutto normale, ma osserviamo bene le pareti. Appunto lungo le pareti, vi è una originalissima Via Crucis, che particolare curioso, è posta in senso antiorario. Stranezza numero tre: nella citata Via Crucis, vi sono particolari curiosi, ed uno è nella III stazione, ove è raffigurato un negro, ed un altro, forse particolare ancora più curioso, è nella VIII stazione (vedi foto 14), dove si nota fra i personaggi un bimbo con un gonnellino scozzese ed una donna con veli da vedova. Volgendo il nostro sguardo in giro, notiamo che esistono nella chiesa alcune statue di santi, della Vergine, di Gesù, di S.Giovanni Battista e, da un lato, un bassorilievo che raffigura Maria Maddalena. Le statue raffigurano Santa Germana, San Rocco, Sant’Antonio da Padova, Sant’Antonio l’Eremita e San Luca. Sotto l'altare maggiore esiste un bassorilievo bellissimo che riproduce Maria Maddalena (vedi foto 15). La santa così controversa nelle cronache ecclesiastiche ed evangeliche è raffigurata in ginocchio, mentre prega davanti ad una croce. Entrando in chiesa, ci sono le statue di Gesù e di Giovanni Battista. La statua di Gesù guarda la pavimentazione della Chiesa, fatta in quel punto di 64 caselle bianche e nere, come appunto una scacchiera. Passiamo ora ad esaminare più concretamente queste stranezze, cercando di dar loro una spiegazione logica. La prima riguarda la presenza di un diavolo, e nientemeno che Asmodeus, nella chiesa. La spiegazione forse sta, come detto, nella vittoria contro il diavolo che il Re Salomone ebbe, costringendo, secondo la leggenda, lo stesso Asmodeus a far da guardiano al tesoro del Tempio di Salomone. Gli angeli sovrastanti indicano che con il segno della croce il diavolo verrà vinto, come in tempi antichi l’imperatore Costantino, primo imperatore cristiano nella storia di Roma, nella battaglia su Ponte Milvio contro Massenzio, vide la croce in cielo con scritto "In hoc signo vinces", cioè "con questo segno vincerai". Ma, per tornare ad Asmodeus, egli era guardiano del tesoro del Tempio a Gerusalemme, proprio dove erano poi acquartierati i Cavalieri Templari. Poi abbiamo visto la stranezza della Via Crucis, estremamente policroma e posta, a differenza delle altre chiese, in senso antiorario. Il perché, ed è una ragione prettamente religiosa, è presto spiegato: Saunière non ha fatto altro che ricalcare le orme degli antichi templari, che ponevano in quel modo le loro Via Crucis, in modo che si partisse da una parte della chiesa (la parete verso nord) che simboleggiava la mancanza di luce e la tenebra, fino ad arrivare, passando per la parete ovest, alla parete sud, ove il sole è più alto, e quindi dove c’è la maggior manifestazione di luce, perciò andare verso la luce. La stranezza della Via Crucis necessita di maggior attenzione: che ci fanno un negro, un bimbo vestito con un gonnellino scozzese ed una donna con veli da vedova nelle raffigurazioni della Via Crucis? La risposta è qui più articolata. Per ciò che riguarda il negro, la sua presenza è oscura, a meno che non si tratti della raffigurazione di uno degli apostoli, San Tommaso, che nei Vangeli gnostici di Nag-Hammadi (dalla località dove sono stati trovati) viene detto che era di pelle nera. Ma il bimbo e la vedova? Occorre sapere che Saunière era si un prete ma, da documenti storici inoppugnabili, si rileva che era anche un massone. Anche se le cose potevano sembrare antitetiche, questa è la verità. L’ineffabile parroco faceva parte della Loggia del Rito Scozzese Antico e Accettato (questo il nome), ed ecco spiegata la presenza di un bimbo con un gonnellino scozzese nella Via Crucis. Ma la vedova? Stessa risposta, infatti i massoni, soprattutto quelli che appartenevano alla Loggia Scozzese poc’anzi detta, amavano farsi chiamare "figli della vedova", ed ecco spiegata anche la presenza della donna in veli neri nella Via Crucis, che nulla ha a che vedere con le "pie donne" di evangelica memoria. La stranezza delle statue della chiesa, sta non tanto chi raffigurano, quanto come sono poste nella chiesa. Infatti, riportando la planimetria della chiesa (vedi foto 16), osserviamo la precisa disposizione delle statue. Disposte anch’esse in senso rigorosamente antiorario, sono: la statua di S.Germano, quindi quella di San Rocco, poi quella di S. Antonio Abate, poi quella di S. Antonio l’Eremita, e per ultima quella di S. Luca. Ora, unendole con un tratto di penna, viene fuori il pentacolo, noto a tutti gli esoteristi, ma non solo. Se noi uniamo tutte le iniziali dei santi, viene fuori la parola GRAAL. L’ultima stranezza di cui parleremo, è quella che riguarda il bassorilievo raffigurante la Maddalena (vedi foto 15). Lo stesso Saunière, che aveva una venerazione particolare per lei, eseguì gli ultimi ritocchi del bassorilievo. La Maddalena, detta anche Maria di Magdala, che viveva a Betania insieme alla sorella Marta ed al fratello Lazzaro, è ritratta in ginocchio, con accanto un teschio (raffigurazione tipica di Maria Maddalena), davanti ad una croce che però non è quella tradizionale, ma è ricavata da un albero, che esotericamente è fonte di vita, ma a parte il teschio accanto alla croce, che qui vuole simboleggiare il Golgota (monte del teschio)...è proprio il paesaggio sullo sfondo che sembra non c'entri assolutamente nulla con tutto il resto... Abbiamo già parlato di alcune delle particolarità o stranezze che dir si voglia della chiesa di Santa Maria Maddalena a Rennes-Le-Chateau, di cui Berenger Saunière era il curato, ma le abbiamo appena descritte e non in modo così preciso come meriterebbero. A nostro modesto avviso, riteniamo che prima ancora di parlare dell'annesso cimitero, per capire meglio come stanno le cose, sia il caso di tornare ad esaminare meglio l'interno della chiesa per focalizzare alcuni punti, che ci aiuteranno senz'altro a farci poi capire il senso di altre curiosità di questo luogo incredibile. Pensiamo che un posto importante lo rivestano le statue dei santi raffigurati nelle navate. Come abbiamo detto, oltre alle statue di Gesù con Giovanni Battista, ci sono quelle di Santa Germana, Santa Maria Maddalena, Sant'Antonio da Padova, Sant'Antonio l'Eremita, San Rocco e San Luca. Come detto, nella chiesa ci sono ben tre raffigurazioni diverse della Maddalena, il che fa già pensare qualcosa di strano, tanti richiami alla stessa santa in un luogo così piccolo. Nella statua in esame (vedi foto 17) vediamo che la santa è raffigurata con una croce che essa regge con il braccio destro, mentre nella mano sinistra regge un'anfora. Ai suoi piedi, ovviamente un teschio. Il motivo del teschio è ricorrente in tutte le raffigurazioni della Maddalena, sia in quelle scultoree che pittoriche. E' un palese richiamo al Calvario, il Monte della Crocifissione, che in ebraico si chiama "Golgota" che significa "monte del teschio". Ma è anche un monito ed un richiamo al mistero della morte. Una curiosità della statua della Maddalena è l'anfora che essa regge nella mano sinistra. Sembrerebbe non entrarci nulla con la sua figura di peccatrice redenta da Gesù, ma poi dai Vangeli apprendiamo che essa portò gli unguenti per cospargere il corpo di Gesù in un'anfora, simbolo che sta anche a significare vita e resurrezione. Come detto, le statue nella chiesa sono comunque tutte assai belle e policrome, come è policroma la Via Crucis... ma tutta la chiesa presenta delle curiosità che con un occhio attento, possiamo ben vedere. Ad esempio, a sud vi sono delle vetrate con raffigurate tre mele di un colore assolutamente inusuale, in quanto sono blu. L'abside della chiesa, posto rigorosamente ad est come tutte le chiese che hanno a che fare con i templari, nel soffitto è decorato con stelle su un cielo blu intenso, ma vi è raffigurato anche il sole…nero. Il pavimento della chiesa è formato da mattonelle bianche e nere alternate poste in modo del tutto strano per un pavimento di chiesa. Tutti i crocifissi della chiesa hanno inoltre la dicitura INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudaeis, cioè Gesù Nazzareno Re dei Giudei) con la N rovesciata. Questo è tipico di molte raffigurazioni del Cristo, ma perché con la N rovesciata? Si potrebbe pensare ad un errore, ma non può essere, in quanto la lettera N era ben conosciuta e la sua scrittura altrettanto. Qui si innesta un discorso particolare: la N rovesciata era usata dai cosiddetti "cristiani gnostici" cioè cristiani che cercavano, con la loro ricerca, di svelare i misteri, e che avevano fatto una dottrina di questa ricerca, come ad esempio i Catari della Linguadoca, tacciati di eresia dalla Chiesa di Roma e quindi sterminati con una crociata cruenta e sanguinosa. Quando cadde la città di Albi, a poca distanza da Rennes-Le-Chateau e da Carcassonne, alla fine i Catari uccisi furono oltre diecimila, e quasi altrettanti finirono i loro giorni sotto le torture dell'Inquisizione. Tornando alla nostra N rovesciata, se letta diritta sta per NAZARETH rovesciata si deve leggere necessariamente HTERAZAN, che non è niente altri che una espressione antica ebraica, che sta a significare "CAMERA MISTERIOSA" ossia un chiaro riferimento al Sancta Sanctorum (come dice il Talmud ebraico) del Tempio di Salomone. E ora passiamo ad esaminare ancor meglio la chiesa e la sua struttura. Esiste un altro "pezzo forte" nella chiesa. Oltre alle statue dei santi, di Asmodeus e di Gesù con Giovanni Battista, del bassorilievo della Maddalena sotto l'altare, appena dopo l'entrata il pavimento non è uguale a quello che lo circonda, ma è posto in modo inverso, formando una vera e propria scacchiera di 64 caselle bianche e nere. Lo sguardo delle statue di Gesù e del diavolo Asmodeus guardano proprio questa scacchiera, come se dovessero giocare una partita. Negli appunti dell'abate Saunière troviamo scritto: "Quei due nella chiesa non fanno altro che giocare una partita senza fine, che però non è quella eterna fra il bene ed il male…". Una frase enigmatica riferita proprio alle statue suddette. Ma quale partita stanno giocando Gesù e il diavolo Asmodeus? Quella eterna del bene e del male? No, perché Saunière stesso ci dice che non è così. In tutta, e ripetiamo tutta la chiesa troviamo riferimenti ai templari, alle loro opere e soprattutto riferimenti alla cosiddetta "geometria sacra", quella geometria che i templari usarono per costruire le loro imponenti cattedrali gotiche. Ritornando alla geometria sacra, abbiamo pensato di provare questa sulla chiesa di Rennes-Le-Chateau. Abbiamo scoperto qualcosa di stupefacente. Abbiamo riportato qui il risultato di una parte dello studio (lungo e complesso) effettuato (vedi foto 18). Tirando le linee ed usando la geometria sacra, abbiamo scoperto che è possibile costruire la stella a sei punte, il sigillo di Salomone, trovando ad est un punto, che altri non è che l'ingresso di una cripta, della quale parleremo poi. Ma non solo. Effettuando ancora altro studio ed usando di nuovo la geometria sacra (vedi foto 19), si è rilevato che è possibile costruire un altro sigillo di Salomone, più grande del precedente, e che indica un altro punto, ben preciso ed importantissimo, di cui parleremo fra poco. Tornando ai festival delle stranezze e delle cose insolite, abbiamo lasciato il nostro Saunière alle prese con i lavori della chiesa: quando venne il momento della pavimentazione, proprio davanti all'altare, sollevando il pavimento, ci si accorse che quello che era stato tolto altro non era che una lastra tombale, che però era stata messa sul posto... rovesciata. Su questa pietra era raffigurato un cavaliere con lancia ed un'altra figura indistinta, posata in modo che questa scena potesse vedersi solo.. dal disotto (vedi foto 20). Questa lastra stava ad indicare l'ingresso di una cripta, quella dei Blanchefort. Rimuovendo inolre questa lastra, Saunière trovò sotto di essa uno strato di monete d'oro e d'argento, contenute in alcuni vasi di terracotta. Forse una parte del tesoro templare o di un tesoro visigoto, questo non lo sapremo probabilmente mai, visto che Saunière scrisse al suo vescovo, a tal proposito, che quello che aveva rinvenuto non era un tesoro, ma piccole medagliette con la Madonna di Lourdes, secondo il buon prete di nessun valore. Dopo poco tempo, Saunière iniziò il lavori nel piccolo cimitero annesso alla chiesa. E da qui cominciarono illazioni e manovre oscure. Prima di tutto, Saunière trovò che c'era una qualche attinenza fra le pergamene trovate nell'altare e la lastra tombale assieme alla lapide della marchesa di Blanchefort: entrambe furono distrutte da Saunière, che così cercò di far sparire ciò che era scolpito sulle due pietre della tomba: esso era sicuro della riuscita del suo tentativo, ma non poteva sapere che delle due pietre sacre erano stati fatti dei disegni dall'Istituto d'Arte di Carcassonne, quindi i suoi sforzi si rivelarono inutili. Inoltre Saunière, che intanto aveva assunto per la sua cura personale una perpetua, tale Marie Denarnaud, lavorava nel cimitero quasi soltanto di notte, scavando e distruggendo lapidi e lastre tombali. Questa cosa non mancò di suscitare proteste nella popolazione, che prima si rivolse al Prefetto, infine al Vescovo di Carcassonne, dal quale Saunière dipendeva. Questo ritardò i lavori nel cimitero, qualsiasi essi fossero: ma furono comunque terminati, con la sparizione completa della tomba della dama di Blanchefort. Ma cosa c'era scritto di tanto importante su queste pietre tombali? E perché Saunière le distrusse? Cerchiamo di capirlo. Osserviamo attentamente la lapide (vedi foto 21). Vi è scritto, in un modo assai impreciso, che "qui è sepolta la nobile Maria de Negre d'Arles dama d'Haupul di Blanchefort, di sessantasette anni, deceduta il 17 gennaio 1781, riposa in pace.". Vi sono alcuni errori sulla lapide, ma errori strani, anzi che avrebbero dovuto suscitare l'indignazione dei familiari della marchesa. Difatti, la parte in cui è scritto "DAME D'HAUPOUL" è errata, perché il marito era d'HAUTPUL, e l'espressione riportata sulla lapide era usata, in quei tempi, come contrazione di HAUTEPOULE, letteralmente "alta gallina", come venivano definite le prostitute di alto bordo. Ma quello che avrebbe dovuto scatenare le ire dei parenti della marchesa è scritto nelle ultime due righe, "REQUIES CATIN PACE". Ora, in francese la parola "catin" significa letteralmente, e ci si passi il termine, "puttana". E' pensabile ipotizzare un errore dello scalpellino, ma questa ipotesi cade quando sappiamo che l'abate Bigou era un fine latinista ed un uomo di grande cultura, che mai avrebbe permesso un errore simile, e se anche fosse avvenuto, sarebbe stato immediatamente corretto. Allora, è ipotizzabile che tale scrittura sia stata voluta. Ma perché? Cercheremo di spiegare anche questo. Secondo il metodo di decrittazione usato per la seconda pergamena, abbiamo visto quale enigmatica frase ne scaturisce; ebbene, la stessa frase in francese, è l'esatto anagramma della lapide della marchesa di cui abbiamo or ora parlato. Ora osserviamo la lastra tombale (vedi foto 22). Anche qui vi è qualcosa di estremamente strano: vi è la dicitura, mezza in latino e mezza in greco, che non vuol dire nulla: in pratica è scritto "ET IN ARCADIA EGO". Letteralmente significa "e in arcadia io", ma non vuol dire niente, perché manca in verbo: se ad esempio ci fosse stato il verbo essere, la frase corretta poteva essere formulata in questo modo: "ET IN ARCADIA EGO SUM", che vorrebbe dire "e io sono in Arcadia", che ha già un suo senso. Ma così non è, quindi vediamo la disposizione delle lettere: quello che colpisce è sulla parte destra, dove la prima è la lettera greca Alfa, e l'ultima è la lettera Omega: Alfa e Omega, inizio e fine, cioè quello che identifica Gesù Cristo, perché, come Lui disse, "io sono l'inizio e la fine". E le parole latine centrali: "REDDIS REGIS CELLIS ARCIS", che potrebbe significare "restituisci il regno ai sotterranei della fortezza", che anche qui sembra non avere significato. E anche qui il criptogramma PS…. Comunque noi siamo sicuri che le pietre tombali della marchesa nascondano ben altro, in quanto Saunière, se fosse stato solo questo, non si sarebbe affannato a cancellare e distruggere ogni cosa di queste lapide e lastra tombali. Ora, riallacciamoci al discorso della seconda pergamena dalla quale, dopo averla decifrata, ne scaturiva quella stranissima frase, che riportiamo: "PASTORELLA NESSUNA TENTAZIONE CHE POUSSIN TENIERS TENGONO LA CHIAVE PACE 681 PER LA CROCE E QUESTO CAVALLO DI DIO FINISCO QUESTO DEMONIO DI GUARDIANO A MEZZOGIORNO POMI BLU.". Occorre dire che Poussin e Teniers erano due pittori, di grande talento. Soprattutto il primo aveva dipinto due quadri, ambedue intitolati "I pastori di Arcadia", ed in questi quadri, soprattutto nel secondo, vi è raffigurata una pastorella. In tutti questi quadri, i pastori sono davanti ad una tomba, dove indicano con le dita dei punti precisi (vedi foto 23). Sta proprio qui la chiave del mistero: però occorre capire cosa è PACE 681 PER LA CROCE e tutto il resto. Qualcosa potrebbe stare sulla lapide della marchesa: difatti non è strano che le due ultime righe siano scritte in latino, ma quello che è strano è il fatto che l'ultima parola che dovrebbe essere scritta in latino PAX, è invece scritta come PACE; e due righe più sopra c'è scritto DCLXXXI, cioè 681, e la croce potrebbe essere quella della lapide, ultima in alto….. tutto è da considerare. Comunque, ripetiamo, la chiave del mistero è in questa indicazione, compresa quella dei pomi blu, che sono raffigurati sulle vetrate della chiesa, e che in un certo periodo dell'anno vengono proiettati dalla luce del sole. Fatto sta che, da questo punto, Saunière cominciò ad avere fra le mani soldi a profusione, una quantità incredibile per quei tempi, tanto che fece ultimare i lavori della chiesa in modo faraonico, fece costruire un serbatoio per l'acqua a beneficio di tutto il paese e, alla fine, fece costruire addirittura una strada moderna con manto asfaltato, una spesa folle per quei tempi e soprattutto per un prete di campagna. Convocato da suo vescovo, Saunière disse candidamente che tutti i soldi venivano dalle offerte per le Sante Messe, ma ovviamente non venne creduto. Cominciò anche a circondarsi di amici influenti, tra i quali la cantante Emma Calvè, che anzi qualcuno dice che divenne anche la sua amante; ma la sua opera più incredibile e faraonica fu quando commissionò la costruzione della sua biblioteca, che chiamò Villa Bethania, e che fece completare con una torre circolare che chiamò Torre di Magdala (vedi foto 24), sempre in onore di Maria Maddalena. La spesa della biblioteca e della torre si aggirò, in denaro odierno, intorno ai 3 miliardi di lire, una cifra per quei tempi che nemmeno la città di Carcassonne poteva permettersi di spendere a cuor leggero. Più volte convocato dal vescovo, Saunière rifiutò sempre di rivelare dove prendesse tutto quel denaro, tanto che fu sospeso "a divinis", per poi essere reintegrato poco prima della sua morte, che, guarda il caso, fu preceduta da un ictus cerebrale proprio il 17 gennaio, per poi morire il 21 dello stesso mese. Nel frattempo, Saunière aveva fatto intestare tutti i beni a Marie Denarnaud, proprio la sua perpetua, giacché essa, alla morte di lui, si trovasse ricca e benestante, cosa che avvenne puntualmente: ma anche lei non volle mai rivelare il segreto di cotanta ricchezza, e non volle mai vendere nulla, tranne che a un tale Noel Corbu, suo amico, al quale disse "Quando sarà il momento, vi rivelerò un segreto che vi farà così ricco da dover passare il resto dei vostri giorni a contare denaro". Ma non fece in tempo, in quanto una paralisi la rese muta e le provocò una demenza, che la portò alla morte, anche lei con il suo segreto. Corbu, che era divenuto proprietario, fece scavi ed altro, ma non trovò nulla. Ma anche lui, alla fine, morì in un tragico incidente stradale. Tutti e tre sono ora sepolti nel cimitero annesso alla chiesa, in terra consacrata (vedi foto 25), anche se Saunière, in punto di morte, si confessò con un altro prete, tale Rivière, che non gli diede però l'assoluzione. Ma allora, il segreto di Rennes-Le-Chateau in che cosa consiste? Si fanno ormai da anni una ridda di ipotesi, ma la più accreditata, anche perché suffragata da elementi obiettivi, è quella che nella tomba della dama di Blanchefort, sia invece stata sepolta nientemeno che Maria Maddalena. Proprio così, e tale ipotesi è supportata non solo dalle iscrizioni che sono sulle pietre tombali, che si richiamano ad una donna dai facili costumi, ma anche da ciò che si può ammirare nella straordinaria cattedrale di Chartres: in una delle vetrate policrome, risalente al 1200, si narra la storia di Maria Maddalena, ed in una scena è chiaramente raffigurato, oltre che scritto, il suo sbarco sulle coste francesi della Provenza, fino ad arrivare in Linguadoca, dove lei ha continuato a diffondere la parola di Cristo, come hanno fatto gli altri apostoli. Ma una domanda rimane: se nel sepolcro della dama di Blanchefort è sepolta Maria Maddalena, quale importanza può avere? E quale segreto possono nascondere solo povere ossa, se pure appartenute a colei che fu più vicina di tutti a Gesù? O piuttosto il segreto sta in qualcosa che è sepolto con lei, magari documenti di importanza eccezionale? Ricordiamo che, quando Saunière fu sospeso dal Vaticano, per parlare di questo problema proprio con Saunière intervenne sul posto il nunzio pontificio, che era nientemeno che Angelo Roncalli, poi divenuto Papa con il nome caro a tutti di Giovanni XXIII. Forse lui era a conoscenza di questo segreto? Qualcuno, che dice di essere bene informato, ha detto che il segreto è di tale portata che, se conosciuto, farebbe tremare la Chiesa di Roma dalle fondamenta, come in Francia, nel 1250, si disse che i Templari custodi di un segreto (probabilmente lo stesso) avrebbero messo a morte chiunque, compreso il re, se avesse visto o saputo il segreto in questione. Ora noi non sappiamo in cosa consista questo segreto, ma ci rendiamo conto che deve essere forzatamente qualcosa di grosso, troppo grosso, se addirittura la Chiesa non vuole parlarne e chi se ne interessa, se stimolato in tal senso, fa finta di non capire. Noi siamo stati a Rennes-Le-Chateau: possiamo dire che l'atmosfera è veramente strana, dappertutto, anche se il paese consta di poche anime. E' come se su tutto gravasse un peso, un mistero troppo pesante da portare, ma che occorre conservare a tutti i costi. Quando abbiamo tentato di parlare con la gente del luogo di questo, tutti si sono irrigiditi, altri non hanno risposto, altri ci hanno voltato le spalle e sono andati via, un comportamento certo non normale. Quello che possiamo dire è solo questo: i Templari erano custodi di un segreto che hanno trovato nelle viscere del Tempio di Salomone a Gerusalemme, un segreto così importante che nessuno, tranne gli Alti Ufficiali potevano saperlo, e che nessuno poteva vedere o toccare. Anche da qui, la storia dei Templari diviene leggenda e si ammanta di mistero: un arcano che noi, con caparbietà e con costanza tutta templare, cercheremo comunque di scoprire, sempre che il Padre Onnipotente ce ne dia forza e merito.

 

Un viaggio alla ricerca del segreto

 

Introduzione

 

Eravamo già stati a Rennes-Le-Chateau. Ma avevamo potuto vedere ben poco, vista la nostra permanenza assai limitata. Stavolta invece abbiamo preventivato 8 giorni di permanenza, con la speranza di accumulare più dati possibili, dopo aver letto decine di testi sull’argomento ed aver tratto delle nostre personali conclusioni preliminari alla nostra escursione. Inoltre la volta scorsa non avevamo con noi strumentazioni o altro, mentre stavolta la nostra attrezzatura era ben più corposa, che passiamo ad enumerare:

 

Strumenti ottici: un teodolite portatile per rilevamenti ed allineamenti topografici geodetici; un binocolo professionale, vetri affumicati, altro binocolo ad infrarossi per visione notturna,una bussola.

 

Strumenti elettrici ed elettronici: un elettromagnetometro per la rilevazione di campi magnetici; un’antenna di Lecher per la rilevazione e quantificazione delle correnti telluriche; un’apparecchiatura digitale per la rilevazione di acque sotterranee; una videocamera; una fotocamera digitale; un computer portatile; un tracciatore elettronico per la rilevazione di latitudini e longitudini; un altimetro digitale; un pendenzimentro digitale per la rilevazione delle pendenze; un colorimetro elettronico per la determinazione delle scale di colore; una lampada portatile; una lampada Ruhmkorff per l’illuminazione anche in presenza di gas esplodenti, un termometro elettronico.

 

Strumenti meccanici: piccola attrezzatura da scavo ed altri utensili vari; goniometro e strumenti da disegno di ogni tipo, metri a nastro da 20 mt. e altri metri pieghevoli.

 

Strumenti cartacei: mappe particolareggiate di tutta la zona che va da Carcassonne fino a circa 10 Km. a sud di Quillan in scala 1:50.000; mappe antiche e moderne della zona e dei paesi del circondario; testi e libri vari, foto di ogni tipo.

 

Per le mappe occorre premettere che ci eravamo rivolti all’I.G.N.F., cioè l’Istituto Nazionale Geografico di Francia, per avere le mappe che più ci servivano, quelle in scala 1:25.000. Ma dopo aver atteso qualche giorno, ci hanno fatto sapere che queste mappe, per un guasto, non erano disponibili e non potevano neanche inviarci delle copie, perché non ne avevano. Guarda il caso, proprio le mappe di quella zona… comunque fortuna ha voluto che ne avessimo già qualche copia fotostatica, ma non era ben leggibile. Le mappe originali, in ogni caso, le abbiamo poi reperite in loco, colmo dei colmi, presso un supermercato. Strano ma vero, l’Istituto Nazionale Geografico di Francia non le aveva e il supermercato si… ma continuano purtroppo a mancarci le mappe in scala 1:10.000. Sappiamo che esistono e le abbiamo richieste tramite l’Ambasciata di Francia a Roma… la risposta è stata che quelle mappe non possono essere richieste in quanto riservate al servizio militare… mah, cose dell’altro mondo. Comunque, con l’aiuto di Dio, il giorno 27 giugno siamo partiti con la nostra auto per Quillan, circa 50 Km. a sud di Carcassonne, dove avevamo prenotato un albergo, proprio al centro della zona "incriminata". Vi risparmiamo le traversie del viaggio, di oltre 1.300 Km, compiuto in un solo giorno. Ma la sera verso le 20.00 eravamo finalmente a Quillan, e dopo una cena ed un riposo ristoratore, il giorno dopo abbiamo cominciato a lavorare, e di gran lena.

 

Venerdì 29 giugno 2001 - Rennes-Le-Chateau, la prima fase

 

Alle ore 9.30 siamo arrivati a Rennes-Le-Château. Era tale e quale a come lo avevamo lasciato tempo fa, tranne alcuni lavori migliorativi ed alcune insegne cambiate e nuove. Ormai Rennes-Le-Chateau è diventata una meta importante nella zona, visitata da turisti curiosi, da cercatori di tesori perduti e da esoteristi in cerca di chissà cosa. Tanto che è stato messo un cartello che recita testualmente "Gli scavi sono proibiti in tutto il comune di Rennes-Le-Chateau". E li abbiamo anche visti questi cercatori di tesori, alcuni con automobili, provenienti dalla Germania, dall’Olanda e dalla Gran Bretagna, piene di attrezzature da scavo da far invidia ad un cantiere edile. Si è deciso, per oggi, di fare dei sopralluoghi rapidi, per poi tornare nei giorni successivi per approfondimenti. Parcheggiata l’auto proprio sotto la Torre di Magdala, abbiamo per prima cosa visitato giardini del presbiterio di Berengère Saunière. Ci siamo portati al così chiamato "reposeur" (vedi foto 1), ossia il luogo dove le bare dei defunti venivano esposte prima della sepoltura per le veglie, ma non abbiamo trovato lì nulla di interessante. A questo punto ci siamo recati all’entrata del cimitero di Rennes-Le-Chateau, che è attiguo alla chiesa (vedi foto 2) su cui campeggia, inquietante, un teschio (vedi foto 3). Entrati nel cimitero, la tomba più grande e che sembra più "importante" di tutte nel cimitero è quella della famiglia Rosset, che è rialzata rispetto a tutte le altre di oltre 1 metro (vedi foto 4). Accanto, sulla destra, la tomba dei coniugi Corbu, che è rialzata rispetto alle altre di oltre 40 cm. ed è stata usata una quantità incredibile di cemento a tre gradoni (vedi foto 5). La tomba di Berengère Saunière è appena più a destra, ed è ribassata rispetto alle altre di 30 cm. circa (vedi foto 6). La lastra tombale di Saunière (vedi foto 7) è rovinata in più punti e la scritta è quasi illeggibile. La croce sovrastante la lastra tombale di Saunière è di pietra grezza e reca la scritta INRI con la N rovesciata, (vedi foto 8) mentre la vicina tomba di Corbu reca la scritta INRI con la N al verso diritto. Fra la tomba di Saunière e quella di Corbu c’è la sepoltura di Marie Denarnaud, che non ha lastra tombale ed è identificata soltanto con un cuore in metallo non recante neanche croci (vedi foto 9). Dopo questo veloce sopralluogo al cimitero, ci siamo recati al Museo Saunière, la cui entrata e la biglietteria è proprio dentro al presbiterio (vedi foto 10). Abbiamo effettuato un primo sopralluogo al museo Saunière, dopo aver fatto ovviamente il relativo biglietto del costo di 20 franchi (vedi foto 11) nel quale nei due piani di esposizione compaiono la "Dalle de Chevaliers" (vedi foto 12), abiti talari di Saunière (vedi foto 13), copia della lapide di Maria de Negre, Dama di Blanchefort (vedi foto 14), ma contrariamente a due anni fa è scomparsa la copia della lastra tombale della Dama stessa (quella con la scritta "ET IN ARCADIA EGO"), ma che è fortunatamente da noi posseduta in copia. Esistono nel museo documentazioni varie e paramenti sacri, conservate in varie vetrinette espositive (vedi foto 15). Rispetto a due anni or sono, sono comunque scomparsi il breviario di Saunière recante il "mathadanus" e gli altri piccoli libri con le note di Saunière. Oltre a questi, si sono misteriosamente volatilizzati gli appunti di Saunière, così come si sono eclissate le note di spesa e le copie delle fatture (che però noi fortunatamente possediamo in copia). E’ stato aperto un piccolo padiglione (vedi foto 16 e 17) nel quale compaiono le statue in cera di Saunière e della Denarnaud in un momento di vita quotidiana, che assolutamente non servono a nulla, solo una trovata pubblicitaria abbastanza pittoresca. Altre documentazioni apparentemente senza importanza sono esposte al secondo piano del museo, assieme ad altri paramenti sacri ed arredi di chiesa. E’ stato esposto, rispetto a due anni fa, anche un piccolo plastico dell’intero complesso fatto costruire da Saunière (vedi foto 18). Da qui ci siamo portati alla vicinissima Villa Bethania, aperta ora al pubblico, comunque con stanze con arredi semplici e vetrinette con esposti altri arredi sacri. Delle varie stanze, abbiamo effettuato un rapido sopralluogo nello studio di Saunière, tappezzato sulle pareti con spiegazioni sulla chiesa, sulla statua di Asmodeus ed altro, ed in mezzo alla stanza troneggia una copia del famoso dipinto di Poussin "Les Bergers d’Arcadie" (vedi foto 19) il secondo suo lavoro di questa serie. Ma in questa stanza non abbiamo trovato, com’era del resto prevedibile, nessun elemento rivelatore. Abbiamo però notato, girando per Villa Bethania, due stanze chiuse al pubblico e con finestre chiuse da battenti di metallo visibili dall’esterno. Le scale che portano al piano sotterraneo sono chiuse al pubblico (c’è un cartello con sopra scritto "privée", cioè privato) ma sono comunque agibili. Noi siamo abbastanza strani ed in questo caso scarsamente ligi ai regolamenti. Abbiamo quindi scavalcato la piccola barriera di legno ed abbiamo effettuato una rapida discesa nelle scale chiuse al pubblico. Sotto, due porte, o meglio ciò che ne rimane. Infatti queste porte che conducono alla parte sotterranea sono state di recente murate (ci sono ancora gli attrezzi da muratore) ma è evidente ancora la forma sulle pareti ormai chiuse. Tornati al piano superiore di Villa Bethania, abbiamo stavolta effettuato un minuzioso sopralluogo nella stanza mortuaria di Saunière (vedi foto 20) dove anche qui, infischiandocene dei regolamenti, abbiamo aperto tutto ciò che era apribile, dai cassetti agli armadi. Ma anche qui, come era chiaro, non abbiamo trovato elementi rivelatori, tranne le sostituzioni molto recenti delle prese di corrente e lo spostamento di due interruttori della luce. Dalla finestra della stanza mortuaria di Saunière si vedono i giardini antistanti la villa. Usciti nell’andito e riprese le scale, abbiamo notato sul cornicione di fronte delle scritte strane che ci ripromettiamo di esaminare meglio. Il suono di una campana sta ad indicare l’apertura della chiesa, che viene effettuata ogni ora. Udendolo, ci siamo affrettati a raggiungere la chiesa (vedi foto 21) dedicata Santa Maria Maddalena, dove abbiamo effettuato un primo sommario sopralluogo. Ad attenderci all’entrata, sulla sinistra, la famosissima acquasantiera sostenuta dal demone Asmodeus (vedi foto 22) e il pavimento a scacchi bianchi e neri (vedi foto 23). Di fronte alla porta d’entrata, Gesù che viene battezzato da Giovanni Battista (vedi foto 24) e più sotto il fonte battesimale. Più in alto a sinistra, sopra ad uno strano confessionale (vedi foto 25), il bassorilievo di Gesù circondato da altre persone, bassorilievo intitolato "monte fiorito" (vedi foto 26). Ed è davvero strano che sia stata attivata una musica (che proviene da un altoparlante installato dietro l’altare) dal quale fuoriesce un coro da chiesa, o meglio un canto di frati. E’ strano perché, non dimentichiamolo, la chiesa di Rennes-Le-Chateau è stata sconsacrata. Sarà per dare un tocco pittoresco al tutto. Non abbiamo comunque trovato elementi rivelatori oltre a quelli già conosciuti, tranne una porta chiusa e sprangata di recente che conduce al campanile (vedi foto 27) ed abbiamo notato che è stata murata una delle finestre superiori. La porta di accesso alla sacrestia ed all’ufficio di Saunière, raggiungibile entrando sulla piattaforma dell’altare della chiesa, è stata chiusa e non è apribile se non forzandola, anche se abbiamo rilevato che la serratura della porta della sacrestia è nuova, cambiata da poco. Abbiamo anche notato (vedi foto 28) che è stato attivato nella chiesa un sistema di rilevamento con telecamera a circuito chiuso collegato con la biglietteria, telecamera che nella foto si vede benissimo. Ma del resto esiste all’entrata della chiesa, sulla destra, l’avviso della telesorveglianza (vedi foto 29). Come detto non esistono nella chiesa altri elementi rivelatori oltre a quelli già conosciuti, ma siamo convinti che tornando nei prossimi giorni noteremo dell’altro che magari ad una prima occhiata sicuramente sfugge, perché questa è una nostra precisa impressione. Una cosa stranissima è che abbiamo notato il comportamento inusuale di un uomo che è entrato in chiesa di corsa e che si è abbondantemente cosparso di acqua contenuta nell’acquasantiera sorretta dall’effigie di Asmodeus, ed è quindi letteralmente fuggito in moto. Ed ancora più strano è stato che la temperatura dell’acqua contenuta nella detta acquasantiera, fosse calda (misurata con il nostro termometro elettronico, 28,7° centigradi) nonostante la temperatura interna della chiesa non superasse i 19° centigradi e sull’acquasantiera non battesse il sole. Inoltre, perché bagnarsi in modo così massiccio di un’acqua che, essendo in una chiesa sconsacrata, non è neanche benedetta? Usciti dalla chiesa perplessi, abbiamo quindi effettuato un veloce sopralluogo attorno alla Torre di Magdala, dal quale è emersa la presenza di aperture, che esamineremo meglio nei prossimi giorni. Ci siamo poi recati all’interno della Torre di Magdala che non ha portato ulteriori elementi rivelatori se non quelli già noti. Dall’alto della torre, abbiamo piazzato il nostro teodolite portatile ed effettuato il rilevamento topografico verso est, con le alture di Blanchefort, e da tale rilevamento risulta in essere un perfetto allineamento con le vetrate della chiesa ed il suo centro composto dal pavimento a scacchi bianchi e neri. Prontamente abbiamo riportato questo dato sulla nostra carta topografica. Del resto è noto che la chiesa ha il suo abside orientato verso est, ed è anche noto che il giorno 22 luglio, giorno in cui si festeggia Santa Maria Maddalena, all’alba, un raggio di sole, come una lama di luce, passa per lo Chateau di Blanchefort e attraversa diritto la vetrata dell’abside della chiesa, andando a colpire proprio il personaggio di Maria Maddalena sul cosiddetto "monte fiorito" di cui abbiamo prima detto, che è accucciata alla sinistra della figura del Cristo. Dopo aver acquisito questi dati, abbiamo anche effettuato allineamento topografico con il "calvaire" (è così chiamata una croce in pietra o in ferro isolata) posto sulla collina che sovrasta il paese natale di Saunière, Montazels, e questo allineamento forma con l’altro precedente un perfetto angolo di 72°, che sta a rivelare la presenza di una triangolazione isoscele. Abbiamo appuntato tutto questo, che poi riporteremo sulle nostre carte. Ma questo fatto ci ha incuriositi, quindi abbiamo momentaneamente lasciato Rennes-Le-Chateau e siamo andati proprio a Montazels. Durante il percorso per raggiungere il "calvaire" sulla collina di Montazels, , abbiamo rilevato la presenza di altri due "calvaire". Il primo (vedi foto 30) recante la data del 1760, mentre il secondo (vedi foto 31) reca la data del 1761. Abbiamo segnato sulla carta la precisa posizione di questi due "calvaire". Quindi, sulla collina che sovrasta Montazels, abbiamo raggiunto il terzo "calvaire" (vedi foto 32) che non reca date, ma sappiamo che è stato là posto dai Templari (infatti la croce del "calvaire" è una croce templare) intorno al 1200. Da qui, abbiamo visto la collina su cui è Rennes-Le-Chateau e, con il nostro binocolo, si vede in modo chiarissimo la Torre di Magdala. Da questo terzo ed ultimo "calvaire" abbiamo effettuato un ennesimo rilevamento topografico. Alla fine, abbiamo unito sulla carta, con una riga, la Torre di Magdala con l’ultimo "calvaire". Incredibile ma vero, la linea interseca perfettamente anche gli altri due "calvaire" rilevati, quello del 1760 e quello del 1761. Convinti di aver trovato qualcosa di molto interessante, ci siamo riportati a Rennes-Le-Chateau, proprio all’ora di pranzo. Cosa che abbiamo consumato al ristorante "Le Pomme Bleue" (chiaro riferimento all’enigma). Da qui, essendo anche il miglior punto di osservazione, abbiamo fatto un rilevamento visivo dell’attiguo Chateau di Hautpul, che è chiuso al pubblico per ignoti motivi. Da questo rilevamento visivo non è emerso alcun particolare importante. Consumato un rapido e sobrio pasto, abbiamo deciso di fare una visita all’"Atelier Empreinte", libreria esoterica di proprietà dell’ormai famosa Sonia Moreu, nella quale abbiamo rinvenuto molti libri interessanti, dei quali abbiamo provveduto ovviamente all'acquisto. Nel tragitto da Quillan a Rennes-Le-Chateau, siamo passati per un piccolo paese, Campagne sur Aude, dove vi erano dei manifesti di una mostra permanente sui Templari. Così, abbiamo pensato di effettuare un’escursione proprio qui, a Campagne sur Aude, a circa 10 Km. da Rennes-Le-Chateau, località nella quale oltretutto esisteva una potente Precettoria dell’Ordine del Tempio. Abbiamo visitato la mostra, veramente interessante sui Templari ed in particolare sulla presenza templare nella zona. Dopo la visita della mostra, si è deciso di tornare a Rennes-Le-Chateau al tramonto per visionare ancora la zona attorno alla chiesa e in particolare a Villa Bethania e alla Torre di Magdala. Abbiamo fatto bene a tornare a quell’ora, perché abbiamo rilevato un allineamento solare con il merlo più chiaro della corona della torre e con una finestra che sovrasta lo studio di Saunière. Lo strano è che però, per raggiungere questa finestra non ci sono scale. Torneremo a Villa Bethania nei prossimi giorni per studiare meglio questa stranezza. In serata abbiamo fatto ritorno all’Hotel a Quillan, e durante la cena si è stabilito, per il giorno successivo, un accurato sopralluogo ed escursione alle rovine del castello di Blanchefort ed alla Poltrona del Diavolo presso Rennes-Les-Bains.

 

Sabato 30 giugno 2001- Arques, Rennes-Les-Bains e la Foresta Misteriosa

 

Alle ore 9.30, percorsa la strada che porta a Couiza e da qui a Costaussa e a Serres, siamo arrivati ad Arques e si è proceduto ad una visita dello Château (vedi foto 33). Abbiamo notato particolari interessanti al secondo e terzo piano del castello, fra cui la chiara presenza di una tomba (vedi foto 34). Al termine della visita abbiamo fatto ritorno verso il bivio di Rennes-Les-Bains, per ricercare la "tomba di Poussin", ossia quella ritratta nel quadro "Les Berger d’Arcadie", che sappiamo trovarsi in località Les Pontils, ma senza frutto, ovviamente. Non l’abbiamo trovata perchè è ormai da tempo che non esiste più. Sul luogo ora esiste soltanto una rivendita di oggetti di ceramica e di terracotte d'arte. Ma abbiamo trovato alcuni frammenti dispersi,  che abbiamo religiosamente raccolto per poterli esaminare meglio una volta tornati in Italia. Quindi ci siamo avviati per la strada che conduce a Rennes-Les-Bains, e ci siamo fermati sulla strada proprio sotto le rovine dello Chateau di Blanchefort per poter trovare un sentiero che conducesse a Roque Nègre ed alle rovine proprio di Blanchefort, ma inutilmente, almeno dalla parte della strada verso Rennes-Les-Bains. Ad un primo tentativo abbiamo trovato un sentiero che però, dopo circa 200 metri, è stato chiuso con una frana di massi di non piccole dimensioni e la piazzola dell’inizio del sentiero è stata trasformata in un deposito di legname. Tornati sulla strada abbiamo cercato traccia di un sentiero che conducesse verso il Monte Cardou, proprio di fronte a Blanchefort. Dopo un po’ ne abbiamo trovato uno sul costone del monte e lo abbiamo percorso, ovviamente a piedi, ma detto sentiero, dopo non più di 100 metri, è stato chiuso anche qui da dei massi messi appositamente (sul sentiero non insiste una parete rocciosa dalle quale possono staccarsi massi). Abbiamo tuttavia notato anche qui un altro sentiero che sale in modo obliquo sul costone del monte. Certamente ritenteremo la scalata, non prima però di aver visitato le antistanti rovine dello Chateau di Blanchefort ed aver assunto maggiori informazioni inerenti i sentieri di accesso al Cardou. Alle 14.00 ci siamo recati a Rennes-Les-Bains, e dopo la sosta per un rapido panino presso una birreria nella piazza denominata "Le due Rennes" (vedi foto 35), abbiamo tentato di visitare la chiesa del paese, ma l’abbiamo trovata chiusa. Abbiamo potuto soltanto fotografare un epitaffio dedicato a Henri Boudet (vedi foto 36) curato di Rennes-Les-Bains ai tempi di Saunière e anche suo buon amico e confidente. Torneremo anche qui per la visita della chiesa. Alle 15.30, in un caldo asfissiante, ci siamo messi in marcia per visitare la cosiddetta "foresta misteriosa", sul monte che sovrasta Rennes-Les-Bains. Dopo un’avventurosa salita in macchina su strade dissestate e strettissime (consigliamo a chiunque volesse ripetere l’impresa di munirsi di una macchina fuoristrada), ci siamo addentrati, zaini in spalla, nel fitto della foresta, seguendo alcuni sentieri tracciati ma comunque molto stretti. Dopo circa un’ora di cammino nella foresta ed aver lasciato dietro a noi segnali di riconoscimento per non smarrirsi (anche qui consigliamo a chi voglia fare altrettanto di fare la stessa cosa), siamo arrivati davanti alla Poltrona del Diavolo (vedi foto 37) che reca diverse incisioni, fra cui una croce templare ormai quasi completamente cancellata sull’interno dello "schienale" della poltrona stessa. Altri simboli chiaramente di natura esoterica, ma ormai quasi cancellati, sono presenti su un bracciolo della poltrona e sui fianchi della poltrona stessa. Ad una distanza di circa 20 metri dalla Poltrona del Diavolo abbiamo trovato la Fonte della Maddalena (vedi foto 38). Ci ha sorpreso la presenza, su dei fili e sui rami degli alberi, di pezzi di stoffa, alcuni annodati ed altri no, chiaramente esoterici, da stabilire se frutto di riti o di tipo "ex-voto" (vedi foto 39). Riteniamo comunque che tali "segnali" siano da attribuirsi a riti di tipo esoterico che vengono svolti essenzialmente durante la notte, anche perché vi sono tracce di fuochi con attorno pietre disposte in modo circolare. Nel percorso di ritorno dalla Poltrona del Diavolo abbiamo notato alcuni simboli su pietre (vedi foto 40). Alle 17.00 abbiamo lasciato la Foresta Misteriosa e ci siamo avviati per un altro sentiero che conduce allo Chateau di Blanchefort, ma tale sentiero si interrompe a circa 300 metri dopo Roq Négre, dove da qui abbiamo avuto un’ottima visuale del Cardou, proprio di fronte. Questo sentiero si interrompe con uno spaventoso burrone. Quindi, almeno da qui, è impossibile raggiungere le rovine dello Chateau di Blanchefort. Alle 20.00, ovviamente stanchi, abbiamo fatto ritorno all’albergo a Quillan. Domani tenteremo la scalata allo Chateau dei Templari di Bezu, punto cardine del poligono "magico" della montagne. Decidiamo anche di ritentare la scalata a Blanchefort e al Cardou fra un paio di giorni, o anche prima, dopo aver assunto maggiori informazioni sui sentieri che portano alla zona sia di Blanchefort, che fra i tre pinnacoli del Cardou stesso.

 

Domenica 1 luglio 2001- Le Bezu.

 

Alle ore 9.00 ci siamo messi in marcia per il picco del Bezu. Partiti da Quillan, dopo circa 7 Km. siamo giunti con la nostra auto fino al paese di Saint Julia de Bec dove abbiamo trovato un gentilissimo abitante che ci ha indicato la strada per il Bezu. Questa persona si è rivelata poi essere uno scozzese che ha posto le sue radici in Francia dopo aver sposato una donna di queste parti. Simpaticissimo, ci ha parlato del Bezu e delle sue ricerche (senza frutto però, almeno a suo dire) che ha fatto sulla geometria sacra del luogo. Dopo averlo salutato, con le sue indicazioni abbiamo proseguito prima fino al piccolo paese di Saint Just et Le Bezu, poi abbiamo raggiunto il minuscolo agglomerato di Le Bezu, dove abbiamo trovato il sentiero che conduce allo Chateau des Templiers, ossia al Castello dei Templari di Bezu. Abbiamo parcheggiato la nostra auto su uno spiazzo del sentiero e abbiamo proseguito a piedi. Il sentiero all’inizio era abbastanza agevole, non in grande pendenza e largo che potesse contenere due persone che camminano affiancate. Era il momento di tirare fuori il nostro pendenzimetro. Dopo circa 2 Km. di questo percorso, il sentiero si è improvvisamente inerpicato con una pendenza del 5%, e si è ristretto molto (vedi foto 41). Dopo un altro chilometro, il sentiero ha assunto una pendenza di oltre il 20% e si è ristretto in modo da far passare a malapena una persona, e dal sentiero ancora non si vedeva traccia, neanche in lontananza, del picco del Bezu. Siamo così entrati, procedendo in fila indiana, nella foresta del Bezu, dove esiste solo questo minuscolo sentiero che ha raggiunto una pendenza del 30%. Camminando con molta circospezione (abbiamo notato la presenza di parecchi rettili) abbiamo superato la prima parte del sentiero, fino a intravedere in alto sopra di noi (vedi foto 42) il picco del Bezu. Proseguendo con fatica, facendoci strada in mezzo ad una fitta vegetazione, siamo arrivati ad una quota di circa 650 metri (determinata dal nostro altimetro elettronico). Dopo un riposo di una decina di minuti, abbiamo proseguito, zaini in spalla, per il sentiero che si faceva sempre più stretto. A fatica si riusciva a camminare (in certi punti è stato necessario tagliare la vegetazione e procedere di fianco). La pendenza intanto ha raggiunto il 40% e la stanchezza cominciava a farsi sentire. Dopo un ulteriore riposo di dieci minuti, abbiamo raggiunto la quota di 800 metri, dove finalmente, sopra di noi, spiccava maestoso il picco del Bezu con le sue rovine dello Chateau des Templiers. Dopo circa un quarto d’ora (il sentiero era sempre più impervio e difficile da percorrere) siamo giunti a quota 822 metri (testimoniata dal nostro altimetro), proprio accanto alle rovine del castello. Qui un cartello indica che si è giunti allo Chateau des Templiers (vedi foto 43) risalente al 1210. Ci siamo fermati e dopo un breve riposo per riprenderci dalla fatica della scalata, dopo aver ammirato le imponenti mura templari del castello (vedi foto 44) abbiamo iniziato i nostri rilevamenti sia elettronici che geografici. Il rivelatore di campi magnetici ha stabilito che il luogo ha un elettromagnetismo non elevato ma presente (non esistono nella zona tralicci di corrente elettrica ad alta tensione né altri cavi). Il rilevamento con antenna di Lecher non ha evidenziato presenza di correnti telluriche (d’altronde ciò era pacifico non esistendo nella zona dolmen o menhir). I rilevamenti topografici hanno stabilito un perfetto allineamento a 18° nord-nord-est con la Poltrona del Diavolo nella Foresta di Rennes-Les-Bains e lo Chateau de Blanchefort, ed un allineamento perfetto a 72° nord-ovest con la Torre di Magdala a Rennes-Le-Chateau e con il "calvaire" sopra Montazels. Questo è un chiaro riferimento ad una triangolazione isoscele. Inoltre è risultato un allineamento perfetto a 28° nord-nord-est con lo Chateau de Serres. Dopo aver effettuato i rilevamenti ed aver riposto i nostri strumenti, abbiamo effettuato un sopralluogo sulle rovine, non trovando comunque nulla di interessante come simbolismo templare o cataro. Ovviamente, qualche razziatore aveva già fatto man bassa di quello che poteva essere rimasto. Alla fine del sopralluogo, ci siamo rimessi in cammino, ridiscendendo per lo stesso sentiero fino ad arrivare alla nostra auto. Sono le ore 15.30. Il caldo è terribile, quindi decidiamo di prenderci una pausa per un panino, cosa che abbiamo fatto recandoci a Rennes-Les-Bains dal nostro ormai amico della birreria in piazza (vedi foto 45) che abbiamo interrogato circa le leggende del luogo ma non ha saputo (o voluto) dirci molto. Dopo questo breve riposo, alle 17.00 abbiamo visitato il cimitero di Rennes-Les-Bains, dove abbiamo ritrovato la dedica a Henri Boudet, il vecchio curato della cittadina molto amico di Saunière, ma non la sua tomba, che sappiamo essere ad Axat, località più a sud. Abbiamo però trovato la tomba della madre e della sorella di Boudet (vedi foto 46). Abbiamo fatto un rilevamento in quanto ci ha incuriosito una strana incisione sulla croce della tomba, che sembra quasi indicare un luogo geografico (vedi foto 47). Avevamo ragione: la linea orizzontale dell’incisione è perfettamente allineata con il cosiddetto "meridiano verde", che unisce Dunqerque a Barcellona e che, guarda caso, passa esattamente per il Monte Cardou. Fatti questi rilevamenti e avendone preso nota, ci siamo rimessi in cammino. Avevamo deciso di cercare un accesso per il Monte Cardou, cercato senza successo il giorno precedente. Dopo alcune ricerche sulle nostre carte, abbiamo concluso che l’unico accesso possibile poteva essere dalle parti di Serres. Giunti in questa località, abbiamo chiesto lumi ad alcuni abitanti della zona, che ci sono però apparsi reticenti, tranne uno che ci ha indicato un ponte proprio al di là della strada distrettuale, un ponte da poco ricostruito dopo una inondazione (vedi foto 48). Parcheggiata la nostra auto, ci siamo messi in cammino e, dopo circa 200 metri dal superamento del ponte sul fiume Rialsesse, abbiamo trovato un sentiero, abbastanza agevole da percorrere, contrassegnato da un "calvaire" e da un cartello con scritto "Cardou" (vedi foto 49). Avevamo finalmente trovato il sentiero di accesso. Nonostante la stanchezza dovuta alla precedente ascesa al Bezu, abbiamo proseguito per circa un chilometro su questo sentiero, che si è fatto sempre più stretto (vedi foto 50). Alla fine di questo sentiero, ne abbiamo trovato un altro, di una pendenza di oltre il 30% che si inerpica sul Cardou. Stanchi ma comunque contenti, abbiamo fatto ritorno al paese di Serres, ripromettendoci di effettuare la scalata domani. Prima di riprendere la nostra auto, abbiamo fatto una rapida escursione allo Chateau de Serres, che risulta essere in proprietà privata e quindi impossibile da visitare. Abbiamo comunque scattato alcune foto (vedi foto 51) della veduta del Cardou, dello Chateau de Blanchefort e di Roque Nègre dal recinto esterno dello Chateau de Serres. Da queste foto risulta che il sentiero che abbiamo esplorato è visibile in maniera perfetta dallo Chateau de Blanchefort, presidio templare della zona. Quindi abbiamo ripreso la nostra auto e siamo ritornati in albergo a Quillan. Domani ci aspetta una dura giornata: l’ascesa al Monte Cardou.

 

Lunedì 2 luglio 2001- Il Monte Cardou, Campagne sur Aude e Rennes-Le-Chateau.

 

Sveglia alle ore 6.00. Dopo una buona prima colazione, abbiamo preso la nostra auto e ci siamo diretti verso Serres. Parcheggiata l’auto nella piazzetta del piccolo paese, ci siamo incamminati con i nostri zaini in spalla, a piedi, verso il sentiero esplorato il giorno prima. Ci siamo addentrati per oltre un chilometro, come il giorno prima, fino a ritrovare il sentiero con la pendenza di oltre il 30%. Ci siamo inerpicati per un altro chilometro circa su questo sentiero, che faceva giri abbastanza viziosi, sempre con l’occhio alla nostra bussola. La direzione verso i pinnacoli del Cardou risultava essere buona. Ad un tratto, il sentiero è terminato su uno strapiombo di un centinaio di metri. Nulla da fare, il sentiero non era quello giusto. Siamo quindi tornati indietro, verso il "calvaire" con il cartello con la dicitura "Cardou". Ci siamo guardati attorno, ed abbiamo visto un altro piccolo cartello con scritto "Cardou" che indicava nella direzione opposta. Con molta attenzione abbiamo consultato le nostre mappe, ma questo sentiero non era segnato. Abbiamo comunque deciso di tentare, e ci siamo incamminati su questo nuovo sentiero. All’inizio la pendenza non era più del 20% e abbiamo proseguito. Ad un tratto, il sentiero ha piegato verso est, cosa questa che ci ha lasciati perplessi, visto che la direzione per i pinnacoli del Cardou era quella opposta, ossia verso ovest. In ogni caso, pensando che poi il sentiero potesse cambiare direzione, ci siamo addentrati nella foresta del Cardou, seguendo questo nuovo camminamento. La pendenza è improvvisamente aumentata ad oltre il 30%, ed il sentiero si è fatto strettissimo. Memori dell’esperienza precedente sul Bezu, abbiamo proseguito, e da questo momento, non possiamo negarlo, è stato l’inferno. La vegetazione si è fatta fittissima ed il sentiero, fattosi ancora più stretto, ha raggiunto un pendenza del 45%. Inoltre il sentiero si è ricoperto di vegetazione fatta perlopiù di piante spinose e dal fusto abbastanza grosso, e ciò rendeva difficoltoso il passaggio. Abbiamo tagliato quanto più possibile, fino ad arrivare ad un punto in cui il sentiero si è fatto più largo, ma la sua pendenza ha raggiunto il 60%. Quasi con la forza della disperazione ci siamo inerpicati su questo sentiero, e dopo circa 300 metri di questa pendenza fortissima, il sentiero si è fatto più dolce (comunque sempre intorno al 40% di pendenza) ma abbiamo notato che la vegetazione, già fittissima, si faceva quasi invalicabile (vedi foto 52). Anche qui abbiamo tagliato rami pieni di rovi ed arbusti di ogni tipo, mentre gli alberi si diradavano, mettendoci così in condizioni di procedere sotto un sole cocente. Ma abbiamo proseguito lo stesso, fino a quando abbiamo visto sopra di noi, vicinissimo, il primo pinnacolo del Cardou (vedi foto 53). Questa visione ci ha rianimati, ed abbiamo continuato a tagliare arbusti e rovi, per proseguire ancora. D’un tratto, il sentiero è divenuto, anziché di terra battuta ricoperta di vegetazione, una vera e propria pietraia (vedi foto 54) con sassi malmessi e che rotolavano ad ogni nostro passo. Ci siamo fermati per un riposo ristoratore di una mezz’ora, per poi proseguire su questa pietraia. Improvvisamente il sentiero è quasi scomparso sotto una serie di alberi a mezzo fusto e con un sottobosco ancora più fitto, tanto che abbiamo dovuto infilarci fra questi alberi camminando quasi strisciando, tanto che i nostri zaini passavano con molta fatica fra questo tipo di vegetazione e abbiamo liberato il più possibile (vedi foto 55). Dopo circa 2 Km. di questo incedere, il sentiero è ridiventato una pietraia sconnessa, ed abbiamo notato un buon numero di rettili, rivelatisi vipere, che ogni tanto ci attraversavano il cammino, tanto che abbiamo dovuto continuare con una prudenza estrema. Abbiamo percorso in queste condizioni al limite della praticabilità per altri 700 metri, fino a quando, con nostra estrema sorpresa e delusione profonda, il sentiero terminava con un baratro che superava i 300 metri. Non vi era traccia di altra strada o camminamento. Amareggiati, ma non vinti, abbiamo comunque fatto i nostri consueti rilevamenti. Abbiamo effettuato l’allineamento dei pinnacoli del Cardou con la parete rocciosa antistante, sulla quale spiccano le rovine dello Chateau de Blanchefort e le scure rocce di Roque Nègre, ed abbiamo visto come il cosiddetto "meridiano verde" che unisce le due città di Dunqerque e di Barcellona passa proprio per il Cardou. Usando la nostra antenna di Lecher, abbiamo avuto un sobbalzo: l’indice è schizzato al massimo. Questo sta a significare che sotto al monte Cardou deve esistere una gigantesca caverna, o un dolmen di dimensioni eccezionali che raccoglie le più forti correnti telluriche che almeno noi abbiamo mai rilevato. Quello che però più sconcerta è la regolarità del flusso tellurico: è come se sotto, o per meglio dire dentro al Cardou esistesse una costruzione con lati poligonali della stessa lunghezza o comunque regolari. Insomma, è come se vi fosse ricavato un tempio vero e proprio, una specie di chiesa sotterranea di grandi dimensioni. O se non è proprio così, almeno sembra esistere un ambiente con lati regolari che catalizza, convoglia e sprigiona un flusso di corrente tellurica straordinario. Ma per potere sapere questo con certezza occorre un’attrezzatura particolare che noi non possediamo, ossia un georadar. Si tratta di un apparecchio molto costoso, che la nostra sezione archeologica, come detto, non possiede ma che sarebbe di vitale importanza per le escursioni che dovremo fare e per i vari lavori che l’Ordine, anche in merito alle sue attività di rilevamento e di restauro vuole svolgere. Vorremmo ora, aprendo una piccola parentesi, lanciare un appello e tacciateci pure di sfacciataggine se volete: ma l’Ordine ha un bisogno vitale di questo strumento e non ha i mezzi economici per poterselo permettere. A tale scopo, la donazione all’Ordine di un georadar (deducibile inoltre dalle imposte) sarebbe di fondamentale importanza. Attendiamo fiduciosi. Chiudendo la parentesi, riprendiamo. Anche le misurazioni che abbiamo effettuato con l’elettromagnetometro hanno dato risultati incredibili: pur non essendovi nella zona cavi ad alta tensione od altri conduttori elettrici, l’elettromagnetismo della zona è considerevole e di parecchi volt-metri sopra la media. Ultima cosa non di secondaria importanza: il colore della terra del Cardou. E’ tutta, invariabilmente, di colore rosso. Comunque, eseguiti i rilevamenti, che ci hanno non poco confortato, abbiamo iniziato il percorso a ritroso, che ha presentato difficoltà ancora più grandi, visto che la scivolosità del terreno, già provata in salita, è risultata essere ancora più pericolosa in discesa. Dopo alcune cadute rovinose, per fortuna senza gravi conseguenze se non tumefazioni e qualche escoriazione, come Dio ha voluto, dopo altre due ore di cammino, siamo arrivati di nuovo all’imbocco del sentiero, accanto al "calvaire". Non ci vergogniamo affatto a dire che siamo letteralmente crollati a terra, sotto il peso degli zaini, e siamo rimasti così, fermi, per oltre un’ora. Ormai erano circa le 15.00, e avevamo avuto a che fare con il Cardou per oltre otto ore. Alla fine, ci siamo portati, con molta lentezza, alla nostra auto parcheggiata nella piazzetta di Serres. Ci siamo quindi diretti verso Rennes-Les-Bains, al solito posto del nostro amico birraio, dove finalmente ci siamo rifocillati ed abbiamo riposato un po’, comunque continuando a consultare le carte della zona, perché eravamo certi che un sentiero doveva pur esserci, che conducesse ai pinnacoli del Cardou. Abbiamo deciso di provare alla locale azienda del turismo dove, dopo una discussione di oltre mezz’ora, abbiamo reperito una mappa dei sentieri della zona, peraltro non precisa come chiedevamo, ma non c’era altro di meglio, almeno per noi… Alle 16.30, abbiamo deciso di recarci di nuovo a Campagne sur Aude, dove volevamo visitare la chiesa templare del paese, cosa che abbiamo fatto (vedi foto 56) con gioia ed emozione. La chiesa è piena di testimonianze templari, finanche nell’antica campana che reca incisa la croce dell’Ordine del Tempio. Alle 18.00 siamo rientrati al nostro albergo a Quillan, per poterci rinfrescare e toglierci di dosso tutta la sporcizia accumulata nella nostra ascensione al Cardou. Alle 19.00 ci siamo rinfrancati con un buona e veloce cena. Durante il pasto abbiamo riparlato delle "strane" cose viste a Rennes-Le-Chateau. Una rapida occhiata fra noi è bastata per decidere senza discussioni di ritornare a Rennes-Le-Chateau la sera stessa, tanto che alle 20.30, mentre ormai il sole era al tramonto, eravamo già al parcheggio presso la Torre di Magdala, che si stagliava sul sole che tramontava in maniera meravigliosa (vedi foto 57). Siamo rimasti ad osservare questo spettacolo del sole al tramonto, che metteva in risalto anche Villa Bethania (vedi foto 58). Abbiamo notato nel parcheggio parecchie auto, soprattutto con targa inglese e tedesca. Tramontato il sole, ci siamo portati presso un punto di ristoro posto proprio accanto al parcheggio, di fronte a Villa Bethania. Qui ci siamo fermati a parlare per un po’, attendendo che facesse buio completo. Alle 22.00, ci siamo portati accanto al "calvaire" nei giardini della chiesa, dove, in modo abbastanza sinistro, si stagliava la porta del cimitero, ovviamente chiusa. Abbiamo scattato alcune foto della porta del cimitero (vedi foto 59), del "calvaire" dove intanto sostava un gatto (vedi foto 60), della colonna "mission 1891" con sopra la statua della Vergine (vedi foto 61) e del cortile del presbiterio (vedi foto 62). Abbiamo scattato anche delle foto (vedi foto 63) di Villa Bethania, che sembrava essere, in quel momento, parte della scenografia di un film horror. Abbiamo cercato di vedere, mentre le persone si andavano assottigliando di numero, se era presente qualche "stranezza" o giù di lì. E la nostra attesa non è stata vana. Improvvisamente, proprio dai giardini che sono situati fra la Torre di Magdala e Villa Bethania, abbiamo udito un suono stranissimo, e di notevole entità, dalla natura indefinibile, a metà fra un grido soffocato ed il verso della civetta. Ci siamo avvicinati al recinto dei giardini, da dove il suono proveniva ed era fortissimo. Sembrava essere a non più di tre metri da noi. Abbiamo puntato la nostra fotocamera digitale per scattare una foto, ma ancora prima che il flash facesse chiarore con la sua luce (vedi foto 64), il suono è cessato di colpo. Scattata la foto si può vedere, ed anche non molto bene, che l’unica cosa che compare è il fogliame degli alberi del giardino. Ma la cosa più strana ed incredibile è stata che il suono, in un battibaleno, abbiamo verificato meno di un secondo, si è "trasferito", per così dire, verso la porta del cimitero. Ci siamo precipitati anche lì, sempre per cercare di fotografare l’origine del suono, che sembrava provenisse dal muro proprio sopra la porta del cimitero stesso, tanto che quando ci siamo portati sotto questo luogo, il suono era di una potenza tale che sembrava fosse a distanza di meno di un metro. Come prima, incredibilmente, prima ancora che il nostro flash illuminasse il punto dal quale proveniva il suono, e scattassimo la foto (vedi foto 65) quest’ultimo è scomparso di nuovo, anche qui in meno di un secondo, e si è portato all’altezza della Torre di Magdala. Ci siamo diretti anche lì, per provare ancora, (vedi foto 66) ma nello stesso identico modo, e con una rapidità inverosimile, il suono si è trasferito all’altezza della porta della chiesa. Ora noi non sappiamo chi o che cosa può aver originato quel suono, ma quello che è certo è che non poteva trattarsi di un uccello notturno, poiché la rapidità del movimento era troppa. Non può certo, un qualunque uccello notturno, percorrere una distanza in linea d’aria di oltre 100 metri in meno di un secondo, a meno che sotto le ali non avesse dei razzi nascosti. Inoltre, non abbiamo udito nessun battito d’ali o fronde di alberi che frusciassero come è normale quando un uccello spicca il volo. Abbiamo chiesto alle poche persone presenti se avessero udito anche loro quel suono, e ce lo hanno confermato, ma anche loro non capivano che cosa fosse, dicendoci anche che il fenomeno si ripeteva già da qualche sera. Perplessi, siamo andati via, tornando in auto al nostro albergo a Quillan, parlando di questo fenomeno durante il tragitto. Non abbiamo saputo dare una spiegazione logica al fatto. Ma abbiamo deciso che fra due sere, quando la luna sarà piena e forse la visibilità sarà migliore, torneremo a Rennes-Le-Chateau per cercare di dirimere la questione, qualora si ripresentasse il fenomeno. Domani comunque ci aspetta una tappa obbligata per dei templari: il castello di Montsegùr.

 

Martedì 3 luglio 2001- Montsegùr e Axat.

 

Ci siamo incamminati di buon ora, intorno alle 8.00, per raggiungere nella zona dell’Ariege il famoso castello di Montsegùr, quello dove gli ultimi Catari, assediati dai Cristiani durante la crociata contro gli Albigesi, considerati eretici dalla Chiesa di Roma, si difesero eroicamente, ma vennero alla fine massacrati o bruciati vivi dalle truppe cristiane. Dopo un tortuoso percorso, siamo arrivati nel piazzale antistante la salita, da percorrere a piedi, verso il castello che si stagliava maestoso sulle rocce a picco sulla vallata sottostante. Zaini in spalla, contenenti la nostra attrezzatura di rilevamento, abbiamo percorso la prima parte di salita, abbastanza dolce, e siamo arrivati alla stele che ricorda il massacro dei Catari poc’anzi detto (vedi foto 67). Molto particolare questa stele, visto che reca incise tre croci sormontate da una stella (la croce centrale è più marcata perché rappresenta quella di Gesù) e appena sotto la rappresentazione dell’Arca dell’Alleanza. Più sotto, la dedica ai Catari (vedi foto 68). Ci avevano detto che il percorso da fare a piedi non era molto ed era agevole. Questo non si è poi dimostrato vero, in quanto dopo la prima parte nella quale si raggiunge il cartello nel quale è specificato che la zona archeologica è sottoposta a vincoli (vedi foto 69) e successivamente si arriva al botteghino per pagare la salita al castello (22 franchi), prezzo nel quale in verità è anche inclusa la visita gratuita al Museo dei Catari nel sottostante paese di Montsegùr, il sentiero diviene decisamente più erto (circa il 25% di pendenza) e abbastanza poco agevole, seppure dotato in qualche punto di gradini di legno che facilitano la salita (vedi foto 70). Comunque per noi, dopo l’esperienza sul Cardou del giorno precedente, questo sentiero sembrava una scalinata di accoglienza al palazzo reale. Abbiamo continuato a salire, mentre il sentiero si faceva sempre più difficile e ripido (vedi foto 71) con circa il 40% di pendenza e sotto di noi si apriva uno stupendo panorama della vallata di Montsegùr (vedi foto 72). Accanto a noi, invece, parecchie persone ansimanti, con i primi sintomi di disidratazione e di qualche problema alle coronarie, visto il loro colorito bluastro. Sorridendo, memori dell’esperienza allucinante del Cardou, abbiamo proseguito per circa un chilometro, mentre il sentiero ha raggiunto la pendenza del 50%, il panorama era sempre più bello e le persone che incontravamo somigliavano sempre più a locomotive sbuffanti. Alla fine, siamo giunti sulla sommità, dove ci siamo trovati davanti le imponenti mura dello Chateau di Montsegùr (vedi foto 73). Eravamo a quota 1210 metri, come recitava la carta topografica ed il nostro infallibile altimetro. Dopo una rapida visita all’interno del castello (vedi foto 74) ed alla corona delle mura, abbiamo iniziato i rilevamenti, che ci hanno portato a risultati sorprendenti, come ad esempio il perfetto allineamento a 45° del castello con quello di Serres e l’incredibile visuale, con un angolo di 72° (che sta ad indicare un'ennesima triangolazione isoscele) con il monte Cardou. Abbiamo quindi terminato i rilevamenti, con la misurazione del campo elettromagnetico (negativo) e delle eventuali correnti telluriche con l’antenna di Lecher (che hanno dato risultato negativo). Effettuate le dovute annotazioni topografiche, siamo lentamente ridiscesi sullo stesso sentiero della salita (forzatamente in quanto ne esiste uno solo), e ci siamo riportati alla nostra auto. Abbiamo quindi sostato per un rapido pranzo a base di panino, vista l’ora (le 13.30). Ricontrollando i risultati dei rilevamenti, abbiamo atteso le ore 15.00, ossia l’apertura del Museo dei Catari di Montsegùr. Entrati nel museo, abbiamo immediatamente acquistato un piccolo libro sui Templari e abbiamo visitato le varie sale espositive, abbastanza piccole in verità. Un cartello all’entrata del museo recita che non è possibile scattare fotografie ma noi, lo ammettiamo, non siamo sempre così ligi ai regolamenti, ed abbiamo comunque scattato le foto del materiale che più ci interessava. Dopo la consueta esposizione di vasi, cocci vari, pentolami ed attrezzi di uso quotidiano, abbiamo veduto dei proiettili di pietra per catapulta (vedi foto 75), gli scheletri di due guerrieri catari sotto vetro (vedi foto 76) ed alcune suppellettili da guerra. Ma quello che ha più attirato la nostra attenzione è stata una croce in pietra (vedi foto 77) nella quale compare un viso abbastanza inespressivo e con inciso sotto un grande numero otto. Il cartello accanto al crocefisso dice che finora non si è riusciti a dare spiegazione a questa strana croce. A noi, in verità, quel viso inespressivo ricorda tanto quei volti che sono stati trovati accanto a chiese nell’Anglesey, in Galles, che risalgono al I secolo d.C. Non vorremmo sbagliare, ma siamo abbastanza certi che quel volto sulla croce nel museo cataro abbia molto a che vedere con quelli della lontana penisola britannica. Abbiamo preso buona nota e faremo senza meno delle verifiche al riguardo. Visitato il museo, abbiamo deciso di rituffarci completamente nel mistero per il quale siamo venuti in Francia. Quindi ci siamo recati ad Axat, circa 12 chilometri a sud di Quillan, dove nel locale cimitero è sepolto l’abate Henri Boudet, il predecessore ed amico di Berengère Saunière. Boudet era curato a Rennes-Les-Bains all’epoca di Saunière, tanto che la popolazione di Rennes-Les-Bains ha deciso di dedicargli l’epitaffio già veduto. Ma quando morì, il fratello di Boudet era sepolto ad Axat, e così anche lui venne sepolto qui, accanto al fratello. Axat è una ridente cittadina dove è molto diffuso lo sport del "rafting", ossia discendere su piccoli gommoni o canoe le rapide del fiume, e dove il turismo è fiorente, come recita anche il cartello della locale azienda turistica (vedi foto 78). Parcheggiata l’auto, ci siamo recati nel cimitero di Axat, dove trovare la tomba di Henri Boudet non è stato difficile. Bastava cercare una sepoltura con una lastra tombale sulla quale spiccasse un libro di pietra chiuso. E così è stato. Abbastanza vicino all’entrata del cimitero, fra due cappelle, abbiamo trovato la tomba di Henri Boudet (vedi foto 79), appunto con la lastra tombale descritta. Cosa significhi il libro sulla lastra tombale è lampante: il libro della Conoscenza e della Sapienza, chiuso, che possono aprire e leggere solo gli iniziati. Su questo libro, sulla copertina in pietra, diciamo così, spiccano dei simboli (vedi foto 80). Cosa stiano a significare questi simboli, lo vedremo poi in un prossimo viaggio, dopo le conclusioni di questo viaggio. Le iscrizioni sulla lastra tombale sono due, dalla parte sinistra quella dedicata al fratello di Boudet, Edmond (vedi foto 81) mentre a destra c’è quella dedicata a Henri Boudet (vedi foto 82). Le prime parole sono abbastanza leggibili, e recitano che "qui riposa Henri Boudet, anziano curato di Rennes-Les-Bains, deceduto in pace ad Axat il 30 marzo 1915 all’età di 78 anni". Il resto dell’iscrizione è quasi illeggibile, soprattutto la parte centrale, ma spiccano delle parole certamente in codice, una delle quali è SION. In quanto l’iscrizione è ridotta malissimo, sarà dura leggere e soprattutto decrittare quello che sulla lastra tombale di Boudet è scritto. Ma noi non demordiamo, e faremo di tutto per scoprirlo, in quanto siamo convinti che anche lì è nascosta parte del segreto. Facciamo l’ennesimo rilevamento topografico a mezzo della nostra bussola e degli strumenti: la bisettrice della lastra tombale di Boudet è perfettamente allineata con la chiesa di Rennes-Le-Chateau. Ma ora si è fatto tardi, sono quasi le 19.30. E’ il momento di raggiungere il nostro albergo a Quillan, rifocillarci e riposare, in quanto domani ci aspetta un’altra dura giornata. Saremo ad Antugnac e a Costaussa, a fare rilevamenti sui "calvaires" della zona e visiteremo la tomba dell’abate Gelìs, assassinato a Costaussa da mano ignota. Poi la sera ci attende Rennes-Le-Chateau con i suoi misteri ed i suoi segreti.

 

Mercoledì 4 luglio 2001- Antugnac, Costaussa e Rennes-Le-Chateau.

 

Sveglia anche oggi di buon ora, ed alle ore 9.00 eravamo già nel piccolo paese di Antugnac, circa 4 Km. a nord-ovest di Couiza, ed ad appena un chilometro dal borgo di Montazels, paese natale di Saunière. Il paese di Antugnac è veramente piccolo e di poche anime, tanto che per la strada, nonostante come detto fossero oltre le 9 del mattino, non vi era anima viva. Tramite le carte dell’Istituto Geografico Nazionale di Francia, in scala 1:25.000, come detto reperite in un locale supermercato, abbiamo localizzato il "calvaire" di Antugnac, che si trova sulla collina a nord-ovest del paese stesso. Questo "calvaire" è veramente unico nel suo genere, non solo perché reca la data incisa (vedi foto 83) in modo assai originale (i numeri "8" della data sono scritti in modo che le due parti dei numeri non si tocchino) ma anche perché, proprio accanto al "calvaire", coperto da un albero abbastanza folto, si trova una statua di Cristo in grandezza naturale (vedi foto 84). E’ l’unico "calvaire" fra tutti quelli da noi scovati e rilevati che ha questa particolarità. Non solo. Il "calvaire" ha la solita dicitura incisa "INRI", ma qualcuno ha pensato di cancellare la "N" di questa scritta a colpi di scalpello. Non si spiegherebbe questa strana cosa, se non avessimo sottomano una foto del "calvaire" di qualche anno fa, dove appare la scritta INRI completa, ma con la "N" rovesciata, come era tipico delle incisioni esoteriche ed iniziatiche. Comunque, il fatto che qualcuno abbia cancellato questa "N" rimane, ma le ragioni sono misteriose. Continuando ad esaminare con cura il "calvaire", abbiamo notato che i due bracci della croce sono perfettamente orientati nord-sud e tirando una riga attraverso lo spazio che intenzionalmente è stato lasciato fra la parte superiore e quella inferiore dei numeri "8", prolungandola idealmente nello spazio, forma un perfetto allineamento geografico. Ma quello che assolutamente ci ha colpiti, è stata la statua del Cristo. L’allineamento geografico non è perfetto nord-sud come il vicino "calvaire", ma è spostato di circa 15° in direzione nord-nord-ovest. Per riuscire a comprendere il perché di questo "disallineamento" rispetto al "calvaire", abbiamo effettuato alcune rilevazioni topografiche che hanno portato ad un risultato sorprendente. Quello che è importante non è la direzione geografica dei lati della statua, ma l’allineamento degli occhi della raffigurazione di Cristo. Dopo essere saliti alle spalle della statua (vedi foto 85), ed usando il nostro teodolite portatile, abbiamo ricavato l’allineamento del centro degli occhi, ossia la direzione dello sguardo, con lo spazio antistante la statua. Incredibile ma vero, sia come direzione che come angolazione azimutale, gli occhi della statua guardano in modo inequivocabile e preciso una montagna appena visibile in lontananza: il Cardou (vedi foto 86). Pensavamo di esserci sbagliati ed abbiamo ripetuto le rilevazioni, che però ci hanno riportato gli stessi risultati. Riportando i risultati dei rilevamenti sulle nostre carte topografiche, abbiamo notato come l’allineamento degli occhi della statua non solo sia perfetto con il Cardou, ma anche con lo Chateau de Blanchefort, sito proprio davanti al Cardou stesso. Riportiamo i risultati di questo allineamento nelle conclusioni del nostro lavoro. Tutto, giorno dopo giorno, si va facendo sempre più chiaro nella nostra mente. Acquisiti questi nuovi dati, ci siamo recati dall’altra parte della vallata del fiume Sals, sulla strada che da Couiza porta ad Arques. Superata la cittadina di Couiza, dopo circa due chilometri, abbiamo girato a sinistra, salendo per una strada che ci ha condotti a Costaussa. Questo piccolissimo paese è abbarbicato sulla collina che è antistante a quella di Rennes-Le-Chateau, che però è più alto rispetto a Costaussa stessa. Appena entrati a Costaussa, abbiamo cercato il minuscolo e ormai abbandonato cimitero della cittadina (vedi foto 87). Ci siamo recati qui perché l’abate Antoine Gelìs, curato della chiesa di Costaussa, amico di Saunière e Boudet, fu misteriosamente ucciso mentre era nella sua canonica. Non è stato difficile trovare la tomba dell’abate Gelìs, consunta dal tempo e con la lapide ormai quasi illeggibile (vedi foto 88). Ma le parole scolpite nella pietra non lasciano adito a dubbi: "Qui riposa il corpo dell’abate Antoine Gelìs, assassinato nella notte fra il 31 ottobre ed il primo novembre del 1879. Pregate per lui.". Abbiamo pensato come fosse curioso il fatto che Gelìs fosse stato ucciso, e risulta anche in modo brutale e violento, proprio durante la notte di Halloween, che come recita la tradizione, è la notte in cui tutti gli spiriti del male hanno piena libertà di azione. Dopo l’assassinio, risulta anche che non fu rubato nulla nella canonica dell’abate, tanto che gli oggetti d’oro e il denaro non furono toccati. Fu soltanto lasciato un biglietto con la dicitura "Viva Angelina". Fu però messa a soqquadro la canonica per cercare dei documenti. Quali? Dalle corrispondenze dell’epoca, però, sappiamo che Gelìs, Saunière e Boudet erano in stretto contatto fra loro, e quindi anche Gelìs doveva sapere del Segreto. Fu forse questa, abbiamo pensato con molta convinzione, la ragione del barbaro assassinio di Antoine Gelìs. La sua tomba non ha neanche un fiore, né una dedica qualunque. Nonostante la presenza curiosa di alcuni muratori che stavano ristrutturando una vecchia casa di fronte al cimitero, abbiamo fatto anche qui i nostri rilevamenti, ed abbiamo notato come i bracci della croce della tomba di Gelìs si allineano perfettamente con la Torre di Magdala di Rennes-Le-Chateau. Ma la direzione della lastra tombale, mancante ma delimitata da alcune tracce della stessa, non si allineava con nulla che avesse a che fare con il Segreto. Sembrava quasi che l’abate Gelìs doveva "rimanere fuori" dal Segreto, o che avesse "tradito" in qualche modo qualcosa o qualcuno, anche per il modo della sepoltura, senza alcun riguardo dovuto comunque ad un abate di una chiesa del luogo. Ma anche per la direzione della sepoltura, che andava in direzione opposta a tutte le altre riguardanti questo Segreto. Quello che comunque è certo, è che l’assassino di Gelìs non è mai stato trovato, né è mai stata data una spiegazione plausibile al suo brutale omicidio. Lasciata Costaussa con una certa angoscia, ci siamo diretti verso ovest, cioè abbiamo ripreso la strada che conduce a Serres e ad Arques. Giunti a Serres, proprio sotto il Cardou (che non neghiamo di aver guardato con una certa apprensione, memori dell’inferno lassù vissuto) abbiamo girato a sinistra, cioè verso nord, e ci siamo diretti verso il borgo di Peyrolles, la cui chiesa ha molto a che fare con la geometria del luogo. Giunti là, abbiamo parcheggiato l’auto accanto alla chiesa (vedi foto 89) ed all’annesso cimitero, anch’esso molto malridotto, nella sua parte più vecchia, tipo quello di Costaussa. Tanto che abbiamo notato, in un paio di punti, l’affioramento di alcune ossa umane, che ci siamo ben guardati dal toccare. Un sopralluogo alle tombe ci ha messi in grado di stabilire che anche qui si è voluto riportare sulla pietra un "avvertimento" riguardo la geometria del luogo. Sulla lapide di tale Julien Lacombe vi è riportata un’incisione con una riga verticale le cui estremità terminano con una freccia. Effettuato immediatamente il rilevamento, abbiamo notato come questa riga fosse perfettamente allineata con lo Chateau de Serres ed il Cardou. Anche l’asse del campanile della chiesa di Peyrolles (vedi foto 90) risulta allineato con le località appena dette. Appuntato anche questo, ci siamo diretti, visto che si erano fatte ormai le ore 14.00, verso la consueta piazzetta di Rennes-Les-Bains, dal nostro amico della birreria, il quale ci ha accolto con cordialità e gioia. Proprio da lui abbiamo saputo che la chiesa di Rennes-Les-Bains non era visitabile in quanto oggetto di atti vandalici e le autorità avevano deciso per la sua chiusura. Quindi non ci era data la possibilità di fare un rilevamento preciso dell’interno della chiesa stessa. Ma eravamo decisi a fare un altro tipo di rilevamento: quello sulla tomba di Jean Vie (vedi foto 91), curato anch’esso di Rennes-Les-Bains ed un secondo rilevamento sulla tomba della madre e della sorella di Henri Boudet, sepolte come già detto proprio a Rennes-Les-Bains, perché forse ci era sfuggito qualcosa. La dicitura sulla lapide di Jean Vie non dice molto, ma è lampante il rilevamento effettuato sulla riga in basso della lapide, che risulta essere esattamente sul cosiddetto "meridiano verde", e la particolarità del nome "Jean Vie", che ricorda tanto il mese "janvier", ossia "gennaio"... così come la riga orizzontale sulla croce della lapide (vedi foto 92) sulla tomba della madre e della sorella di Boudet. Questo lo avevamo già rilevato, ma l’altra particolarità che ci era sfuggita e ora avevamo davanti era di importanza capitale: la linea verticale del'incisione è perfettamente allineata con la "fauteuil du diable", ossia la "poltrona del diavolo", nella foresta di Rennes-Les-Bains. Ma ormai i nostri rilevamenti volgevano alla fine, ed erano stati tutti incamerati nel nostro computer portatile, in attesa di essere con calma elaborati una volta ritornati a Roma. Poi, così come avevamo deciso, ci siamo diretti verso Rennes-Le-Chateau. Erano le 18.30. Il cielo si è improvvisamente oscurato, il tempo è divenuto minaccioso e si è alzato un vento fortissimo, tanto che alcuni ombrelloni di un posto di ristoro sulla strada che da Rennes-Les-Bains riporta verso Couiza sono letteralmente volati in mezzo alla strada. Poi è iniziato a piovere in modo violentissimo, e la visibilità dall’abitacolo della nostra auto era a dir poco pessima. Conoscendo la pericolosità della strada che si inerpica a Rennes-Le-Chateau, abbiamo rinunciato ad andarvi, ripromettendoci di farlo domattina, tempo permettendo. Rivisiteremo il Museo Saunière e faremo altri rilevamenti, andremo poi a Carcassonne per fare ricerche sulla storiografia del luogo. La sera torneremo a Rennes-Le-Chateau, per poter dirimere, qualora si ripresentasse, il dilemma del suono ascoltato la sera precedente. Ci siamo quindi diretti al nostro albergo a Quillan.

 

Giovedì 5 luglio 2001- Rennes-Le-Chateau, la fase finale

 

Sveglia anche oggi abbastanza presto. Il cielo è minaccioso, ma per fortuna non piove come la sera precedente, nella quale la quantità di acqua caduta è stata veramente notevolissima. Alle ore 9.30 siamo già a Rennes-Le-Chateau, davanti al presbiterio di Saunière. Sia il Museo che Villa Bethania hanno appena aperto, e le persone presenti, rispetto ai giorni precedenti, erano molto più numerose. Stavolta dovevamo fare un sopralluogo approfondito e capillare, a differenza di quello abbastanza sommario fatto il primo giorno. Così, prima di entrare nel museo e rifare il giro dei giorni precedenti, abbiamo deciso di fare un nuovo sopralluogo intorno alla Torre di Magdala, in quanto avevamo notato un "qualcosa" che non ci quadrava. Così, con molta attenzione, ci siamo portati sotto alla Torre di Magdala, dove abbiamo esaminato con estrema attenzione la roccia su cui poggia la Torre stessa ed il camminamento che porta al Giardino di Vetro. E qui la prima sorpresa: ecco cosa avevamo notato nei giorni scorsi e che non ci quadrava. Nella roccia spiccavano non una ma due aperture. La prima è coperta dalla vegetazione (vedi foto 93) ed alta circa due metri, di forma rettangolare, e fendendo la vegetazione stessa si poteva intravedere una specie di tunnel, comunque murato alla bell’e meglio, che portava proprio sotto il camminamento della torre. La seconda apertura, di forma quadrangolare con ogni lato di circa un metro e mezzo, è murata intenzionalmente (vedi foto 94) ma in modo chiarissimo. Piazzati i nostri strumenti, il rilevamento effettuato ci porta alla conclusione che il primo tunnel si dirige esattamente verso la chiesa, a meno di gomiti e curve interne che potrebbero anche esistere; la seconda apertura, quella murata, procede invece in direzione di Villa Bethania, e qui non sembrano esistere curve interne o meno. La seconda apertura, rispetto alla prima, è situata più in alto di circa 4 metri, facendoci pensare che i due tunnel non si incrocino, ma portino in due direzioni diverse e distinte. Non essendo in possesso di una adeguata attrezzatura di scavo, e per di più in pieno giorno, certamente non potevamo metterci a disseppellire o aprire questi due pertugi. Abbiamo comunque preso buona nota della posizione delle due aperture. Improvvisamente, proprio sopra la prima apertura, cosa anche questa che non avevamo notato le volte precedenti, abbiamo visto inciso sulla roccia un cerchio con all’interno, chiarissima, una croce templare (vedi foto 95). Ci siamo arrampicati per raggiungerla e fotografarla più da vicino (vedi foto 96). Attorno alla croce o all’interno di essa non c’è alcun simbolo che possa dirci di più. Ma ci è venuta in mente una cosa: perché quella croce è sistemata proprio sull’apertura che abbiamo rilevato? E perché proprio a quell’altezza ed in quella posizione? Dovevamo fare una verifica. Cosa che, non appena effettuata, ci ha portati alla conclusione che la croce è perfettamente allineata con il "calvaire" di Montazels, visitato nei giorni precedenti. Sulla carta topografica controlleremo poi, con più calma, se questo allineamento porta a qualche altra posizione precisa. Dopo tutto questo, ci siamo riportati rapidamente ai giardini del presbiterio, dove abbiamo accentrato la nostra attenzione sul pilastro dell’altare (vedi foto 97), su cui è posta la statua della Vergine. Sappiamo che Saunière ha fatto fare una copia di questo pilastro, e lo ha fatto porre nei giardini non già nella giusta posizione, ma capovolto, tanto che la data incisa, cioè "I89I", in realtà è il I68I. Questo risulta strano, ma quello che è ancora più stupefacente è che la scritta "MISSION" in realtà non significa "missione". Questo perché le due "S" della scritta sono stranamente "evidenziate" (vedi foto 98). Questo sistema viene usato per separare le parole in linguaggio criptico, quindi la parola "MISSION" viene divisa in due, e si deve leggere "MIS" e "SION". Questo fatto ci è confermato anche dal "calvaire" che abbiamo potuto vedere alla chiesa templare di Campagne sur Aude (vedi foto 99), che reca incise proprio le due parole "MIS" e "SION" separate da un trattino. Ora chiaramente la parola "SION" sta ad indicare Gerusalemme, ma la parola "MIS"? Cosa può voler dire? La spiegazione, alla fine, è venuta fuori, e la riportiamo nelle conclusioni del nostro viaggio. Sul pilastro, in basso ed ovviamente capovolte, spiccano la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, A e W , l’alfa e l’omega che stanno a significare, in linguaggio esoterico, l’inizio e la fine (vedi foto 100). In mezzo, un motivo scolpito che molto ricorda la vite ed il grano (vedi foto 101), che sono intrecciati. Anche qui, in linguaggio esoterico, la spiegazione è chiarissima: la vite sta ad indicare la produzione dell’uva, frutto sacro che ricorda il sangue di Cristo, mentre il grano, altro frutto sacro, sta a ricordare il pane che Gesù spezzò nell’Ultima Cena, l’Eucaristia. Più sopra, proprio sotto i piedi della statua della Vergine, la scritta, ripetuta: "Penitence, Penitence", ossia due volte penitenza (vedi foto 102). E perché due volte? Sarebbe bastato anche scriverlo una volta sola, ma noi sappiamo che i Templari scrivevano sempre due volte le loro cose… Sui lati del pilastro, si ripetono i motivi della vite e del grano come sulla parte frontale (vedi foto 103). Davanti al pilastro, a terra, c’è una lapide, che a noi ricorda tanto una lastra tombale. La scritta su questa lapide sembra chiara e senza arcani, cioè: "O MARIE CONCUE SANS PECHE PRIEZ POUR NOUS QUI AVONS RECOURS A VOUS" (vedi foto 104). Significa letteralmente "O MARIA NATA SENZA PECCATO PREGA PER NOI CHE QUI RICORRIAMO A VOI". Ma ci siamo accorti di alcune cose strane anche su questa "lastra tombale", la chiamiamo così perché sembra tanto chiudere una tomba. Come detto, la scritta sulla lastra sembra essere una semplice invocazione ala Vergine, ma abbiamo constatato che anche in questa semplice preghiera vi è inserito un linguaggio criptico. Se osserviamo attentamente le lettere della dicitura scolpita, vediamo che le lettere "M" e "A" di "MARIE", ossia Maria, sono una incastonate l’una nell’altra. Questo poteva essere evitato, scrivendo la "M" e la "A" di seguito, spazio ce n’era in abbondanza. Poi osserviamo la serie di accenti che sono scolpiti sulle lettere (vedi foto 104). Accenti acuti e gravi ma non posti nel modo giusto. Altro messaggio criptico, sicuramente. E abbiamo pensato e trovato la spiegazione di questi messaggi. Il primo messaggio, ossia le due lettere "M" e "A" incastonate l’una nell’altra (vedi disegno foto 105) stanno a significare le due lettere ALFA e OMEGA l'una nell'altra, mentre vediamo anche che la lettera "O", ossia la prima della frase, è legata alle altre due lettere incastonate una nell'altra poc'anzi dette. La serie di accenti gravi ed acuti, posti non nel modo esatto invece, ci fanno pensare, ed anche molto. Sulla parola "PECHE", cioè "peccato", sulle due lettere "E" della parola ci sono due accenti acuti, mentre sulle parole "A VOUS", cioè "a voi", sulla lettera "A" è presente un accento grave. In pratica due accenti acuti ed un accento grave. E questo grammaticalmente non è esatto. Ma ecco l'illuminazione improvvisa. Tiriamo fuori le copie delle famose pergamene trovate da Saunière. Ci soffermiamo sulla seconda dove leggiamo "Génésarèth". Due accenti acuti e uno grave. Proseguiamo, e leggiamo "Jésus mèdela vulnérum". Altri due accenti acuti e uno grave. Poi passiamo alla ormai famosissima lastra tombale della marchesa di Blanchefort, l'iscrizione "REDDIS REGIS CELLIS ARCIS". Esaminandola, vediamo: "Réddis Régis Cèllis Arcis". Altri due accenti acuti e uno grave. Il messaggio criptico andrà decifrato, perchè ormai di messaggio crittato si tratta, senza alcun dubbio. Fatti questi rilevamenti e queste conclusioni, abbiamo accentrato la nostra attenzione sul presbiterio. Siamo andati sotto al "calvaire" nel giardino, ed abbiamo iniziato i rilievi, fra la curiosità delle persone presenti. Il campo elettromagnetico è risultato essere di notevole entità, mentre l’antenna di Lecher ha mostrato un discreto afflusso di corrente tellurica. Poi abbiamo cominciato l’esame delle scritte sul basamento del "calvaire". A parte una lapide che ricorda la visita del vescovo di Carcassonne, monsignor Billard nel giorno della Pentecoste (vedi foto 106), poco più sopra, ai lati della pietra su cui poggia la croce del "calvaire" vi sono alcune iscrizioni, come "CHRISTUS IMPERAT", "CHRISTUS VINCIT", (vedi foto 107). Ma la scritta che ha più attirato la nostra attenzione (vedi foto 108) è "CHRISTUS A.O.M.P.S. DEFENDIT". Considerata l’abitudine massonica di scrivere le parole solo con le iniziali ed i punti, abbiamo ipotizzato, dopo molte congetture e riletto alcuni documenti, che quelle lettere puntate possono significare (abbiamo riportato le iniziali in bianco) "Antiquus Ordo Mistiqusque Prioratus Sionis". E dopo aver consultato altre documentazioni, pensiamo di avere ragione, chissà. Quindi ecco che ricompare il Priorato, che troveremo, clamorosamente, anche nella chiesa. E proprio qui ci siamo recati, quando la campana ha suonato, indicando che la porta della chiesa era stata aperta. Entrando sulla sinistra, come al solito troviamo il simpatico Asmodeus che sorregge il confessionale. Ma abbiamo fatto un sopralluogo più accurato proprio sull’acquasantiera e soprattutto sul gruppo degli angeli che la sovrastano (vedi foto 109). La scritta "PAR CE SIGNE TU LE VANCRAIS" in francese significa "Con questo segno tu lo vincerai". E’ chiaramente il segno della croce, di cui ognuno dei quattro angeli fa un tratto. Lo si vede chiaramente (vedi foto 110 elaborata). Ma abbiamo anche notato un’altra cosa: l’ultimo angelo in basso nel gruppo marmoreo, con la sua mano sinistra, indica qualcosa in basso (vedi  foto 109-110). Cosa sta ad indicare? Forse Asmodeus? Cioè che con il segno della croce si può vincere il diavolo, ossia il Male? Potrebbe essere, ma non ne siamo sicuri. Abbiamo così proseguito, anche qui tra la curiosità generale, i nostri sopralluoghi e rilievi nella chiesa. Piazzata l’antenna di Lecher al centro della chiesa, l’indice è schizzato verso l’alto, indicando un’attività di corrente tellurica notevolissima. Certo non come sul Cardou, ma anche qui questa attività è presente e con forza. Quindi, dopo aver riesaminato tutta la Via Crucis che è piena di simbologia massonica, ci siamo accorti che sull’arco che sostiene il tetto prima dell’altare e dell’abside, sono riprodotti i simboli di Maria Maddalena (vedi foto 111). Ma quello che è più straordinario, ed è strano che nessuno se ne sia mai accorto prima, è che quei simboli sono usati, e molto, anche dal  Priorato di Sion e sono i simboli "principe" del Serpente Rosso! Di nuovo il Priorato, e stavolta in compagnia del Serpente Rosso. Sappiamo cos’è il Serpente Rosso, quel libretto in cui compaiono i segni dello Zodiaco, e non 12 come di solito, ma 13, in quanto comprende anche l’Ofiuco. In ognuno dei versetti di ogni segno zodiacale, vi è riportato un messaggio criptico di difficile interpretazione. Per i versetti, potete andare alla sezione "Il Serpente Rosso" nella pagina predisposta del nostro sito. Sappiamo anche che i tre autori di questo libretto sono stati trovati morti suicidi, tutti e tre nella stessa data, il 17 gennaio, data fatidica per Rennes-Le-Chateau e non solo (ricordiamo che la chiesa di Saint Sulpice a Parigi nella stessa data rimane chiusa). Difatti il 17 gennaio è morta la marchesa di Blanchefort della famosa lapide, il 17 gennaio Saunière ebbe l’attacco cardiaco che lo portò alla morte sette giorni dopo. Insomma, proprio un numero infausto, sembrerebbe. Sorridendo, ci siamo chiesti se la tradizione popolare che vuole il 17 un numero infausto, derivi proprio da qui. Ma proseguiamo con il sopralluogo nella chiesa e arriviamo all’altare. Qui, a parte il bellissimo bassorilievo di Maria Maddalena, ci siamo fermati increduli. Perché abbiamo notato una cosa che nessuno aveva mai notato prima, stando alla miriade di testi consultati. Questa cosa che abbiamo notato è la forma dell’altare (vedi foto 112). Tre candele da un lato, tre dall’altro, poste in modo obliquo su un marmo che forma una specie di spiovente. Al centro, più in alto, il Cristo. Ma questa, ci siamo detti, è una Menorah! Già, la forma delle candele sull’altare richiama la forma della Menorah, il famoso candelabro ebraico in oro massiccio a sette bracci che era nel Tempio di Salomone, simbolo principe della religione ebraica assieme all’Arca dell’Alleanza. Sappiamo che l’altare in questione non era preesistente, ma è stato fatto fare in quel modo proprio da Saunière. Evidentemente, e non a caso, il nostro ineffabile curato aveva fatto costruire l’altare proprio in quella maniera. Un’altra tessera aggiunta a questo gigantesco mosaico del mistero. Fatti i dovuti rilievi e le foto, la nostra attenzione si è concentrata sulla sacrestia. La parte anteriore dell’altare è chiusa con un basso cancelletto, per non permettere l’entrata, ma noi, che come detto a volte ce ne infischiamo dei regolamenti, abbiamo saltato questa barriera e siamo andati ad aprire la porta della sacrestia. Chiusa, sprangata. Con quella serratura nuova che avevamo notato. Sappiamo che là dentro c’è il piccolo ambiente in cui Saunière si preparava per dire messa, e sappiamo anche che esiste un crocifisso, che contiene diversi simboli particolari. Non volevamo rinunciare a vedere la sacrestia, quindi siamo tornati indietro, verso la biglietteria del museo. Abbiamo parlato con una ragazza, che fa pare dell’Associazione Terra di Rheda, quella che cura il Museo Saunière e tutto il resto. In francese abbiamo gentilmente ma fermamente chiesto che ci aprisse la sacrestia. La risposta, in prima battuta, è stato un gentile "NO". Ma abbiamo insistito, e le abbiamo detto che sapevamo che esisteva un crocifisso nella sacrestia, e volevamo vederlo. Cambiando espressione, la ragazza ha dato la risposta, stavolta secca e tagliente: "Non è possibile. Ci sono lavori di restauro e la sacrestia non può essere visitata.". Abbiamo ribattuto, stavolta anche noi con sarcasmo, che non esistevano affatto lavori di restauro e che la proverbiale gentilezza francese non era di casa da quelle parti. E lei di rimando, ancora più gelida: "Vi prego di non insistere, monsieur.". Appunto, inutile insistere, e ci siamo allontanati, ma abbiamo notato che la ragazza ha fatto cenno a qualcuno verso di noi e ha subito parlato con un telefono cellulare, sempre osservandoci con attenzione e sospetto. Da quel preciso momento un uomo, sigaretta penzolante dalle labbra, ci ha costantemente e discretamente seguiti nei nostri movimenti. Ma noi non abbiamo dato peso a questo e abbiamo continuato nel nostro sopralluogo, stavolta rientrando, come nel primo giorno, nel Museo Saunière. Abbiamo spulciato in tutte le vetrinette espositive, fino ad arrivare a scoprire un libro di astronomia usato da Saunière, con degli appunti scritti da lui stesso, chissà poi perché, visto che lui non si interessava affatto di astronomia. Ma quello che ci ha fatto sobbalzare è stato l’autore del libro di astronomia, tale Camille Flammarion. Astronomo di grido per quel tempo, Flammarion, coevo di Saunière, era anche amico personale di Allan Kardec, famoso spiritista, ora sepolto nel cimitero di Pére Lachaise a Parigi. Che ci sia un nesso? Chissà. Poi, in un’altra vetrinetta, abbiamo scoperto ancora una cosa. Un atlante (vedi foto 113) che usava Saunière, anche questo con suoi appunti, e addirittura una stella a sei punte disegnata da Saunière con vicino un appunto. La stella a sei punte, il sigillo di Salomone, disegnato su un atlante dal curato con accanto un appunto, che però non siamo riusciti a leggere. Perché Saunière ha disegnato il sigillo di Salomone su quell’atlante? Cercheremo nelle nostre conclusioni di dare risposta a questo quesito. Elucubrando su queste scoperte, arriviamo così a Villa Bethania, nella quale ci infiliamo per poter visionare di nuovo e meglio il materiale esposto. Nulla di notevole, solo suppellettili sacre e quant’altro. Ma guardando meglio, il primo giorno che ci siamo recati a Rennes-Le-Chateau in una delle vetrinette era esposto un piccolo libro con degli appunti di Saunière, apparentemente senza importanza. Ora non c’era più. Abbiamo guardato da altre parti, pensando che lo avessero spostato. Niente. Altro piccolo mistero da svelare. Per il resto, abbiamo trovato tutto intatto, compresa le camere sprangate con le finestre chiuse. Abbiamo quindi rifatto il percorso dalla Torre di Magdala fino alla Gabbia di Vetro,trovando tutto come prima. Siamo quindi rientrati nel presbiterio dove abbiamo notato una lapide a terra. Ci siamo avvicinati, ed abbiamo scoperto che questa lapide (vedi foto 114) è di tale Elisabeth Raynaund, morta giovanissima ai tempi di Saunière. La particolarità di questa lapide è che tutte le "N" della dicitura sono capovolte. Allora anche qui ci deve essere un mistero, in quanto le altre "N" delle lapidi che avevamo finora visto erano tutte nel verso giusto. Perché su questa lapide le "N" sono invece rovesciate? D’improvviso, un pensiero illuminante: Elisabeth Raynaund era la figlia di uno dei migliori amici di Saunière, che sapeva di questo Grande Segreto che aleggia su Rennes-Le-Chateau. Perciò, ci siamo diretti al cimitero accanto alla chiesa, cercando la tomba di Raynaund, che abbiamo trovato soltanto tramite un "regret", ossia un ricordo che i parenti pongono sulla tomba del defunto. Purtroppo però la scritta sulla lapide è cancellata, ed il crocifisso che campeggiava sulla lapide stessa è mozzato alla base. Così, non abbiamo potuto vedere se anche la sua lapide, come quella della figlia, portasse le "N" rovesciate. Aggirandoci nel cimitero alla ricerca di altri indizi, abbiamo trovato una tomba senza nome, con una sola croce che spuntava dall’erbaccia ormai alta. In mezzo a questa croce (vedi foto 115) due altri segni, di cui uno più marcato. Insospettiti, abbiamo immediatamente compiuto un rilevamento topografico: ebbene la linea orizzontale è perfettamente orientata verso lo Chateau di Blanchefort e quindi verso il Cardou. Appuntato anche questo, abbiamo ricominciato a girare per il cimitero, fino a trovare la tomba di tale Neysser (vedi foto 116) che sapevamo essere uno dei più fidati amici di Saunière. E qui abbiamo notato un particolare interessantissimo: sulla lapide, sotto la croce, è scolpita una stretta di mano, ma al modo massonico. Quindi Neysser era un massone, come sapevamo lo era Saunière. Ecco un’altra conferma. Ma allora, perché nella chiesa abbiamo trovato il simbolo del Priorato di Sion e del Serpente Rosso, quando ben sappiamo che i rapporti fra la Massoneria ed il Priorato sono sempre stati di pungente disaccordo? Cercheremo di far luce anche su questo, come abbiamo intenzione di fare un lavoro di decrittazione sulla lapide di Elisabeth Raynaund, perché siamo certi che racchiuda qualche messaggio in codice. Raccolti gli ultimi appunti, abbiamo fatto un ultimo salto in chiesa, dove ci attendeva un’altra sorpresa. Entrando e raggiungendo l’altare, sulla nostra destra, dipinta su una vetrata (invisibile dall’esterno come del resto nelle cattedrali gotiche) la raffigurazione della resurrezione di Lazzaro (vedi foto 117). Usando il nostro binocolo, in quanto la vetrata è in alto e non ben visibile, ci siamo accorti che il paesaggio raffigurato è quello che abbiamo potuto ammirare sul Cardou. Ci siamo guardati: ormai i nostri sospetti erano più che fondati. Ormai erano le 15.00, e ci siamo presi una pausa per il pranzo. Dopo però, come ci eravamo ripromessi, siamo tornati alla biglietteria, dove c’era la simpatica ragazza di prima. Appena siamo entrati, incuranti del suo sguardo torvo, abbiamo scattato una foto del pezzo di sotterraneo che si intravede (vedi foto 118). Quindi, con notevole faccia tosta che a noi non manca, dobbiamo ammetterlo, abbiamo fatto l’ennesima domanda alla ragazza, cioè volevamo sapere che fine avesse fatto il piccolo libro che era nella vetrinetta e ora non c’era più. La sua risposta, con tono infastidito, è stata sempre la stessa: "E’ in restauro, monsieur.". Ma qui sta sempre tutto in restauro? A noi non sembrava, quando lo abbiamo visto la prima volta, che quel libriccino fosse da restaurare. Poi ho notato che la ragazza mi guardava con insistenza ed interesse, come se cercasse di capire dove mi aveva visto. Siamo usciti dalla biglietteria e , ultima cosa, e questo ha un po’ del comico, è stata che ci siamo avvicinati al tizio che ci seguiva, come detto, da parecchio tempo. Stava mettendo l’ennesima sigaretta in bocca, ed io ho tirato fuori il mio accendino e gliel’ho accesa dicendogli: "Grazie per la scorta.". Lui ha fatto un mezzo sorriso e non ha detto una parola, ma è cambiato di colore, divenendo improvvisamente pallido, ed ha profferito un sommesso "Merci". La ragazza è uscita dalla biglietteria e ci si è avvicinata dicendo: "Siete della polizia, monsieur?". Ho risposto, con tono fra il beffardo e il canzonatorio: "No, mademoiselle, sono il Gran Maestro dell’Ordine Internazionale del Tempio". E’ ammutolita ed è divenuta di mille colori. Quindi mi ha fatto addirittura un inchino dicendomi: "Mi sembrava di avervi riconosciuto. Scusatemi, sono stata poco cortese, è vero. Scusate, Maestro, posso andare ora?". La mia risposta: "Certo mademoiselle, andate pure.". Non nascondo che mi è venuto da ridere. Anche se in tutta questa storia c’è veramente assai poco da ridere. Così, ce ne siamo andati da Rennes-Le-Chateau, ma torneremo e molto presto. Perché ci sono ancora molte cose da vedere e da studiare, e ritorneremo con le nostre conclusioni, quelle che ora vi sottoponiamo.

 

LE NOSTRE CONCLUSIONI

 

Non è così semplice parlare delle nostre conclusioni. Queste, dopo giorni di cammino faticoso, di salite impossibili per sentieri quasi impervi, di rilevamenti continui, di studi difficili e di escursioni diurne e notturne, possono essere soltanto affidate alle carte ed alle risultanze dei dati rilevati dai nostri strumenti elettronici ed ottici. Ma vedremo che questi risultati sono di importanza capitale per la comprensione del Grande Segreto che ormai da secoli aleggia su Rennes-Le-Chateau. Allora cominciamo dall'inizio.

 

La topografia e la geometria sacra

 

Come detto precedentemente, i punti rilevati attraverso la bussola ed il nostro teodolite sono stati parecchi e tutti importantissimi. Vediamoli sulle carte dell'IGN di Francia, a settori, dove li abbiamo segnati  per facilitare i nostri lettori. Abbiamo segnato la posizione esatta della Torre di Magdala, dei "calvaires" di Antugnac e di Montazels, della chiesa templare di Campagne sur Aude e della chiesa di Esperaza. I punti blu rappresentano questi nostri rilevamenti. Da questi rilevamenti appare chiarissimo che c'è una geometria nascosta, studiata appositamente. Ci è apparsa subito, allo studio effettuato al computer portatile, che esisteva una equidistanza fra il calvaire di Antugnac e la Torre di Magdala a Rennes-Le-Chateau, così come fra la stessa Torre di Magdala e la Chiesa Templare di Campagne-Sur-Aude. Allora, se esiste una equidistanza, abbiamo provato a tracciare un cerchio con centro sulla Torre di Magdala, e la circonferenza passante per il calvaire di Antugnac. Il risultato è incredibile, perchè il cerchio interseca anche il calvaire di Saint Ferriol, più a sud e non solo, perchè il cerchio passa esattamente per la Poltrona del Diavolo nella foresta di Rennes-Les-Bains e per il Monte Cardou (vedi foto 120). Ora attenzione perchè assisteremo a qualcosa di ancora più stupefacente, perché abbiamo parlato di triangolazioni: se uniamo con una retta la chiesa templare di Campagne-sur-Aude con il calvaire di Antugnac, e di conseguenza tiriamo le due rette con i pinnacoli del Monte Cardou, avremo un perfetto triamgolo con punti precisi (vedi foto 121). Ma non è certo finita qui. Dai nostri rilevamenti avevamo notato un allineamento fra i due calvaires di Antugnac e di Montazels. Sulla carta, tirando questo allineamento, incredibilmente ci troveremo sulla Poltrona del Diavolo (vedi foto 122). Ma se andiamo avanti, vedremo che su questo cerchio, troveremo, perfettamente allineati, tutti i luoghi "sacri" dei templari  e di questo mistero, tutti nella Foresta Misteriosa di Rennes-Les-Bains: la Roche Tremblant, l'Homme Mort, la Poltrona del Diavolo, la Coume Sorde e il calvaire della Valdieu, nome che è tutto un programma, la Valle di Dio (vedi foto 123). Ora, su queste basi, tiriamo una retta che parte dalla chiesa di Esperaza e che passi esttamente per la Torre di Magdala a Rennes-Le-Chateau, e prolunghiamola fino alla circonferenza di questa "cerchio magico" come a noi piace chiamarlo. E' strabiliante. Il punto che interseca la circonferenza è esattamente sulla porta della Terme di Rennes-Les-Bains, dove è presente il simbolo del Priorato di Sion (vedi foto 124). E ora la parte finale, la più incredibile e la più arcana di questi svariati rilevamenti. Sulla circonferenza troviamo ancora dei punti che sono dei veri e propri "capisaldi" per questa costruzione di geometria sacra. Iniziamo con lo unire con una retta la chiesa templare di Campagne-sur-Aude (che abbiamo evidenziato con il numero 1) con il calvaire di Antugnac (che abbiamo evidenziato con il numero 2). Poi vediamo che su questa circonferenza troviamo altri punti, come detto, geometricamente disposti in maniera perfetta. A sud di Granes troviamo un calvaire semidistrutto, che è quello detto di "Raymond Guiraud", che è posto esattamente a quota 681 metri che ci ricorda la frase enigmatica tratta dalle pergamene. Lo abbiamo evidenziato con il numero 3. Sempre sulla circonferenza, poco più a sud-ovest del calvaire della Valdieu (vedi foto 125), troviamo una cappella semidiroccata, anzi ormai quasi distrutta, dedicata guarda caso a Maria Maddalena, posta sul "Pech de la Roque" che abbiamo evidenziato con il numero 4. A nord, proprio sulla strada che unisce Couiza ad Arques, troviamo un altro calvaire, molto malridotto e posto nel cortile di una fattoria, nel punto detto "Pachevan" (vedi foto 126), che abbiamo evidenziato con il numero 5. Ancora più a nord troviamo l'ultimo punto, anche questo un calvaire, su una strada interna, in località "La Causse" (vedi foto 127) che abbiamo evidenziato con il numero 6. Ora sulla carta evidenziamo i punti numerati, quindi tiriamo le rette che li congiungono. E' incredibile, è un perfetto esagono (vedi foto 128). E ancora, unendo i vertici alternati di questo esagono, ecco che compare la stella di David, il Sigillo di Salomone (vedi foto 129). Premettiamo che questo sigillo non è quello ormai conosciuto, ma è un altro. Tirando le rette di congiunzione fra i vertici della stella, tutte queste rette passano esattamente al centro della Torre di Magdala a Rennes-Le-Chateau. Ma ora si dirà: gli altri allineamenti riscontrati? Ecco subito la risposta. Come abbiamo detto in occasione della nostra escursione al Bezu, il castello dei Templari, rispetto alla Poltrona del Diavolo nella foresta di Rennes-Les-Bains, ha un allineamento di 18° nord nord-est. Allora adesso, secondo lo stile templare e il procedere della Via Crucis nella chiesa di Rennes-Le-Chateau, ruotiamo la stella ottenuta in senso antiorario di 18°. E' stupefacente, perchè la nuova stella (vedi foto 130) ottenuta in colore giallo, ha un suo vertice proprio sulla Poltona del Diavolo, ma non solo: tutti i suoi vertici e linee interne intersecano e hanno nel loro interno esattamente 14 calvaires, lo stesso numero delle stazioni della Via Crucis: Antugnac, Montazels (3), Campagne-sur-Aude, Rennes-Le-Chateau, Couiza, Coustaussa, Esperaza, Saint Ferriol, Granes, Luc-sur-Aude, Cassaignes e Pastabrac. E' anche incredibile notare come il braccio ruotato superiore della stella passi esattamente per il cimitero di Coustaussa, quello dove è sepolto l'abate Antoine Gelìs. Ma questa stella significa Salomone, abbiamo detto. E le due "S" delle varie scritte "MIS-SION" sui vari calvaires e sul pilastro visigoto nei giardini del presbiterio di Saunière ora sappiamo che significano "SANCTA SANCTORUM", ossia il Santo dei Santi, la parte più segreta del Tempio di Salomone, ma significa anche "SEPULCRUM SION", il Sepolcro di Gerusalemme, ossia il Sepolcro di Cristo. Ripetiamo, il Tempio di Salomone, direttamente collegato ai Templari. Allora ecco una pianta del Tempio di Salomone, ricavata dai vari istituti di ricerca ebraici (vedi foto 131). Leggiamo dal Primo Libro dei Re del Profeta Samuele (capitolo 6, capoversi 6,12, 16 e 17) che il Tempio era lungo sessanta cubiti e largo venti. Il Sancta Sanctorum era largo 20 cubiti ed era largo altrettanto. Ora il Tempio di Salomone fu costruito non già, come unità di misura, con il cubito ebraico, ma bensì con il cubito reale, pari come misura agli attuali 52,5 cm. Se noi moltiplichiamo cubiti 60 per 52,5, otterremo 31,50 metri, mentre se invece moltiplichiamo 20 cubiti per 52,5, otterremo una misura di 10,50 metri. Il tempio allora era lungo 31,50 metri e largo 10,50 metri come da ricostruzione (vedi foto 132). Ebbene siamo giunti al termine: riportiamo sulla mappa con la stella di Salomone le misure del Tempio, con le debite proporzioni matematiche. Incredibile ma vero, il rettangolo centrale della stella ruotata contiene esattamente il Tempio, e la parte a oriente contiene esattamente il Sancta Sanctorum (vedi foto 133). Allora le conclusioni sono a questo punto fatte: l'area di Rennes-Le-Chateau è al centro di un Tempio di Salomone "virtuale", e ad oriente di questa area vi è il Sancta Sanctorum. E l'area interessata da questa area è quella del Castello di Blanchefort e da Roque Negre, con il Monte Cardou. Abbiamo detto che in questo Santo dei Santi vi erano sepolte e nascoste le cose più segrete ed arcane della religione ebraica e non solo. Sepolcro di Gerusalemme, anche. Il Sepolcro di Cristo. Torneremo a Rennes-Le-Chateau, e andremo a cercare, ora che abbiamo compreso, quella che è la Verità Assoluta, affinchè Giustizia trionfi.

 

Non sappiamo se la nostra esplicazione di questo viaggio sia stata gradita ai nostri lettori. Pertanto Vi invitiamo a scriverci le vostre eventuali impressioni, i vostri commenti e perchè no, anche le vostre eventuali critiche. Noi useremo tutto ciò per migliorarci e per correggere dove abbiamo eventualmente sbagliato.

 

Altre rivelazioni sul terribile segreto di Rennes-Le-Chateau

 

Con tutti i rilevamenti che abbiamo effettuato a Rennes-Le-Chateau nel nostro ultimo viaggio, che tutti i gentili lettori del nostro sito possono trovare alla sezione del viaggio nel mistero, eravamo certi che qualcosa di molto importante avremmo in qualche modo trovato. E così è stato. Dopo un duro lavoro e mesi passati ad esaminare i vari reperti e le foto nei minimi particolari, anche con l'aiuto di attrezzature particolari, come uno spettrografo elettronico ad esempio, ci siamo accorti di alcuni particolari che ad una prima occhiata sembravano senza importanza o comunque non di grande rilevanza, però ad un esame più attento ci hanno riservato delle sorprese a dir poco interessanti, e vogliamo rendere partecipi di questo i gentili lettori.

 

Un appunto di Sauniére

 

Ecco un particolare che in verità avevamo notato subito, ma non gli avevamo dato la giusta importanza. Si tratta di un atlante che è esposto in una delle vetrinette del Museo Sauniére (vedi foto 1). Vi erano degli appunti di Sauniére, ma ad una prima occhiata non sembrava davvero esservi nulla di interessante. Poi, esaminando meglio la foto, abbiamo notato qualcosa in un'area specifica, che abbiamo evidenziato con del colore giallo (vedi foto 2). Con molta pazienza abbiamo ingrandito e ruotato l'area interessata dal colore giallo, e abbiamo notato con grossa sorpresa che è presente un appunto con la scrittura di Sauniére. Non sappiamo se sia sfuggito o se non se ne siano accorti, ma crediamo che non sia così (vedi foto 3). Si tratta senza meno di un messaggio criptico, ed è strano che sia scritto proprio su un atlante dove sulla pagina adiacente c'è un disegno dello stesso Sauniére, un giglio di Francia sormontato da una stella a sei punte, cioè il Sigillo di Salomone. Come si può notare, è una serie di lettere puntate ognuna sormontata da un numero, cioè sono numerate. Riportiamo qui il messaggio come è scritto:

 

Prima riga :  T.  P.  J.R   dove la T è sormontata dal numero 1, la P dal numero 2, le lettere J.R  sono invece sormontate dal numero 3;

 

Seconda riga: D.  M.  S.  E.  O.  dove la D è sormontata dal numero 4, la M dal numero 5, la S dal numero 6, la E dal numero 7 e la O dal numero 8;

 

Terza riga: NE REPONDEZ PAS, dove la parola NE è sormontata dal numero 9, la parola  REPONDEZ dal numero 10, la parola PAS dal numero 11.

 

Segue un nome o una firma, "Etienne".

 

Letta così non ha alcun senso, ma questo abbinamento di lettere che non possono che essere iniziali, sormontate ognuna da un numero, ci ha fatto immediatamente pensare ad un messaggio criptico, conoscendo anche la passione che Sauniére aveva per le cose enigmistiche. Abbiamo iniziato a pensare cosa poteva significare questo crittogramma, e soprattutto quali parole potevano essere quelle puntate. Ovviamente bisognava pensare in lingua francese.  Con un complesso quanto improbo lavoro di decodifica, usando la scacchiera di Polibio, il codice di Vigenere, alchimista, e la tecnica del "passo del cavallo", un processo davvero difficoltoso che non stiamo qui a spiegarvi altrimenti ci vorrebbe un elenco telefonico, siamo arrivati a questa frase che tradotta in italiano sembra davvero incredibile:

 

TUTTO SI PRESENTA INESTRICABILE ORMAI NORD SACRO EFFLUVI NON SI PUO' RISPONDERE PIU'

 

Frase stranissima che letta così non vuol dire nulla. Ma come detto, Saunière era anche un enigmista, quindi abbiamo cominciato un paziente quanto lungo lavoro di anagrammi e scarti, ma alla fine abbiamo ottenuto questa frase che è a dir poco illuminante:

 

 "A destra di PS Nostra Regina ha perduto il suo punto ma lo detiene"

Il fatto del PS ci ha immediatamente riportato alla memoria il famoso PS di Praecum sia sulla tomba della Marchesa di Blanchefort che sulle pergamene, inoltre "Nostra Regina" ci ha fatto venire in mente quella che i Templari chiamavano la loro "Regina", cioè Maria Maddalena. Nella chiesa di Rennes-Le-Chateau ci sono diverse raffigurazioni di Maria Maddalena, una è una statua (vedi foto 4), una è nel bassorilievo sotto l'altare (vedi foto 5), un'altra è nel cosiddetto "Monte Fiorito", che si trova in alto nella direzione opposta all'altare, cioè ad ovest (vedi foto 6). Rifacendoci alla frase criptica appena trovata, si dice che "Nostra Regina ha perduto il suo punto". Che vorrà significare? E' chiaro che ci si riferisce ad una delle raffigurazioni di Maria Maddalena nella chiesa, ma quale? Rivedendo però la foto 4, notiamo che la statua ha nella mano sinistra un vaso (quello degli unguenti con i quali intendeva ungere il corpo di Gesù) e nella destra sostiene una croce. E la destra in questo caso corrisponde ad est, cioè all'oriente. Ma rimane il dilemma del PS. Abbiamo già detto nella sezione dedicata al segreto di Rennes che potrebbe significare "Priorato di Sion", ma a questo punto dobbiamo dire che non è più così. Deve significare necessariamente qualche altra cosa, legata strettamente al famoso Meridiano. E poi, alla fine della frase quel "ma lo detiene", significa che Nostra Regina ha perduto questo punto ma comunque lo detiene. Frase enigmatica ma comunque molto illuminante per il suo significato criptico. Insomma, questa Regina ha perduto una cosa importante ma la detiene, o la deteneva. Ma cosa? Diciamo che abbiamo poi osservato la disposizione delle statue nella chiesa, e la cosa che più salta all'occhio è la statua di Maria Maddalena, posta a ridosso della parete sud della chiesa (vedi foto 4). Nella sua mano destra, come detto, sostiene una croce mentre nella sinistra un vaso con il quale recava gli unguenti con i quali intendeva ungere il corpo di Gesù. Se nella sua mano destra sorregge una croce, più a destra ancora della statua vi è l'ingresso della famigerata sacrestia, quella nella quale non siamo riusciti, nonostante vari tentativi, ad entrare. Ma sappiamo che nella sacrestia stessa vi è una vetrata con un crocifisso e non solo. Vi è anche un armadio con un entrata segreta sul pavimento, una botola che porta nel sottosuolo, dove vi è un passaggio che porta proprio sotto alla chiesa, e di cui siamo caparbiamente riusciti ad avere una foto (vedi foto 7). Allora questo potrebbe significare che quello che è alla destra della Regina si trova, o perlomeno si trovava, nel sottosuolo della chiesa di Rennes. Ma rimane il mistero di "cosa" ha perso questa Regina. Altra folgorazione: nella chiesa di Rennes, sulla volta, troviamo un simbolo davvero eccezionale per farci intuire questo mistero (vedi foto 8). Si tratta di un affresco, dove appare a sinistra un vaso, al centro il monogramma di Maria Maddalena, e a destra una croce. Perché questa strana rappresentazione? A noi è apparso chiaro: il vaso rappresenta Maria Maddalena, vaso che conteneva i suoi unguenti con i quali come detto voleva ungere il corpo di Gesù, poi il monogramma di Maria Maddalena, e a destra la croce, cioè il Cristo. Se la Regina, cioè Maria Maddalena, guarda verso come è logico verso oriente, a sinistra avrà il vaso, e a destra ciò che ha perduto, cioè il Cristo. Simbologia criptica ovviamente, ma ormai chiarissima. Quindi qui, oltre che di Maria Maddalena, si parla del Cristo, non abbiamo più dubbi.

 

La Doppia Tomba

 

Ci trasferiamo ora al cimitero di Rennes-Les-Bains, del quale abbiamo diffusamente parlato nella sezione dedicata al viaggio nel mistero. In mezzo a tante tombe, fra cui quella della madre e della sorella di Boudet (vedi foto 9), ne troviamo una tutta particolare, e si trova precisamente nella zona adiacente all'ingresso del cimitero. E' la cosiddetta "doppia tomba", non perché siano due, ma perché vi sono delle iscrizioni assai strane. La tomba è quella del Conte di Fleury (vedi foto 10). Sulla lastra tombale orizzontale, una dicitura ormai mezza cancellata e consunta dal tempo, che recita: "Qui giace il conte di Fleury, morto nel 1836". Sulla lapide tombale verticale, solo una scritta che però ci fa sobbalzare: "Colui che è passato facendo del bene". La ragione del nostro moto di sorpresa ed emozione è perché nel libretto di cui parliamo in un'altra sezione di questo sito, il Serpente Rosso, proprio l'ultimo verso recita esattamente: "Colui che è passato facendo del bene". E tutto questo non può essere casuale, quindi abbiamo pensato che il conte di Fleury non può essere estraneo al segreto di Rennes-Le-Chateau, anche perché sappiamo che era un grande amico di Boudet. Ma andiamo avanti nell'esaminare questa tomba, perché ci aspettano altre sorprese. La tomba di Fleury ha la particolarità che ai piedi della lastra tombale orizzontale è presente una specie di parallelepipedo di pietra (vedi foto 11). Sulla faccia esterna di questo parallelepipedo di pietra sono riportate le stesse parole della lastra tombale ed anche questo è strano: che bisogno c'è di scrivere due volte la stessa cosa? Ma c'è una diversità stranissima fra le due frasi, cioè l'anno della morte. Se nella lastra tombale vi è scritto che il conte di Fleury è morto nel 1836, su questo parallelepipedo è invece scritto che è morto nel 1856, cioè vent'anni dopo (vedi foto 12). Ma si vede benissimo che prima vi era scritto un "3" al posto del "5" nell'anno di morte. Strano davvero, perché sappiamo benissimo che la tomba è stata costruita tutta nello stesso momento. Quindi, se è stato corretto l'anno di morte da 1836 a 1856, perché non è stato corretto anche sulla lastra tombale dove invece risulta ancora 1836? Ma le sorprese che doveva riservarci la tomba di Fleury non erano ancora finite. Presi da un moto di curiosità, abbiamo voluto prendere le misure esatte dello stranissimo parallelepipedo in pietra.  Ebbene, anche qui una sorpresa. Le misure in centimetri, riportate in cubiti ebraici, danno le esatte misure dell'Arca dell'Alleanza, così come è descritta nella Bibbia. Inoltre, sulla faccia superiore di questo parallelepipedo è incisa, ormai consumata dal tempo, una linea che sembrava terminare con una freccia, come ad indicare una direzione. Immediatamente, visto questo, abbiamo controllato questo allineamento sulle carte. Ebbene, tirando idealmente una linea che prosegue lungo la direzione della freccia, intersechiamo esattamente la chiesa di Rennes-Le-Chateau. Ci è venuto da pensare che il "Monte Fiorito" della chiesa  di Rennes potesse essere in qualche modo legato al nome di Fleury. Sempre più presi dall'eccitazione, abbiamo voluto fare un'altra prova, e forse questa è la più sensazionale di tutte. Abbiamo tirato fuori la nostra bussola meccanica e l'abbiamo posta sulla lastra di una tomba vicina a quella di Fleury, dove è sepolto tale Jaffus (vedi foto 13). L'allineamento con il nord magnetico era perfetto, quindi nulla di strano. Poi, nella medesima posizione e medesimo modo, aiutati dai nostri strumenti, abbiamo posto la bussola sulla lastra tombale di Fleury. Ed ecco la sensazionalità: l'ago della bussola, mentre sulla tomba adiacente era perfettamente allineato con il nord, questa volta ha uno scarto notevole di 5° verso nord-nord-est (vedi foto 14). Abbiamo riprovato per ben 4 volte la stessa cosa, temendo un nostro errore di posizionamento della bussola, ma così non era. Poi abbiamo tentato la stessa cosa non più sulla lastra tombale, ma sulla faccia superiore del parallelepipedo. Stesso risultato, nè più, nè meno. Incredibile ma vero, quindi abbiamo concluso che in quel punto vi fosse un campo magnetico di disturbo. Abbiamo provato lo stesso esperimento sulla tomba immediatamente seguente a quella di Fleury, ove è sepolto tale Denarnaud ma (vedi foto 15), l'ago è tornato normalmente verso il nord magnetico senza deviazioni. Provando con la nostra apparecchiatura elettronica, abbiamo constatato che il campo magnetico sulla tomba di Fleury era notevole, invece assolutamente assente sulle altre due tombe distanti non più di 1,5 metri. Per concludere, questo fenomeno si verificava soltanto sulla tomba di Fleury. Ultima sorpresa: controllando le carte, la tomba di Fleury si trova esattamente sul meridiano che passa diritto sul Monte Cardou. Quindi ecco un'altra traccia: il conte di Fleury conosceva il segreto di Rennes, e forse ne era partecipe in prima persona. Ora bisognerà capire il perché del campo magnetico sulla sua tomba, cosa senza meno affascinante. Un mistero nel mistero.

 

Una maiolica misteriosa

 

Torniamo quindi a Rennes-Le-Chateau, perché qui vogliamo esaminare attentamente il portale l'ingresso della chiesa di Sauniére. Avevamo già notato una certa diversità fra le stranissime maioliche gialle che fanno da contorno al tetto d'ingresso della chiesa (vedi foto 16) con quella della sommità, dove vi è un cuore con una croce. Abbiamo così voluto vedere meglio. E abbiamo fatto bene, perché a prima vista risulta diversa dalle altre, si vede benissimo che è stata sostituita ed il colore non è lo stesso, è leggermente più chiara ed il colore anziché brillante è patinato. Abbiamo pensato inizialmente che fosse stata sostituita perché quella originale era andata distrutta o avesse subito qualche danno. Ma il sospetto serpeggiava, tanto che abbiamo cominciato a fare ricerche negli archivi del Comune di Rennes-Le-Chateau (dobbiamo dire con molta difficoltà) e ad esaminare i vari libri della libreria esoterica "Atelier Empreinte" di proprietà di Sonia Moreu, libreria posta a pochi passi dalla chiesa. Finché abbiamo scovato un vecchio disegno (fatto molto bene), risalente al periodo della progettazione dei restauri della chiesa voluti da Sauniére, del portale con relative maioliche, che abbiamo immediatamente fotografato. E qui la sorpresa è stata eccezionale (vedi foto 17). Esaminando con estrema attenzione, vedremo che la maiolica della cuspide non è affatto quella attuale, ma era tutt'altra. Ma l'eccezionalità non consiste in questo: consiste nel fatto che la maiolica della cuspide rappresenta una cosa che con la religione cristiana non dovrebbe entrarci nulla. I nostri gentili lettori più attenti l'avranno già individuato. Difatti è la rappresentazione egizia dell'Occhio di Horus. Che c'entra l'Occhio di Horus in una chiesa cristiana cattolica? E che c'entra l'Egitto? Ecco perché la maiolica della cuspide è stata sostituita, appunto perché rappresentava una cosa che nulla avrebbe a che vedere con la religione cristiana. Però attenzione: occorre valutare una cosa. Nella mitologia egizia, Horus era il figlio di Osiride e di Iside. Osiride era il dio del Regno dei Morti, mentre Iside era considerata la Dea Madre, Madre Terra, Madre Universale, e dopo diverse vicissitudini che non stiamo qui a raccontare in quanto vi sono anche particolari macabri, ebbero questo figlio, Horus. In quanto dei, erano una specie di trinità egizia insomma. Ma allora cosa ha spinto Sauniére a mettere l'Occhio di Horus sulla sommità dell'entrata della sua chiesa? Noi avremmo forse una risposta, ma vogliamo lasciarla ai gentili lettori. Comunque, fatto sta che questa stranezza è a dir poco sensazionale ed in un certo qual modo anche imbarazzante.

 

Il segreto delle date e i quadri

 

Si è sempre discusso e si sono versati fiumi di inchiostro sul perché Sauniére avesse fatto capovolgere il pilastro visigoto dell'altare per porvi sopra l'immagine della Vergine Maria (vedi foto 18). Infatti la data impressa sul pilastro non era 1891, che era scritta come I89I, ma bensì 1681, scritta come I68I, usando al posto del numero 1 la cifra romana "I". Una ragione ci doveva essere. E in quanto se ne sono scritte tante, quindi vogliamo anche noi dire la nostra. Se rivediamo il vecchio disegno del portale della chiesa (vedi foto 19) nel quale abbiamo evidenziato i punti in giallo, ci accorgeremo che esistono delle date ben precise. Sauniére, nei lavori di restauro della chiesa, ha posto due date sui pilastri lateriali d'entrata, il 1891 ed il 1892. Più sotto, sul pilastro a sinistra c'è la scritta "IHS" chiaro criptogramma cristiano, anche se per noi non è soltanto così, ma si rifà a ciò che è scritto sull'acquasantiera all'entrata della chiesa, e che significherebbe "In Hoc Signo", mentre all'interno vi è una frase del genere ma in lingua francese. Sul pilastro a destra invece un'altra data, il 1646. Anche qui il numero "1" è sostituito dalla cifra romana "I". Come abbiamo detto, questo disegno era stato fatto in occasione dei restauri della chiesa voluti da Sauniére. Ma pensiamo al capovolgimento del pilastro visigoto che indica ora il I89I, ma che in realtà era il I68I. Infatti possiamo vedere questo pilastro nella sua versione originale, custodito nel Museo Sauniére (vedi foto 20). Qui compare il I68I, ma la scritta MISSION invece è capovolta, risultando NOISSIW. Ora ci è venuto da pensare alle pergamene ritrovate da Sauniére. In una di queste due, per la precisione la seconda (vedi foto 21). In basso sulla destra, possiamo leggere, in un simbolo particolare sormontato da una "N", proprio la scritta "NOIS", cioè le prime quattro lettere di quella scritta capovolta, "NOISSIW". Capovolgendo la scritta NOIS si ottiene "SION", cioè Gerusalemme. Quindi pensiamo sia esatto ciò che abbiamo sostenuto nella sezione dedicata al viaggio nel mistero, cioè che la scritta "MISSION", con le due "S" più marcate nel pilastro dei giardini di Sauniére deve avere un significato particolare, criptico. Tornando ora al capovolgimento delle date, vediamo che I68I è una data particolare se si toglie la prima cifra, rimanendo così 68I. E' particolare perché nell'anno 681 avviene l'arrivo di Dagoberto II a Rennes-Le-Chateau e non solo: il 681 è la cifra indicata, come abbiamo visto, dalla decrittazione delle pergamene e della lapide della Marchesa di Blanchefort. Ricordiamo la frase per intero, per tenerla a mente: "PASTORELLA NESSUNA TENTAZIONE CHE POUSSIN TENIERS TENGONO LA CHIAVE PACE 681 PER LA CROCE E QUESTO CAVALLO DI DIO FINISCO QUESTO DEMONIO DI GUARDIANO A MEZZOGIORNO POMI BLU". Allora il 68I potrebbe riferirsi alla scritta sul pilastro della porta della chiesa. La pastorella è senza meno quella presente nel quadro di Nicolas Poussin "I Pastordi in Arcadia" seconda versione (vedi foto 22). Infatti nella frase sono citati anche Poussin, l'autore del quadro, e Teniers, altro pittore che fece due interessanti tele, cioè "S.Antonio e S.Paolo" e "Le tentazione di di S.Antonio", che sono proprio i due quadri che Sauniére si andò a prendere in copia alla Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi. Vediamoli questi due quadri, perché si dice che in essi sia celato un segreto. Poi torneremo sul quadro "I Pastori in Arcadia" di Poussin. La prima tela che esamineremo è "S.Antonio e S.Paolo" di Teniers (vedi foto 23). Il paesaggio del quadro è sconosciuto e forse di fantasia. Se ne sono dette tante su questa tela, si sono fatte le costruzioni geometriche più disparate e fantasiose, ma la soluzione, noi riteniamo, sia molto più semplice. Ricordiamo sempre che i Templari solevano dire "Se vuoi nascondere qualcosa mettila sotto gli occhi di tutti e non la vedrà nessuno". E avevano senz'altro ragione, tanto che noi adottiamo sempre questa tecnica per scoprire qualcosa: guardare bene dove tutti guardano ma nessuno vede. Difatti guardare è una cosa, vedere è un'altra. Tornando al quadro di Teniers, non sembra esservi nulla di strano o di occulto, ma non è così. E quello che i Templari dicevano qui traspare in tutta la sua pienezza. Abbiamo evidenziato con un cerchio l'area "incriminata" (vedi foto 24). E' la testa di un orso. Sembra non entrarci nulla con tutta la storia, ma non è così, in quanto in uno degli scritti di Sauniére (ormai introvabile ma che sappiamo esiste) troviamo: "In tutto quel paesaggio la cosa più importante è un orso bruno...". Cosa potrà significare? Noi siamo certi che si intende parlare di una costellazione, l'Orsa Maggiore, citata più volte negli scritti che riguardano il segreto di Rennes-Le-Chateau. Passiamo ora ad esaminare il secondo quadro di Teniers, ossia "Le tentazioni di S.Antonio" (vedi foto 25). Guardandolo soltanto, non traspare nulla di interessante, solo un paesaggio ai piedi di una grotta sulla destra, dove vi sono alcune persone ed animali, una donna in particolare che sembra essere una srega, indica al Santo proprio la caverna. Se invece lo "vediamo" e lo passiamo minuziosamente al nostro esame, scopriamo una cosa della quale, e di questo ne siamo certi, non si è mai accorto nessuno. Come per il quadro precedente, abbiamo evidenziato l'area interessata (vedi foto 26). Come si può ben notare, nell'area evidenziata compare, quasi graffito sulla roccia, un volto ammantato. Di chi è quel volto? Non certo dell'autore del quadro, perché conosciamo Teniers, esiste un suo autoritratto. Quindi, la donna che sembra essere una strega sembrerebbe indicare al Santo proprio quel volto graffito sulla roccia, che possiamo osservare in dettaglio (vedi foto 27). A prima vista potrebbe sembrare il volto di una donna, che senza meno deve avere un significato particolare e rivelatore anche per un altro fatto: noi abbiamo cercato di esaminare profondamente quel volto ma soprattutto il velo che lo ammanta, ed è risultato essere proprio un velo tipico delle donne in Medioriente. Anche ammettendo che quello fosse il volto di Maddalena, siamo certi che ha un significato geografico, una vera e propria indicazione. Comunque, fatto sta che qui di segreti ne siamo pieni. Ma non è finita. Come detto torniamo al quadro "I Pastori in Arcadia", seconda versione, di Nicolas Poussin (vedi foto 22). Anche questo, a parte che esaminandolo con estrema attenzione abbiamo notato che il paesaggio sullo sfondo è quello di Rennes-Le-Chateau, è anche un'altra indicazione geografica precisa (vedi foto 28). Tracciando le linee fra i gomiti e le teste dei personaggi raffigurati nel quadro, ricaviamo (linee gialle) la costellazione della Vergine, ed alle stelle della costellazione corrispondono esattamente le grandi cattedrali volute dai Templari. Ma non solo. Unendo con due diagonali le Cattedrali di Amiens e Chartres, e quelle di Bayeux e di Reims (vedi foto 29), al centro delle diagonali troveremo esattamente una località storica e nello stesso tempo tragica per i Templari. La cittadina di Gisors. E' la stessa cittadina dove sorge il Castello di Gisors e dove furono tenuti prigionieri i Templari che lasciarono i loro famosi graffiti, e dove un giardiniere, tale Lhomoy (vedi foto 30), sostiene di aver trovato nei sotterranei alcune tombe merovinge e alcuni cofani misteriosi che, secondo lui, contenevano tesori inestimabili. Abbiamo reperito un paio di disegni di questi sotterranei ed una foto del punto dove Lhomoy scavò, o meglio il punto da scavare, ove secondo Lhomoy si trova la cripta. La prima (vedi foto 31) indica la dislocazione del punto esterno, mentre la seconda (vedi foto 32) è un disegno della cripta. La terza (vedi foto 33) è la pianta della cripta secondo Lhomoy.

 

La Quattordicesima Stazione della Via Crucis

 

Questa secondo noi è una delle scoperte più importanti che abbiamo fatto a Rennes. A parte che se ne parla nel Serpente Rosso, quando parla della "quattordicesima pietra, la più grande con i suoi 35 cm" e può fare riferimento solo a questa, visto che è alta proprio 35 cm, ma quello che abbiamo "visto" e non "guardato" è l'incredibile "coincidenza" di alcune cose. Prima di tutto (vedi foto 34) iniziamo ad osservarla con estrema attenzione. Rappresenta ovviamente la deposizione di Gesù nel Sepolcro, effettuata da alcuni personaggi, che sarebbero, partendo da sinistra a destra, i seguenti: il giovane Giovanni, che sorregge sulla sua spalla la testa dell'affranta Vergine Maria, accucciata ai piedi di Gesù vi è Maria Maddalena, poi un uomo di spalle, e per finire Giuseppe d'Arimatea. Abbiamo esaminato centinaia di volte questa Stazione, e non trovavamo nulla di strano, quando improvvisamente ci è apparso un particolare illuminante che, come al solito, a prima vista sfugge. Sappiamo che in tutte le raffigurazioni di Gesù, almeno quelle templari e di chi sa bene le cose, la ferita al costato del Cristo era stata inferta dalla lancia sulla sua parte destra. Invece guardando la raffigurazione si nota che qui corrisponde al sua parte sinistra. Il che non è possibile, conoscendo quanto Saunière era legato ai Templari. Quindi vi era o un errore, oppure vi era un'operazione da compiere. Siccome in questi casi un errore è quasi impossibile, tutto ciò che abbiamo dovuto fare è stato capovolgere l'immagine, cioè come se la si vedesse in uno specchio. E' quello che abbiamo fatto (vedi foto 35). Alcuni particolari sono immediatamente saltati ai nostri occhi. Abbiamo subito visto, ormai ben conoscendo il paesaggio, come lo sfondo sia quello appena ad est di Rennes-Le-Chateau, ossia fra Rennes-Les-Bains, il fiume che scorre nella valle e la cosiddetta "Foresta Misteriosa" di cui abbiamo parlato nel rapporto del viaggio nel mistero, cioè la foresta sopra Rennes-Les-Bains. Sullo sfondo a sinistra in alto si notano le rocce di Blanchefort, di fronte la stessa sagoma che è quella del Monte Cardou. Più avanti, in prospettiva, appena dietro i personaggisi nota, e non l'avevano vista prima, una testa di serpente di colore rossastro, sulla destra una specie di fonte battesimale in pietra. Tutto questo lo abbiamo riportato sulla stessa foto riflessa della quattordicesima stazione (vedi foto 36). Ma fosse tutto qui, sarebbe niente, o quasi. Colti da una specie di eccitazione febbrile, abbiamo voluto vedere sulle carte della zona di Rennes-Les-Bains e Rennes-Le-Chateau questi "punti" che abbiamo pensato di aver trovato. Ebbene è stato incredibile, perché come si evidenzia (vedi foto 36 bis), queste sono zone ben definite e precise. Le abbiamo anche riportate (vedi foto 37) sulla carta geografica e vediamo le zone di Blanchefort e del Cardou a nord, e quelle della Poltrona del Diavolo (il serpente) e della Fonte della Maddalena (il fonte battesimale) corrispondono con quelle "puntate" sulla XIV stazione della Via Crucis. E "dulcis in fundo", la località corrispondente con quella "puntata" sulla XIV stazione si chiama.... l'Homme Mort, cioè l'Uomo Morto. Ma non finisce ancora qui. Abbiamo anche notato una cosa ancora più incredibile: ponendo la XIV stazione come se fosse riflessa in uno specchio, il numero romano che contrassegna la stazione, cioè "XIV", diventa la parola latina "VIX" e, ricordando i famosi "1" oppure "I" delle date viste in precedenza, aggiungendo proprio questa "I" alla parola latina "VIX", questa diventa "VIXI", cioè "VISSUTO" oppure "MORTO". Appunto che corrisponde alla località dell'Uomo Morto. Tutto ciò è davvero eccezionale e che ovviamente, non può essere casuale. E non dimentichiamo che più a sud di questa zona, c'è una roccia che vista appunto da nord, ha la forma della testa di un cavallo... il Cavallo di Dio posto proprio nella Valdieu, cioè nella Valle di Dio. E a proposito di cavalli, parliamone un attimo.

 

I Cavalli di Dio, del Demonio e le Ombre

 

Abbiamo parlato proprio ora di cavalli. A sud, nella Valdieu, come detto, esiste una roccia a forma di testa di cavallo (vedi foto 38). Ricordiamo un momento le parole del Serpente Rosso, nel capitoletto della Bilancia: "Eccomi dunque a mia volta cavaliere sul destriero divino che cavalcava l'abisso". E questa roccia è vicino ad un profondo baratro. Ma le storie dei cavalli non terminano qui. Difatti abbiamo scoperto anche dell'altro riguardo ai cavalli, o meglio alle teste dei cavalli. E' nostra convinzione che tutto il Segreto di Rennes-Le-Chateau ruoti intorno ad una partita a scacchi. Tanto che nel Serpente Rosso si citano le "sessantaquattro pietre", e nella chiesa di Rennes vi era una scacchiera, cioè propro 64 caselle, bianche e nere; si cita la Regina Bianca e la Regina Nera, vi sono le Torri (quella di Magdala e quella di Vetro) edora anche i Cavalli, che negli scacchi sono ritratti proprio solo con la testa... se abbiamo scoperto il Cavallo di Dio, allora ci deve essere anche quello del Diavolo. Ma dove sarà? Eccolo, il Cavallo del Demonio, ed è proprio celato nella chiesa di Rennes-Le-Chateau (vedi foto 39). Del Demonio perché fa parte di Asmodeus, o meglio è la sua forma del contorno. Ma esiste ancora un cavallo, o meglio sempre una testa di cavallo, ed è celata stavolta ancora meglio. Eccola, come si può ben notare (vedi foto 40) è nascosta nel dipinto di Poussin, quello dei "Pastori d'Arcadia", vista ruotata di 180°.

 

Queste sono le altre rivelazioni che abbiamo trovato nel nostro studio continuo sul segreto di Rennes. Ve ne sono altre in serbo, e vi assicuriamo, mentre lasciamo i nostri gentili lettori alle loro conclusioni ed elucubrazioni, che ve le renderemo note non appena sviscerate e comprese.. ma abbiamo l'impressione che la prossima puntata riguarderà qualcosa a Parigi, legato a doppio filo con Rennes-Le-Chateau.

 

Il mistero di Rennes-Le-Chateau continua a Parigi

 

Avevamo detto, nell'ultima puntata dedicata al mistero di Rennes-Le-Chateau, che ci saremmo recati a Parigi, in quanto avevamo la netta impressione che questo segreto avesse una sua precisa direzione, cioè proprio Parigi. Peccando di immodestia, possiamo affermare che avevamo ragione. In questa nuova sezione, dedicata sempre al mistero di Rennes-Le-Chateau, diremo quello che abbiamo osservato e dedotto dalle varie visite alle chiese ed ai luoghi che in qualche maniera sono direttamente collegati al Grande Segreto. Quello che può sembrare un semplice giro turistico non lo è assolutamente e si vedrà, all'inizio di questa nostra carrellata, che l'esserci recati in determinati luoghi poteva sembrare inutile, ma invece poi si noterà l'importanza fondamentale, al termine, di queste visite.

 

Prima fase: il quartiere del Tempio

 

La prima tappa del nostro giro di ricerche non poteva che partire da quello che può essere considerato il punto focale, ossia il quartiere del Tempio, cioè dove un tempo era ubicata la Precettoria Centrale dell'Antico Ordine del Tempio. L'enorme rete della metropolitana di Parigi (vedi foto 1), seguendo la linea n. 3, ci ha consentito di poter raggiungere questo quartiere, alla fermata "Temple".  Usciti in superficie, ci siamo ritrovati proprio nella via centrale del quartiere, ossia la "Rue du Temple", cioè Via del Tempio (vedi foto 2). Dobbiamo dire che una certa emozione ci ha colti vedendo quella targa. Proprio accanto alla citata targa, sorge la chiesa di Santa Elisabetta, ora restaurata, ma che era di chiaro stile templare, perlomeno stando a quanto recitano alcuni depliants turistici. Sulla facciata principale della chiesa sorge una grossa statua di Maria Maddalena (vedi foto 3) con tanto di libro della Conoscenza chiuso che tiene nella sua mano sinistra. Incoraggiati da questo, siamo entrati nella chiesa, e qui abbiamo avuto la prima sorpresa. Alzando gli occhi, sui marcapiano delle volte abbiamo potuto vedere (vedi foto 4) non senza meraviglia, una serie di simboli che sono di chiara origine massonica, e ciò risulta assai strano in una chiesa cattolica. Ma proseguiamo nella nostra visita a questa chiesa. Ci imbattiamo, nella navata destra, in una splendida vetrata nella quale, ancora una volta (vedi foto 5) è raffigurata Maria Maddalena, sempre con gli scritti nella sua mano sinistra e con tanto di peplo rosso come nelle classiche raffigurazioni della Maddalena stessa. Quindi, a conti fatti, la chiara influenza templare nella chiesa è sicuramente dimostrata. Continuiamo ancora questa visita che si fa sempre più interessante. Sempre nella navata destra, troviamo un altare, dedicato a Santa Elisabetta (vedi foto 6) ma nella parte sottostante, compare chiaramente l'effigie della Maddalena, l'ultima sulla destra. Proseguiamo, e troveremo ancora qualcosa che stavolta ci richiama direttamente ai Templari. Difatti, su una parete di fianco all'altare maggiore (vedi foto 7) compare la croce dell'Ordine, leggermente modificata dai restauri alla chiesa, avvenuti alla fine del 1800. La stessa croce si ripete sulla parete di fronte. Girando ancora per la chiesa, però, null'altro appare interessante al fine delle nostre ricerche. Quindi ci dirigiamo fuori dalla chiesa stessa, per visitare le vie del quartiere. Non appena fuori, imbocchiamo un'altra via (vedi foto 8) che richiama la nostra attenzione per il nome che porta: "Rue des Fontaines du Temple", cioè "via delle fontane del Tempio". L'abbiamo percorsa tutta, nella speranza di trovare queste fontane, o perlomeno qualche testimonianza della presenza templare nella zona. Ma niente di tutto questo. Ormai ogni segno dei Templari è stato spazzato via dall'urbanistica del quartiere, l'unica cosa che però siamo riusciti a vedere (vedi foto 9) della presenza templare è stato questa specie di "mascherone" sull'architrave di un portone, di chiara provenienza templare. Nulla di più. Ma questa assenza di tracce templari nel "loro" quartiere non ci ha scoraggiati. Eravamo certi che avremmo avuto più fortuna nei giorni seguenti, quando saremmo entrati nel cosiddetto "quartiere esoterico" di Parigi, cioè dove sono le chiese di Saint Sulpice e di Saint Germain des Prés.

 

Una tappa obbligata: Pont Neuf

 

Questa è davvero una tappa obbligata per dei templari come noi, pur moderni, ma sempre templari. Pont Neuf è un isolotto al centro della Senna, che prende il nome dall'omonimo ponte, a poca distanza dalla cattedrale di Notre Dame, quasi davanti al celeberrimo museo del Louvre e proprio di fronte ai grandi magazzini Samaritaine (vedi foto 10). E' proprio da questo isolotto che ora partono i battelli che effettuano i giri turistici sulla Senna, i famosissimi "bateaux mouches". Ma per noi templari, Pont Neuf è soltanto l'isolotto sul quale, il 18 marzo 1314, furono arsi vivi a fuoco lento l'ultimo Gran Maestro dell'Ordine del Tempio, Jacques de Molay, ed il Precettore di Normandia, Geoffrey de Charnay, per inciso colui che aveva in custodia la Sacra Sindone, la cui famiglia era imparentata con i Savoia. E' qui, in questo punto (vedi foto 11) che si è consumato l'ultimo atto della tragedia di una ingiustizia senza pari e di una vergogna e di una infamia senza limiti, della quale parliamo largamente nelle altre sezioni del nostro sito. Una targa dell'Histoire de Paris (vedi foto 12) ricorda questo fatto, seppure con la data sbagliata di una settimana. Tanto che un'altra targa affissa direttamente su un pilone del ponte (vedi foto 13) reca invece la data esatta, il 18 marzo 1314. Come specificato, questa era e sarà sempre una tappa obbligata per ogni templare che possa definirsi tale, per raccogliersi in preghiera davanti a questo luogo per noi atroce.

 

Seconda fase: entriamo nel vivo con Saint Sulpice

 

Ecco che ora, dopo le nostre rapide escursioni al quartiere del Tempio ed a Pont Neuf, entriamo nel vivo delle nostre ricerche, addentrandoci nel cosiddetto "quartiere esoterico" di Parigi, alle chiese di Saint Sulpice e di Saint Germain des Prés. La nostra prima tappa è la chiesa di Saint Sulpice, nel bel mezzo del quartiere di Saint Germain, a poca distanza dall'omonimo famosissimo "boulevard". La linea 4 del metrò ci lascia nel sottosuolo a circa 300 metri dalla chiesa di Saint Sulpice. Questa chiesa è citata nel "Serpente Rosso", il libretto del quale parliamo all'omonima sezione del nostro sito, e nel libretto è anche ben citata la data del 17 gennaio, festa di Saint Sulpice. E' da tenere presente che, molto stranamente, proprio il 17 gennaio la chiesa di Saint Sulpice, nonostante la festa, rimane chiusa al pubblico. La strada per arrivare dalla fermata del metrò alla chiesa non è molta, ma già lungo il percorso troviamo una stranissima "brasserie", locali che sono numerosissimi a Parigi, cioè dei bar-tavola calda dove si possono consumare anche pasti completi. Ciò che ci ha attirati di questo locale è stata la sua insegna (vedi foto 14) nella quale compaiono sia un cuore con una croce (tipico simbolo rosacrociano) sia una colomba con la croce templare. Questa cosa, seppure strana, ci fa capire che siamo sulla strada giusta. Ed ecco, alla fine del percorso, la piazza con la chiesa di Saint Sulpice (vedi foto 15). Esiste una fontana (vedi foto 16) nella piazza, con delle teste di leone, animale che per i Templari, simbolicamente, è il guardiano della fede. Una cosa che davvero sorprende, guardando la facciata della chiesa (vedi foto 17) è che non esiste, neanche a pagarlo, un simbolo cristiano, e ciò è estremamente insolito per una chiesa. Ma concluso questo, entriamo nella chiesa, dove ci attendono davvero delle incredibili sorprese e delle straordinarie rivelazioni. Attraversata una porta a vetri sormontata da una stella, entriamo in quella che consideriamo la chiave per scoprire il segreto di Rennes-Le-Chateau. La nostra prima fermata, ovviamente, la facciamo nella prima cappella sulla destra, chiamata Cappella degli Angeli, dove troviamo tre stupendi dipinti del grande Delacroix, lo stesso pittore che, a detta del "Serpente Rosso", avrebbe nascosto nelle sue opere la chiave del Grande Segreto. Guardando questa cappella (stranamente senza altare), sulla sinistra troviamo (vedi foto 18) l'opera dal titolo "Giacobbe lotta con l'Angelo". Proprio in questo dipinto, secondo molti studiosi del segreto di Rennes-Le-Chateau, Delacroix avrebbe nascosto la chiave del mistero, e il Serpente Rosso, nel versetto della Vergine (segno sacro ai Templari) dice testualmente "... gli zoccoli di un cavallo avevano lasciato quattro impronte sulla pietra, ecco il segno che Delacroix aveva lasciato in uno dei tre dipinti della Cappella degli Angeli". E noi pensiamo che il dipinto sia proprio quello che abbiamo detto. Il difficile è trovare queste quattro impronte. A parte l'incredibile particolare del cappello da esploratore posto sulle vesti antiche (vedi foto 19), se guardiamo sulla destra, notiamo una donna di spalle, che porta sul capo un'anfora. E' la stessa donna che, nella chiesa di Rennes-Le-Chateau, nel cosiddetto "monte fiorito", fa la stessa cosa, cioè è di spalle e porta la stessa anfora (vedi foto 20). Noi conosciamo bene una donna che porta un'anfora nella iconografia classica, ed è Maria Maddalena. Ma le sorprese a Saint Sulpice non finiscono certo qui. Quello che ci ha colpiti di più è la Via Crucis di Saint Sulpice, che non è classica con immagini, ma soltanto scritta sulle colonne delle navate. L'abbiamo esaminata tutta, soprattutto perché una di queste stazioni è citata nel Serpente Rosso, per la precisione, la settima (vedi foto 21). La dicitura sulla stazione "JESUS EPUISE RETOMBE", cioè "Gesù sfinito ricade". Ma è la seconda dicitura inferiore che ci fa pensare, cioè: "RETIRE MOI DE LA BOUE QUE JE N'Y RESTE PAS ENFONCE - PS LXVIII". Letteralmente, si traduce "Tirami fuori dal fango, affinché non vi resti infossato". E' lo stesso versetto del Serpente Rosso, che compare ben due volte, la prima nel segno della Vergine (sempre segno sacro ai Templari), dove dice: "VOILA LA SEPTIEME SENTENCE, QU'UNE MAIN AVAIT TRACEE: RETIRE MOI DE LA BOUE, QUE JE N'Y RESTE PAS ENFONCE", e la sua letterale traduzione è "Ecco la settima sentenza che una mano aveva tracciato: Tirami fuori dal fango, affinché non vi resti infossato". La seconda citazione, o meglio la "ripresa" è, sempre nel Serpente Rosso, nel segno del Capricorno dove enuncia "MON EMOTION FUT GRANDE, RITIRE MOI DE LA BOUE... ", ancora letteralmente "La mia emozione fu grande, tirami fuori dal fango...". Ben due citazioni che si riferiscono a questo "fango" ossia impasto di terra con acqua, ben due elementi fondamentali... Diciamo anche che la "settima sentenza", non è altro che la settima stazione della Via Crucis. Ma nella Via Crucis di Saint Sulpice vi è un'altra stazione assai "strana", che apparentemente non c'entra nulla con la Via Crucis tradizionale. E' la sesta stazione (vedi foto 22). Vi è scritto "JESUS LA SPLENDEUR DE SA FACE - VOICI MON FILS BIEN-AIME IL A TOUT MON AMOUR ECOUTEZ-LE. MATHIEU XVI". Letteralmente, si tradurrebbe in questo modo: "Gesù, lo splendore della sua faccia. Ecco mio figlio diletto, egli ha tutto il mio amore, ascoltatelo. Matteo XVI." Attenzione: vi sono tre errori che secondo noi non possono essere casuali: il primo è che nella sesta stazione della Via Crucis tradizionale, si parla che La Veronica asciuga il volto di Gesù, e non si parla dello splendore del suo volto. Il secondo, ancora più marchiano, è che il citato versetto del Vangelo secondo Matteo, non è il Capitolo XVI, ma bensì il Capitolo XVII, versetto 5. Ed inoltre, anche ciò che è scritto, non corrisponde al testo canonico del Vangelo secondo Matteo. Di nuovo, troviamo il numero "magico" del mistero di Rennes, cioè il 17. Studieremo a fondo queste "incongruenze" e ve ne informeremo. Ma a questo punto, sarebbe secondo noi, più opportuno esaminare tutte le stazioni della Via Crucis di Saint Sulpice con quelle della chiesa di Rennes-Le-Chateau, e sicuramente lo faremo (non in questa sede). Siamo certi che  troveremo delle sorprese, delle quali ve ne informeremo tempestivamente nei prossimi aggiornamenti del sito. Ma ora continuiamo il nostro giro per Saint Sulpice, nel quale incontreremo ancora tante, tantissime sorprese. Per permettere una più facile comprensione di questo, abbiamo usato una piantina della chiesa (vedi foto 23) dove i punti salienti e le cappelle sono ben evidenziate con dei numeri da noi apposti in blu. Come abbiamo detto, entrando dalla porta sulla destra sulla piantina, che abbiamo contrassegnato con il numero 1, sulla destra si apre immediatamente la "Cappella degli Angeli" con i dipinti del grande Delacroix, che abbiamo costrassegnato con il numero 2. Andando avanti, procedendo in senso antiorario (senso che piaceva tanto agli antichi Templari), troviamo la cappella contrassegnata con il numero 3, detta delle "Anime del Purgatorio", dove non sembra vi sia molto di interessante. Procediamo ancora e rechiamoci verso la cappella contrassegnata con il numero 4, quella di San Giovanni Battista de la Salle, dove anche qui l'interesse è destato da un dipinto del Santo sull'altare corrispondente. Ma non sembrano esservi segnali degni di nota. Da notare comunque che tutte queste cappelle sono buie, e non sembra esservi illuminazione artificiale da poter attivare. Qui, in questo momento, ci accorgiamo di essere attentamente seguiti ed osservati da diversi uomini sbucati da chissà dove, che ci guardavano con sospetto. Senza minimamente esserne impressionati, abbiamo proseguito tranquillamente con la nostra visita ed i nostri rilevamenti interni alla chiesa. Certo, ci siamo chiesti come mai tanta sorveglianza in una "semplice" chiesa. Proseguiamo, ed arriviamo alla cappella contrassegnata con il numero 5, che è quella di San Maurizio, dove anche qui non troviamo nulla di interessante. Dopo di questo, arriviamo alla cappella contrassegnata con il numero 6, che è più grande delle altre, dedicata a San Giovanni Battista. Vi sono alcuni dipinti interessanti, con la storia del Santo, e che suscita in noi particolare attenzione. Arriviamo così al grande slargo del transetto sud della chiesa, dove vi è ora posto un confessionale trasparente ma, cosa più importante, sappiamo che vi sono quattro dipinti di Signol, che cerchiamo di osservare con attenzione. Il primo dipinto è posto proprio sopra il confessionale trasparente (vedi foto 24) e rappresenta la Resurrezione e l'Ascensione di Cristo. Ciò che subito balza ai nostri occhi è la "N" della firma di SIGNOL che è rovesciata (vedi foto 25). Considerata la particolarità della N rovesciata, perché questo dipinto di Signol è posto proprio qui? Questo lo vedremo poi. Dopo aver effettuato i debiti rilievi, anche se sempre ben guardati e seguiti dagli uomini dallo sguardo torvo, ci siamo girati a 180° e sulla parete opposta a quella del dipinto di Signol, troviamo un altro suo dipinto, però stavolta con la "N" della sua firma diritta (vedi foto 26). Strano, vero? Ma ci fermiamo a pensare e ad osservare con molta attenzione, in quanto questi dipinti di Signol sono citati nel "Serpente Rosso", precisamente nel versetto del segno zodiacale dello Scorpione, dove si recita: "Visione celeste per colui che mi ricordano le opere di Em. SIGNOL, intorno alla linea del Meridiano, nello stesso coro del santuario da dove irradia questa sorgente d'amore degli uni per gli altri, lo ruoto su me stesso passando con lo sguardo la rosa del P a quella dell'S, poi dall'S al P. E le spirali nel mio spirito diventano un polipo mostruoso che espelle il suo inchiostro...". A parte il fatto che il nome SIGNOL è scritto sui dipinti in maiuscolo (esattamente come nel Serpente Rosso) si danno precisi riferimenti sul Meridiano, quello di Parigi, che passa esattamente per la chiesa di Saint Sulpice, ma anche sulla P e sulla S, il famoso PS di Rennes-Le-Chateau... Sappiamo che le altre opere di Signol sono nel transetto nord, e ci arriveremo dopo durante il giro.. anche per non far intendere agli uomini che ci sorvegliavano che era quello il nostro primo intendimento. Anche qui, dopo aver preso le debite annotazioni, siamo passati più avanti, e appena passato il transetto, troviamo una lapide posta nel 1902 che ricorda Jean Jacques Olier, curato di Saint Sulpice dal 1642 al 1652 (vedi foto 27). E qui ci fermiamo, perché ricordiamo bene il suo nome, citato nel "Serpente Rosso", in un versetto sempre del segno dello Scorpione dove si legge: "... Le tenebre che assorbono la luce, ho un capogiro e porto la mia mano sulla mia bocca, mordendo istintivamente il palmo, forse come Olier nel suo feretro". Capiamo, come in una illuminazione, che qui "capogiro" non sta per vertigine, ma significa "girare il capo". E Olier che nel suo feretro, si morde la mano? Vuol dire senza meno che è stato sepolto in quella posizione. Dopo aver annotato tutte queste cose, sempre seguiti dallo sguardo sempre più torvo dei "custodi", passiamo alla cappella successiva, contrassegnata con il numero 8 da noi. Questa non è un cappella vera e propria, ma un grande ambiente che è dedicato, oggi, alla vendita di souvenir e di opuscoli su Saint Sulpice. Viene anche chiamato "Sacrestia delle Messe". Preposta alla vendita di questo materiale vi è una signora anziana e, ci sia consentito, brutta quanto scorbutica. Entrando in questo ambiente, due dei "custodi" rimangono sulla porta mentre noi cerchiamo, in pessimo francese, di parlare con questa anziana signora, al fine di acquistare questo materiale. Ovviamente, di opuscoli esplicativi della chiesa in lingua italiana, neanche l'ombra. Dopo qualche titanico sforzo, riusciamo ad acquistare questi opuscoli in lingua francese, dai quali sono tratte alcune delle foto che riportiamo in questa narrazione. Dopo esserci guardati in giro, usciamo da questo ambiente e proseguiamo, sempre più incuriositi e decisi, la nostra visita a Saint Sulpice. Andiamo avanti e troviamo una porta sulla quale è posta una stella (vedi foto 28). Da notare che di solito, a Saint Sulpice, ovunque vi sono porte, queste sono chiuse ermeticamente e non c'è modo di aprirle. Cerchiamo di capire il perché, che è presto spiegato. Oltre a portare in altri ambienti, questa porta è quella che conduce ai bagni aperti ai visitatori, quindi, per ovvie ragioni, deve rimanere aperta per forza. Visto che è aperta ne approfittiamo, sempre seguiti dai custodi, ed entriamo in questo ambiente che noi abbiamo contrassegnato con il numero 9 e che viene chiamata Cappella Saint Denis. Facciamo finta di recarci alla toilette, e loro devono per forza fermarsi proprio sulla porta. Dopo poco usciamo dalla toilette, e notiamo che i custodi sulla porta sono curiosamente scomparsi. Anche qui ne approfittiamo e cerchiamo di vedere cosa c'è in questo ambiente. Sulla destra vi è una porta, ovviamente chiusa, mentre sulla sinistra vi è una scala che scende (vedi foto 29). Capirete, per noi è un colpo a sorpresa. Ci infiliamo al volo nella scala e scendiamo. Una prima porta che introntriamo e che si trova dopo quella che si intravede nella foto è chiusa ma non a chiave, quindi la apriamo e passiamo oltre. C'è una ripidissima scala che porta verso il basso e, facendo un calcolo, possiamo affermare di essere scesi per buoni 15 metri nel sottosuolo. Incontriamo stavolta una pesante porta in legno sprangata e non c'è modo di aprirla (vedi foto 30). Con un moto di stizza torniamo lentamente in superficie. Dopo, ci incuriosisce un'altra pesante porta in legno (vedi foto 31) che è quasi di fronte alla scala, prima chiusa, mentre stavolta la troviamo socchiusa. Con prudenza spingiamo la porta per entrare, e vediamo che dopo di questa si trova una cappella, detta dell'Assunzione, come risulta dalla targhetta sul lato della porta . Ma prima che potessimo aprire del tutto questa porta, ci si piazza dinanzi un uomo in giacca e cravatta, vestito di scuro, presumibilmente giapponese, che in malo modo ci caccia via e ci sbatte la porta in faccia, digrignando in inglese che lì non si può entrare per nessuna ragione. Va bene. Torniamo indietro, e attraverso la porta con la stella rientriamo in chiesa, dove immediatamente siamo seguiti dagli immancabili custodi, prima misteriosamente eclissati. Proseguiamo così la visita della chiesa, chiedendoci ancora cosa ci poteva essere dopo quella porta sprangata, quasi sicuramente dei sotterranei proibiti alle visite. Incontriamo una cappella, contrassegnata con il numero 10, detta di San Martino, nella quale spicca il quadro del Santo. Continuiamo ed arriviamo alla cappella da noi contrassegnata con il numero 11, quella di Santa Genevieve, con la statua della Santa. Successivamente, arriviamo alla cappella contrassegnata con il numero 12, quella di Sant'Anna, anche qui con la statua della Santa. Proseguendo, l'ambiente da noi contrassegnato con il numero 13 non è una cappella, ma un passaggio per permettere l'uscita dalla chiesa, prima dell'abside principale. Ecco che finalmente arriviamo all'altare maggiore, contrassegnato da noi con il numero 14, che è dedicato alla Vergine Maria. E' un altare maestoso, dove si erge la statua della Vergine in piedi sul mondo e reca in braccio il Bambino Gesù, il tutto circondato da colonne (vedi foto 32). Molto bello, non c'è dubbio, ma a noi non interessa certo la bellezza, quanto indizi precisi di quello che stiamo cercando. Dall'altare maggiore ci voltiamo ed osserviamo il coro, chiuso da un colonnato semicircolare dalla parte opposta all'altare maggiore. Alla base del coro, dalla parte dell'altare maggiore, notiamo che (vedi foto 33), vi sono delle botole in legno. Sarà che a noi le botole affascinano, ma daremmo non so cosa per poterle aprire ed infilarci dentro di esse. Con molte probabilità, portano alle tombe che sono sotto al coro (vedi foto 34), e che sono i sacelli di chi non si sa, in quanto gli stemmi e le scritte sono stati divelti. Sembra che in questa chiesa togliere quello che potrebbe interessare sia uno degli sport preferiti, ma il bello vi assicuriamo che deve ancora arrivare. Comunque, continuiamo la visita alle varie cappelle e passiamo prima davanti all'uscita con il numero 15, analoga alla 13, poi rispettivamenet davanti alla numero 16 dedicata a San Luigi, senza particolari rilevanti, poi alla numero 17. dedicata a San Giuseppe, con la statua del Santo con in braccio il Bambino, poi davanti alla numero 18, dedicata a San Carlo, poi alla numero 19, dedicata a San Giovanni. Finalmente, arriviamo davanti ad un'altra sacrestia, detta dei "Matrimoni" che noi abbiamo evidenziato con il numero 20. Questo ambiente è perennemente chiuso, non è permesso entrarvi, e la porta è sprangata. Ma, di colpo, osserviamo un uomo che attraversa la chiesa, con una grossa chiave in mano, si avvicina a questa porta, l'apre e scompare dietro di essa, lasciando la porta socchiusa. Ci precipitiamo e apriamo lentamente la porta. Vediamo scaffali alle pareti e molti libri. Ma prima che essa possa essere aperta del tutto, il tizio che era entrato si affaccia sulla porta socchiusa, dicendo con tono aspro che là non si può entrare. Con molta educazione lo ringraziamo, gli tendiamo la mano e gliela stringiamo. Un'anguilla sarebbe stata più di presa ferrea, ve lo assicuriamo. Il tizio, abbozzando un sorriso più finto di una moneta falsa, richiude seccamente la porta. Comunque, sappiamo che in quella Sacrestia c'è un segreto, un grosso segreto. Da documenti vecchissimi e da indiscrezioni in nostro possesso, sappiamo che sotto il pavimento vi sono le tombe di almeno due re merovingi ed un'altra lapide, enorme, che cela un segreto. Copia di un vecchio documento (o meglio un disegno) edito da un giornale francese che qui riproduciamo (vedi foto 35) ce lo mostra anche se non molto chiaramente, essendo il documento abbastanza malridotto. Osservando il disegno, sulla sinistra le due tombe dei re merovingi, a destra l'enorme lapide che cela questo segreto, sotto invece il coperchio. Anche qui, daremmo chissà cosa soltanto per entrare e fare alcune foto. Continuiamo perciò la nostra visita ed arriviamo così al transetto nord, che noi abbiamo evidenziato con il numero 22. Qui, i segreti che cela Saint Sulpice sono al culmine. Sulle pareti del transetto, altri due dipinti di Signol. Quello sulla parete est ha la firma con la "N" diritta, quello invece sulla parete ovest ha la firma con la "N" rovesciata, esattamente in diagonale con quello del transetto sud. Osservando la pianta, con il numero 21 abbiamo evidenziato una delle caratteristiche più importanti di Saint Sulpice. Abbiamo già detto che questa chiesa è stata costruita esattamente sul Meridiano di Parigi, e questo meridiano è evidenziato da uno "gnomon", ossia da una specie di orologio solare astronomico, che segna le stagioni, con relativi equinozi e solstizi (vedi foto 36). Il sole, entrando dal transetto sud, segna esattamente la posizione del sole su una traccia metallica di rame posta sul pavimento della chiesa, con relativo centro (vedi foto 37). Comunque, per chi si volesse cimentare lo gnomon, rimandiamo ai testi che ne illustrano il funzionamento, in quanto non è questo ora che ci interessa di più. Lo gnonom di Saint Sulpice termina con una specie di piccolo obelisco, al centro del quale passa esattamente il Meridiano di Parigi (vedi foto 38). Ma quello che più ci interessa è quello che è scritto sul basamento dello gnomon, o meglio del piccolo obelisco. Come possiamo ben osservare (vedi foto 38) banchi e sedie sono stati ammonticchiati proprio addosso a questo basamento, come a non permettere di avvicinarsi ad esso. Ma noi, al solito, siamo riusciti, aggirando l'ostacolo, a portarci accanto ad un confessionale che è posto proprio accanto al basamento, sempre seguiti a vista dai "custodi", il cui volto ora da torvo era divenuto rabbioso. Infischiandocene, abbiamo continuato i rilievi. Come appare evidente (vedi foto 39), una parte delle incisioni, precisamente sulla parte destra sul basamento sono state cancellate, così come due stemmi o sigilli sono stati rimossi. Questo è molto curioso ed estremamente importante, perché se certe parole e non tutte sono state cancellate, dovevano nascondere qualcosa, diciamo indizi importanti. Avendo così un testo incompleto, non si arriva a nulla o a molto poco. Il testo, come si è potuto osservare, è in latino. Noi già sapevamo, ancora prima di arrivare a Saint Sulpice, che c'era questo "segreto" sullo gnomon, ossia la cancellazione di parte del testo. Ma noi, come i nostri gentili lettori sapranno, siamo caparbi e testardi, cerchiamo dappertutto finché troviamo. E tanto abbiamo fatto che il testo integro è stato reperito in polverosi scaffali della Biblioteca Nazionale di Francia, da un vecchio disegno dello gnomon prima della cancellazione. Il testo, completo dei sigilli sottostanti rimossi, è visibile e leggibile. Ci stiamo lavorando alacremente, ed appena sarà stato interpretato e tradotto ve ne daremo tempestivamente informazione. Ma ora andiamo avanti con la nostra visita a Saint Sulpice, puntando sempre la nostra attenzione intorno allo gnomon. Sulla destra di questo c'è un confessionale, per la verità abbastanza malridotto, ma ciò che attira la nostra attenzione è il muro accanto al confessionale stesso. A circa 1,60 m. da terra, vi è una specie di sportello in legno, accuratamente chiuso, che assolutamente non fa parte del confessionale (vedi foto 40). Cela sicuramente qualcosa, ed ovviamente picchiando su di esso, suona vuoto. Poi abbassiamo lo sguardo, proprio accanto allo gnomon, dove stranamente una lastra di marmo del rivestimento è quasi divelta (vedi foto 41). Sopra ed accanto non vi sono altre lastre marmoree, quindi si potrebbe pensare ad un danneggiamento dovuto ad incuria o a qualche urto, ma così non è, perché sbirciando dietro alla lastra semidivelta si nota chiaramente un foro di grandezza notevole, che mette in comunicazione con chissà cosa. Sopra al confessionale, un altro dipinto di Signol, questo con la "N" maiuscola diritta, come per l'altro di fronte al confessionale di vetro nel transetto opposto. Proseguendo lungo il transetto, proprio di fronte al confessionale accanto allo gnomon, vi è una porta che il più delle volte è chiusa, che abbiamo contrassegnato con il numero 23. Conduce ai sotterranei di Saint Sulpice, perlomeno quelli aperti alle visite ufficiali ed ovviamente guidate (vedi foto 42). Sarebbero le fondamenta della chiesa, costruita su una basilica antichissima. Anche qui, ovviamente, della guida o di qualcuno che poteva condurci nei sotterranei, neanche l'ombra. Sempre seguiti dagli sguardi dei "guardiani", abbiamo così proseguito nella visita della chiesa. Passiamo accanto ad una cappella, che noi abbiamo contrassegnato con il numero 24. E' la cappella dedicata al Sacro Cuore di Gesù, nella quale è presente una statua, molto interessante a dire la verità. Andiamo avanti ed arriviamo alla cappella che abbiamo contrassegnato con il numero 25, e questa è molto più interessante. E' dedicata all'animatore di Saint Sulpice, ossia San Vincenzo de' Paoli. In questa cappella, è presente la sua statua (vedi foto 43). Fra le sue braccia ci sono dei bambini, che vogliono significare la comunità da lui fondata, appunto quella dei "Bambini di San Vincenzo", come l'altra delle "Dame di San Vincenzo". Infatti. oltre alla statua, alle pareti due dipinti, uno che rappresenta il santo che assiste nel momento del trapasso il Re di Francia Luigi XIII, l'altro rappresenta proprio le Dame di San Vincenzo. La cosa interessante sta nel fatto che Vincenzo de' Paoli ebbe molto a che fare, come sappiamo, con personaggi del Priorato di Sion ed altri ancora, ed essendo la statua di un santo, ci è apparso assai strano che non ardesse davanti a questa effigie neanche un misero cero. Andando avanti con la visita, passiamo davanti alla cappella che porta sulla nostra piantina il numero 26. E' dedicata a San Paolo, dove troviamo la statua del santo e dei dipinti sulla sua vita. Passiamo ora alla cappella che sulla nostra piantina corrisponde al numero 27. E' dedicata a San Francesco di Sales, dove troviamo dipinti sulla sua vita, ma nulla di interessante in più. Ultima cappella che visitiamo è quella contrassegnata con il numero 28. E' dedicata a San Francesco Xavier, dove ci sono due affreschi, il primo raffigurante il santoche resuscita un morto, il secondo la traslazione del duo corpo. Poi ci troviamo davanti ad una porta chiusa, che è una cappella proprio sotto ad uno dei due campanili, che è la Cappella dei Battesimi, ma anche questa porta è inesorabilmente chiusa a chiave e sprangata. Decidiamo così di continuare la visita nella navata centrale, dove troviamo, contrassegnate con i numeri 33 e 34, due acquasantiere. Quella con il numero 33 reca raffigurato un granchio (vedi foto 44), e questo è già strano. Ma quello che ci fa sobbalzare, è l'acquasantiera con il numero 34. Sul basamento, spicca una piovra (o un polipo) con i tentacoli spalancati (vedi foto 45). Come possiamo, improvvisamente, non pensare alla piovra (o al polipo) raffigurato sulla tomba della marchesa di Blanchefort a Rennes-Le-Chateau? Ci avviciniamo ed esaminiamo meglio questa raffigurazione (vedi foto 46). Ne contiamo i tentacoli, sono otto, come in natura in effetti è. Ricordiamo i tentacoli della piovra raffigurata sulla tomba a Rennes-Le-Chateau, e sono otto. Questa acquasantiera, poi, ha una particolarità: è esattamente di fronte alla Cappella degli Angeli dove sono i dipinti di Delacroix. Ne prendiamo diligentemente nota e proseguiamo nella nostra visita. Ci rechiamo al centro della navata, dove c'è un enorme pulpito (vedi foto 47). A parte la doppia scalinata, sotto ad esso vi una raffinatissima lavorazione in oro zecchino (vedi foto 48). Ma ecco, improvvisamente, una specie di illuminazione, quasi un miraggio. Guardando da sotto il pulpito verso il transetto nord, scorgiamo una lettera dell'alfabeto, su una delle vetrate superiori, quasi isolata: la P. Cosa vorrà dire? Ci viene l'idea di andare dalla parte opposta, quasi di corsa. Ebbene, nel transetto sud, su una delle vetrate dalla quale filtra la luce solare che fa "funzionare" lo gnomon, un'altra lettera quasi invisibile: la S. Il nostro pensiero corre immediatamente all'ormai famoso PS di Rennes-Le-Chateau. Febbrilmente ne prendiamo nota in quanto era impossibile fotografare le lettere, visto che erano lontane e piccolissime, e la nostra fotocamera non è dotata di zoom e ci dirigiamo verso il centro della chiesa, dove con il numero 31 abbiamo contrassegnato il coro. Riprendiamo con attenzione le distanze, prendendone nota. Quindi, gettiamo un'ultima occhiata ai dipinti di Delacroix ed usciamo da Saint Sulpice, sempre seguiti dai "guardiani", che si spingono fin sul sagrato, per vedere cosa facevamo. Ma noi ci siamo diretti verso la fermata del metrò, dove così, con appena una fermata, abbiamo potuto visitare l'altra chiesa famosissima del quartiere, ossia Saint Germain des Prés.

 

Terza fase: l'antichissima chiesa di Saint Germain des Prés

 

Questa chiesa è straordinaria e nel contempo molto più "sacra" di Saint Sulpice che, come abbiamo detto, non sembra neanche una chiesa, ed è anche molto più antica. Arriviamo di fronte all'entrata (vedi foto 49) e facciamo il nostro ingresso. La chiesa risale a prima dell'anno 1000, ed è stata una tappa fondamentale per la dinastia merovingia di Francia. E' in stile pre-gotico, tanto che in qualche parte ricorda molto la tecnica costruttiva della cattedrale di Chartres. Questa particolarità si nota anche dal corpo della chiesa (vedi foto 50) soprattutto nella facciata sud e nell'abside. Entrando in chiesa, notiamo immediatamente testimonianze chiaramente templari, come i capitelli con creature immaginarie (vedi foto 51) e l'Ultima Cena (vedi foto 52) scolpita in bassorilievo sull'architrave del portone d'ingresso. La nostra speranza, ma più che altro la nostra certezza, è esaminare le tombe merovingie che sappiamo essere nei sotterranei della chiesa. Entrando, la nostra attenzione viene attirata da un altro capitello molto curioso, raffigurante un segno dello Zodiaco, quello dei Pesci (vedi foto 53) e, di fronte a questo, un altro con una testa di donna circondata da uccelli (vedi foto 54). Cerchiamo subito l'entrata per i sotterranei, ma un corpulento signore ci dice che i sotterranei sono allagati e non si può accedere. Ovviamente non gli abbiamo creduto, ma la porta che conduce ai sotterranei, affiancata da una colonna sormontata da un capitello con una testa coronata (vedi foto 55) è irrimediabilmente chiusa. Allora abbiamo fatto un giro per la chiesa, alla ricerca di qualche tomba merovingia sperduta, e siamo riusciti a trovarne una sola (vedi foto 56), quella del re Childebert, oltretutto rimossa e non sul pavimento e, colmo dei colmi, abbiamo trovato soltanto la lastra tombale, neanche la tomba vera e propria. Strano ma vero, sembra un susseguirsi continuo di occultamenti e di gioco a nascondino. Il che non fa altro che avvalorare la nostra idea che deve per forza esserci qualcosa di troppo grosso da nascondere. Per non parlare poi dell'ultimo episodio accadutoci proprio a Saint Germain des Prés, dove sempre il corpulento signore ci informa candidamente, alla nostra domanda sulla presenza di tombe merovingie, che queste ultime in quella chiesa non esistono. Ci sarebbe da mettersi a ridere a crepapelle se non ci fosse invece da piangere: tutti a Parigi (e non solo) sanno che Saint Germain des Prés è la chiesa merovingia per eccellenza, e sostenere che non vi esistono tombe merovingie è semplicemente grottesco. Comunque, tanto per finire il giro, abbiamo trovato delle tombe, quelle di alcuni arcivescovi (vedi foto 57), poste lì solo perché furono abati della chiesa. Con un po' di scoramento e tanta rabbia in corpo decidiamo di concludere questa ricerca andando alla chiesa più templare di Parigi: Notre Dame.

 

Quarta fase: la nostra ricerca termina per il momento a Notre Dame

 

Dopo aver girovagato per Parigi ed avendo ben preso i nostri appunti, decidiamo quindi di concludere la nostra escursione parigina alla cattedrale di Notre Dame. Conosciuta in tutto il mondo, è semplicemente splendida, per la tecnica costruttiva e per la sua bellezza architettonica, che culmina nelle guglie, negli archi rampanti e nei contrafforti dell'abside (vedi foto 58). Ma più che questi, a noi interessavano i bassorilievi di cui la cattedrale è piena, insieme ai "garguilles" scolpiti ovunque, creature immaginarie (vedi foto 59) e mostruose messe lì con intenti certo molto seri. Abbiamo iniziato il nostro giro, puntando la nostra attenzione proprio su questi garguilles e sulle miriadi di statue che costellano la cattedrale. All'entrata, ecco che attira la nostra attenzione un gruppo scolpito nella pietra in cui, riconoscibilissima, terza da sinistra, c'è anche Maria Maddalena (vedi foto 60). Porta nella sua mano sinistra il Libro della Conoscenza chiuso e lo scettro nella destra, appeso porta invece un sacchetto: lo stesso che spicca sul "monte fiorito" nella chiesa di Rennes-Le-Chateau. Con una particolarità in più, che chi avrà la bontà di osservare meglio la statua, in direzione del ventre, noterà immediatamente. E' risaputo che tutte le chiese intitolate a Notre Dame non erano dedicate alla Vergine, bensì proprio a Maria Maddalena, che gli antichi Templari chiamavano appunto "Nostra Signora", senza nulla togliere alla devozione per la Vergine. Altre cose, che ci riportano a Rennes-Le-Chateau e non solo, le troviamo anche accanto al transetto nord della cattedrale, quello dove, secondo la tradizione e gli scritti di Fulcanelli, si riunivano gli alchimisti per parlare delle loro scoperte e dei loro lavori. Il particolare (vedi foto 61), consta in un bassorilievo raffigurante il trasporto dell'Arca dell'Alleanza da parte dei Profeti dell'Antico Testamento. In alto invece, fra le guglie, troviamo fra i tanti garguilles uno che davvero non ci si aspetterebbe: è detto "l'alchimista" (vedi foto 62). Con il suo cappello a punta e la sua fluente barba, rappresenta la filosofia pura e il suo sguardo è puntato verso il centro della cattedrale, cosa emblematica. Terminiamo la nostra visita con un'occhiata alle vetrate, che meriterebbero un discorso a parte, per la loro bellezza, ma soprattutto per il loro significato. Parleremo delle vetrate in un'altra occasione. Ora, giunge il momento di passare alle conclusioni.

 

Conclusioni

 

Le nostre conclusioni non possono che iniziare e finire, almeno per il momento, a Saint Sulpice, la chiesa nella quale le simbologie, le "stranezze" ed i riferimenti a Rennes-Le-Chateau ed al "Serpente Rosso" sono più che evidenti. Vorremmo iniziare, se i gentili lettori ce lo consentono, con l'affermare che il giorno 17 gennaio è la festa di Saint Sulpice e, guarda caso, proprio quel giorno la chiesa rimane chiusa al pubblico. E il 17 gennaio è morta la Dama di Blanchefort a Rennes-Le-Chateau, il 17 gennaio si sentì male Sauniére, il 17 gennaio è la data di pubblicazione del "Serpente Rosso", il 17 gennaio è il giorno dell'arrivo di Siegebert IV a Rennes-Le-Chateau, il 17 gennaio è ben citato nel "Serpente Rosso"... insomma questa data è incredibilmente presente. Riprenderemo poi questo discorso. Ora passiamo al famoso Meridiano di Parigi, anche perché vi è un rifermento preciso a questo meridiano proprio nel "Serpente Rosso". Come abbiamo veduto, questo meridiano passa esattamente per la chiesa di Saint Sulpice, ma non solo. Passa anche esattamente per la chiesa di Saint Germain des Prés. Abbiamo evidenziato questa cosa (vedi foto 63) su una piantina del quartiere. La linea nera evidenzia il Meridiano Zero di Parigi, che come si vede passa esattamente per la chiesa di Saint Germain des Prés (in alto) e Saint Sulpice (in basso). In merito a questo, abbiamo anche visto che c'è un qualcosa che si riferisce al famoso PS. Trovati a Saint Sulpice sia la P che la S, la stessa cosa, seppure in forma diversa, l'abbiamo trovata a Saint Germain des Prés, ma invertita (vedi foto 64) su una targa posta nella chiesa stessa. Ci vengono in mente i versetti del "Serpente Rosso", quelli nel capitolo dello Scorpione: "... Io ruoto su me stesso passando con lo sguardo la rosa del P a quella dell'S, poi dall'S al P...". Quindi, il tutto è senz'altro contenuto fra queste due chiese, o solo in Saint Sulpice, cui fa riferimento quella "rosa" posta a Saint Germain des Prés. Ma P ed S sono evidenziate dal Meridiano, quindi spostiamo di nuovo la nostra attenzione all'interno di Saint Sulpice. proprio nella zona di passaggio del Meridiano, che è delimitato nella chiesa dai due transetti, ove in quello nord è posto lo gnomon (vedi foto 65). Abbiamo però anche visto che le "strane" opere affrescate di Signol sono poste proprio nei lati dei due transetti, e due di queste opere recano la firma di Signol con la "N" rovesciata. Sappiamo anche che le due opere di Signol con la "N" rovesciata sono "La Resurrezione" (vedi foto 66) e "Il tradimento di Giuda" che non possiamo farvi vedere in quanto in restauro (tanto per fare una cosa nuova) e coperta da un telone. La "N" rovesciata sull'affresco rappresentante la Resurrezione (vedi foto 67) porta la data del 1876. Le altre due opere di Signol , sempre nei transetti, sono invece con le "N" diritte. Ma non finiscono qui le stranezze: nell'affresco raffigurante la Crocifissione (vedi foto 67 bis), che ha la "N" della firma di Signol diritta, l'iscrizione sul capo di Gesù è... completamente all'inverso (vedi foto 68) con la particolarità che è scritta in tre lingue: ebraico, greco e latino. E' proprio in questa zona, quella dei transetti, ed in pratica la parte centrale di Saint Sulpice che concentriamo la nostra attenzione. Abbiamo voluto evidenziare (vedi foto 69) in una pianta l'ubicazione dei particolari più interessanti. Come si può notare, abbiamo evidenziato nel transetto nord la base dello gnomon, al centro l'orologio solare con la piastra di rame ellittica, nel transetto sud la lastra di pietra che indica la partenza dell'orologio solare stesso. Nel transetto sud, verso est, l'affresco di Signol raffigurante la Resurrezione con la sua "N" rovesciata, e di fronte a questo l'affresco, sempre di Signol, raffigurante la Crocifissione con la sua "N" diritta ma con l'iscrizione sulla testa del Redentore scritta al rovescio. Più in basso, l'acquasantiera con la piovra, di cui abbiamo già parlato. Ci è venuto da chiederci il perché quelle opere di Signol sono così "raggruppate" nei transetti, proprio in corrispondenza del famoso Meridiano. Ovviamente, la risposta è stata che è nel centro della chiesa, o meglio nel sottosuolo della stessa che è celato qualcosa di molto, ma molto importante. Come abbiamo già raccontato, non ci è stato possibile scendere nei sotterranei, ma abbiamo comunque reperito delle foto, in mezzo alle quali una (vedi foto 70) ci è sembrata emblematica. Un triangolo, simbolo della perfezione e della divinità, ai cui vertici c'è il "Pater", il "Filius" e lo "Spirito Sancto", al centro un cerchio con la dicitura "Deus", e sui lati del triangolo le scritte "NON EST", mentre sulle bisettrici degli angoli la scritta "EST". Significato: il Padre non è il figlio, il Figlio non è il Padre, lo Spirito Santo non è il Figlio e non è il Padre, ma tutti e tre sono Dio. Una rappresentazione tipica della Trinità, ma che vuol anche dire che questo triangolo è tutto ed il contrario di tutto. Almeno a livello esoterico. A dire la verità, anche se a prima vista non sembra, questa rappresentazione lascia un po' perplessi. Anche perché ci vengono di nuovo in mente i versetti del "Serpente Rosso" nel capitolo dello Scorpione: "Visione celeste per colui che mi ricordano le quattro opere di Em. SIGNOL, intorno alla linea del Meridiano, nello stesso coro del santuario da dove irradia questa sorgente d'amore degli uni per gli altri...". Le quattro opere di Signol sono effettivamente a Saint Sulpice intorno alla linea del Meridiano, ed il coro del santuario è il centro. Già, il centro dello gnomon, dell'orologio solare che è tracciato dal Meridiano e dalla linea di rame che è incastonata nel pavimento della chiesa. Ma continuiamo, sempre dal Serpente Rosso, sempre dal segno dello Scorpione: "... nello stesso coro del santuario da dove irradia questa sorgente d'amore degli uni per gli altri. Io ruoto su me stesso passando con lo sguardo la rosa del P a quella dell'S, poi dall'S al P..." E poi continua ".... Quale strano mistero cela il nuovo Tempio di SALOMONE edificato dai bambini di Saint VINCENT?...".  Ci viene spontaneo pensare, chissà perché, ad una costruzione geometrica, la rotazione, ad un cerchio. Allora, proviamo a vedere di adattare questa idea che ci è venuta in mente alla chiesa di Saint Sulpice (vedi foto 71). Beh, quello che ne viene fuori è semplicemente stupefacente. Dunque, tenendo presente quello che ci viene suggerito dal "Serpente Rosso" nel capitolo dedicato ad segno dei Gemelli: "... Il cerchio era l'anello e corona, ed esso era il diadema di questa Regina del castello" e pensando alla rotazione attorno al Meridiano, abbiamo tracciato un cerchio rosso con centro proprio sulla piastra in rame ellittica dello gnomon. Poi abbiamo preso alcuni punti "caldi" di Saint Sulpice, come la Cappella dei Matrimoni (quella sempre chiusa al pubblico di cui abbiamo parlato in precedenza), facendo perno su dove si trovano le tombe "misteriose" dei re merovingi; poi siamo arrivati all'altro punto misterioso, cioè la cappella dell'Assunzione da dove ci hanno beatamente cacciati. Pensando poi a Salomone, citato dal Serpente Rosso, sappiamo che per formare la sua "stella" occorrono 12 punti. Abbiamo quindi contato, nella navata centrale dei transetti, 12 colonne, 6 a nord e 6 a sud. Unendo questi punti, è uscito fuori un triangolo equilatero che abbiamo poi rovesciato, intersecandolo al precedente. Incredibile ma vero, è venuto fuori il sigillo o stella di Salomone (che abbiamo evidenziato in blu). Proprio come dice il Serpente Rosso nel capitolo dedicato al segno zodiacale dello Scorpione: "... Quale strano mistero cela il nuovo Tempio di SALOMONE edificato dai bambini di Saint VINCENT?". Ed in effetti i vertici di questa stella toccano proprio dei punti particolari in Saint Sulpice. Come si può evincere dal nostro studio (vedi foto 71) il punto contrassegnato con la lettera A corrisponde alle tombe merovingie nella Cappella dei Matrimoni; la lettera B corrisponde alla cappella dell'Assunzione dove è assolutamente vietato l'ingresso; la lettera C invece corrisponde alla Cappella del Sacro Cuore di Gesù dove come detto è presente la sua statua; la lettera D corrisponde proprio alla Cappella dedicata a San Giovanni Battista. Proseguendo nello studio, mentre una ridda di pensieri si affolla nella nostra mente, vediamo che la lettera E corrisponde al centro del coro, proprio ove è situata una tomba ignota, senza iscrizioni, dalla quale è stato divelto uno stemma (vedi foto 72), vista anche in precedenza. Per terminare, al punto F del nostro studio va a corrispondere una mattonella incastonata nel pavimento della chiesa, completamente diversa dalle altre, scavata al centro con dei simboli molto piccoli, dei quali non ci eravamo accorti prima. Tanto che abbiamo dovuto fotografarla da vicino con la nostra fotocamera digitale e poi togliere il colore per far risaltare meglio i particolari di questi simboli (vedi foto 73). Incredibile, ma quel piccolo simbolo centrale è... una ankh egizia, la croce ansata, ed i due simboli accanto sembrano tanto due serpenti, due cobra. Che cosa c'entrano una ankh egizia e due serpenti in una chiesa che dovrebbe essere cattolica? Comunque sia, è senza meno un punto significativo. Capiamo di essere sulla strada giusta e continuiamo. Tornando alla nostra pianta con la stella di Salomone, notiamo che i dipinti di Signol si trovano sulle bisettrici A-F, B-F, E-C, E-D. Quelli con la "N" rovesciata sono sulle direttrici B-F e C-E. Ci viene in mente un'idea: quella di sostituire alle lettere uguali, cioè la E e la F, come suggerito sempre dal Serpente Rosso, la lettera I e la lettera S, tralasciando quelle da noi scritte, cioè la A, la B, la C e la D. Vediamo: sulla direttrice C-E troviamo il dipinto di Signol con la "N" rovesciata, quindi a questa combinazione sostituiamo la lettera I. Sulla direttrice B-F troviamo l'altro dipinto di Signol con la "N" rovesciata, quindi a questa combinazione sostituiamo la lettera "S". Procedendo con la stessa tecnica, troviamo un'altra lettera "I" ed un'altra lettera "S". Prendiamo ora il testo del Serpente Rosso, nel capitolo dedicato al segno zodiacale della Vergine: "... Due volte IS, imbalsamatrice e imbalsamata, vaso miracoloso dell'eterna Dama Bianca delle Leggende.". Due volte IS, cioè ISIS, nome egizio di Iside, come ne parla sempre il Serpente Rosso nel capitolo dedicato al segno zodiacale del Leone: "Di colei che io desidero liberare, salgono verso di me gli effluvi del profumo che impregnano il sepolcro. Una volta alcuni l'avevano chiamata: ISIDE, regina delle sorgenti benefiche...". E poi presegue così: "VENITE A ME VOI TUTTI CHE SOFFRITE E CHE SIETE OPPRESSI E IO VI DARO' SOLLIEVO, altri MADDALENA, dal CELEBRE vaso colmo di balsamo guaritore...". Immediatamente il nostro pensiero va a Rennes-Le-Chateau, al "Monte Fiorito" sopra il confessionale della chiesa di Sauniére, dove è scritto "Venite a me tutti voi che soffrite e io vi darò sollievo". Veramente incredibile, se poi pensiamo a quello che ancora il Serpente Rosso ci dice nel capitolo dedicato al segno zodiacale dello Scorpione: "E' il passaggio, ma egli stesso facendo il bene, come xxxxxxxx QUELLO della tomba fiorita...". Il riferimento è chiaro: si parla del Conte di Fleury, sepolto nel cimitero di Rennes-Les-Bains, in una tomba assai strana, della quale abbiamo ampiamente riferito nel nostro reportage dei viaggi a Rennes-Le-Chateau e dintorni. Sulla sua tomba infatti è scritto: "Qui giace colui che è passato facendo del bene". E guarda caso la sa tomba è perfettamente allineata in modo geografico proprio con il "Monte Fiorito" nella chiesa di Rennes-Le-Chateau. Febbrilmente prendiamo questi appunti, mentre sempre più luce filtra nella nostra mente. Il centro della stella di Salomone da noi tracciata corrisponde esattamente al centro dei sotterranei di Saint Sulpice. Quindi, questi sotterranei, visto anche l'alone di mistero e di segretezza, oltre che di sorveglianza quasi maniacale che circondano la chiesa, devono contenere un segreto enorme. Un vero e proprio Sancta Sanctorum? E cosa, o chi è o sono sepolti in questi sotterranei? Perché una parte dei sotterranei (molto più in profondità di quelli "ufficiali") sono assolutamente impenetrabili? E perché proprio il 17 gennaio, festa di Saint Sulpice, la chiesa rimane chiusa al pubblico? Pensiamo che le risposte siano a portata di mano, noi a qualcosa abbiamo pensato, ma preferiamo che siano i nostri gentili lettori a formulare le ipotesi più disparate. Noi dei riferimenti li abbiamo dati. Ma non finirà qui, perché quella chiesa sarà da noi esplorata ancora più a fondo, fino ad arrivare nelle sue viscere, in un modo o nell'altro. E abbiamo capito che il mistero di Rennes-Le-Chateau ha in Saint Sulpice la sua logica conclusione. O forse è soltanto l'inizio. Indagheremo ancora, la prossima puntata sui dipinti di Delacroix sempre a Saint Sulpice, e porteremo le altre scoperte all'attenzione di tutti i nostri lettori.


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